Claudio Tamburrino

Wikileaks, vacanza al confino

In Svizzera i nuovi server. Assange individuato a Londra. E il senatore Lieberman prepara un decreto destinato a intralciare il giornalismo in genere. Il sito delle soffiate Ŕ sotto scacco?

Roma - Amazon ha dichiarato che nella sua decisione di cacciare dai propri server Wikileaks non ha avuto alcun ruolo la pressione del Governo (che hanno il volto e il nome del Senatore Joseph Lieberman), né o numerosi attacchi DDoS subiti durante la settimana (e a cui, per altro, Wikileaks ha resistito)

Per giustificare la fine dell'ospitalità si è invece limitata a chiamare in causa la violazione dei termini di servizio dell'affitto dello spazio: Wikileaks non avrebbe detenuto tutti i diritti relativi ai documenti pubblicati la scorsa settimana. E non sarebbe stata mantenuta neanche la promessa di attento lavoro di redazione per evitare che delle vite fossero messe a repentaglio. Stesse motivazioni sono state addotte da un altro servizio di hosting che ha tolto ospitalità al sito, Tableau Software.

La prima accusa corrisponde teoricamente a realtà: i documenti pubblicati, in quanto sfuggiti ala segretezza, sono per definizione appartenenti ad altri (Washington). Tuttavia sugli atti redatti sul lavoro da ufficiali governativi non vi è alcun diritto d'autore: sono, cioè, teoricamente di tutti.
Meno precisa, poi, Amazon sull'altro punto: si accontenta di rilevare che "non è credibile che il volume straordinario di 250mila documenti classificati" possa essere stato accuratamente controllato da Wikileaks in modo da evitare danni a persone innocenti. Alcuni osservatori, tra cui EFF, non ci sono andati leggeri nel commentare la decisione di Amazon, in particolare perché, in quanto una sorta di editore, dovrebbe avere più considerazione per il Primo Emendamento della Costituzione USA.

Wikileaks.org è al momento pressoché irraggiungibile, e secondo l'organizzazione il servizio statunitense responsabile della gestione dei domini everydns.net,l'avrebbe "ucciso", avrebbe cioè provveduto a privarli del servizio DNS. La notizia è stata peraltro confermata da everyDNS, che l'ha giustificata parlando dei pericoli che i continui attacchi al sito rischiavano di causare a tutto il servizio e agli altri 500mila utenti. I suoi documenti, insomma, restano disponibili solo con alcuni mirror o puntando direttamente il suo numero indirizzo IP.

Sembra poi stringersi una corda inesorabile intorno al collo del sito di delazioni e del suo primo rappresentante, Julian Assange. Assange, che sarebbe stato individuato a Londra, continua ad essere ricercato dall'Interpol e le autorità britanniche sarebbero pronte a spiccare il mandato d'arresto.

Intanto si aprono discussioni sulla legalità dell'azione di Wikileaks: negli Stati Uniti basterebbe dimostrare l'utilità pubblica delle divulgazioni per giustificarle e questo potrebbe essere rappresentato dalla conoscenza della pressione della CIA sul Dipartimento di Stato per ottenere informazioni sui funzionari ONU - una violazione del diritto internazionale. I senatori Dianne Feinstein e Kit Bond, invece, vorrebbero processare per spionaggio sia Julian Assange,che tutti gli "altri possibili complici", parole che suonano pesanti come macigni e sembrano voler toccare tutti coloro che al sito sono stati vicini, programmatori inclusi.

Ancora più preoccupante la rabbiosa reazione del senatore Lieberman che, dopo la pressione su Amazon, ha depositato una proposta di legge, evocativamente chiamata SHIELD Act (Securing Human Intelligence and Enforcing Lawful Dissemination), che limiterebbe la libertà di stampa vietando la pubblicazione di fonti dell'intelligence degli Stati Uniti. Estendendo, in nome della sicurezza pubblica, alcuni disposizioni già presenti nella normativa sullo spionaggio (ma al momento limitate ai documenti criptati e a chi fa trapelare tali documenti) agli atti della diplomazia e alla loro pubblicazione. E che non riguarderà il comportamento di Wikileaks in sé (in quanto una legge negli Stati Uniti non può essere retroattiva), ma rischierebbe seriamente di coinvolgere il giornalismo in generale.

Wikileaks sembra, in ogni caso, ancora pronto a rispondere alle pressioni e agli attacchi: il problema dell'hosting è stato risolto rivolgendosi ad un altro server, dell'azienda franco-svizzera Bahnhof, e cambiando di conseguenza l'indirizzo in wikileaks.ch. Gli avvocati di Assange, intanto, continuano a sottolineare come il trattamento riservato al loro assistito, ricercato per molestie e violenze sessuali, sia speciale e denoti più che altro un marcato interesse di acciuffarlo da parte di un Governo.

Claudio Tamburrino
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