Alfonso Maruccia

Xbox moddate, accuse ritirate

Una causa di "modding non autorizzato" della console Microsoft si conclude con la dismissione delle accuse per evidenti errori procedurali. Gli avvocati volevano incastrare il "modder" con testimonianze mai presentate prima

Roma - Finisce bene, anzi benissimo l'avventura giudiziaria di Matthew Crippen, il "modder" di console Xbox 360 denunciato per aver violato il Digital Millennium Copyright Act (DMCA) e aver messo in commercio le unità modificate per leggere dischi pirata. Gli avvocati rappresentanti le autorità federali USA sono stati costretti a ritirare le accuse dopo aver commesso un madornale errore procedurale.

Per Crippen, la decisione dell'accusa di abbandonare il caso rappresenta la fine di un incubo cominciato nel 2009, e che sarebbe potuto finire anche molto peggio visto il diniego del giudice - risalente solo alla scorsa settimana - all'uso di qualsiasi strategia legale improntata sul "fair use".

Per le autorità federali si era insomma aperto un percorso tutto in discesa, ma l'entrata in gioco di Tony Rosario ha fatto deragliare l'intero processo in maniera inaspettata. Rosario, un agente "sotto copertura" della Entertainment Software Association, aveva incontrato Crippen nel 2008, assistendo all'utilizzo di un dischetto "pirata" a dimostrazione del successo della modifica appena applicata alla console Xbox 360.
Ma la testimonianza di Rosario non può essere accolta dalla corte, ha stabilito il giudice distrettuale Philip Gutierrez, perché non ne sapevano nulla né la corte suddetta né la difesa. Rosario si è inoltre reso protagonista di un comportamento illegale filmando di nascosto Crippen, ha deciso il giudice Gutierrez, e a poco conta la giustificazione dell'accusa sull'impossibilità di avvertire in tempo i legali della difesa in merito alla nuova prova da presentare al processo.

Il vice-procuratore Allen Chiu è stato infine costretto a ritirare le accuse contro il modder, libero di tornare alla sua vita di sempre e senza la spada di Damocle del carcere per aver eliminato tecnologie di protezione da una moderna macchina videoludica. Resta l'incertezza sulla difesa a base di fair use non accolta dal giudice, una decisione che potrebbe riservare spiacevoli sorprese in eventuali casi futuri inerenti lo stesso atto di circonvenzione dei sistemi DRM.

Alfonso Maruccia
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