Guido Scorza

Web TV: ordine, contrordine uguale disordine

di G. Scorza - Le dichiarazioni del Commissario AGCOM Mannoni spiazzano. In che acque sguazzeranno i "pesci piccoli"? Quali le sorti delle piattaforme che ospitano contenuti prodotti dagli utenti?

Roma - È una storia infinita quella relativa ai due regolamenti destinati a disciplinare l'attività delle web tv e web radio italiane, una storia che sembrava, finalmente, conclusa lo scorso 25 novembre, a seguito della notizia dell'avvenuta approvazione da parte del Consiglio AGCOM degli schemi dei due regolamenti. L'Autorità - stando agli scarni comunicati diffusi - aveva infatti deciso di tornare sui propri passi e di restringere sensibilmente l'ambito di applicazione della nuova disciplina ai soli soggetti che avessero superato la soglia dei 100mila euro di fatturato o di ricavi. Una buona notizia per le web tv e web radio più piccole anche se, forse, si sarebbe potuto essere ancora più "generosi" e fissare una soglia più alta.

A leggere, tuttavia, le dichiarazioni rilasciate ieri dal Commissario AGCOM Mannoni a Il Sole 24 ore, tempestivamente annotate e commentate da Stefano Quintarelli, tuttavia, bisogna purtroppo constatare che sull'intera vicenda continua ad esserci davvero tanta confusione e, soprattutto, continua a mancare completamente ogni volontà di semplificazione.
Ma andiamo con ordine.

Mannoni, innanzitutto, dice che il dibattito sull'argomento sarebbe stato gonfiato perché "nessuno ha mai pensato di regolamentare blog e popolo della rete, i pesci piccoli insomma". Sfortunatamente non è vero, e le due delibere AGCOM 258 e 259 del 2010, firmate proprio dallo stesso Mannoni, sono qui a confermarlo.
I due schemi di Regolamento originariamente approvati dall'AGCOM e posti in discussione nell'ambito della consultazione pubblica lanciata questa estate, non prevedevano, infatti, nessun limite dimensionale e, se approvati nella loro originaria formulazione, avrebbero comportato per tutti gli operatori - ivi inclusi i "pesci piccoli" di cui parla il Commissario Mannoni - una serie interminabile di insostenibili oneri economici e di formalità.
È tanto difficile ammettere che si stava prendendo un'umana cantonata e che grazie al dibattito in Rete e ad alcune opposizioni forti in seno allo stesso Consiglio AGCOM (il Commissario Nicola D'Angelo, originario relatore, ha rinunciato a tale incarico) si è scongiurato il rischio di sbagliare e si è fatto prevalere il buon senso?
Andiamo avanti.

Una delle poche certezze risultanti dalla lettura del Decreto Romani e dei citati schemi di Regolamento resi disponibili in sede di consultazione pubblica è stata, sin qui, la circostanza che YouTube e gli altri UGC operanti nel settore audiovisivo, sarebbero rimasti esclusi dall'ambito di applicabilità della nuova disciplina.
Tanta sicurezza discendeva dal tenore letterale delle definizioni contenute nel decreto Romani e pedissequamente riprese nei due originari schemi di regolamento, a norma delle quali "Non rientrano nella nozione di "servizio di media audiovisivo"...i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fine di condivisione o di scambio nell'ambito di comunità di interesse".
Mannoni, tuttavia, ieri, a Il Sole 24 ore, ha dichiarato: "Su questo non ci scommetterei perché i criteri di applicabilità delle nuove norme sono il controllo editoriale dei contenuti e insieme il loro sfruttamento economico, per esempio attraverso la pubblicità. YouTube opera una gerarchizzazione dei contenuti, anche se attraverso il suo algoritmo, quindi in maniera automatica, e questo può essere considerato controllo editoriale".
È un'affermazione che lascia perplessi nel metodo e nel merito.

Nel metodo perché gli schemi dei due regolamenti sono stati ormai approvati - almeno per quanto si sa, in assenza della loro pubblicazione sul sito dell'AGCOM - da oltre venti giorni. Mannoni li ha firmati e, dunque, da lui ci si attende una risposta di tipo "binario": la nuova regolamentazione si applica o non si applica agli user generated content?
L'incertezza del diritto, specie di questi tempi ed a proposito delle questioni della Rete, è già una costante senza bisogno di scomodare il mondo delle scommesse... Il "non ci scommetterei" del Commissario Mannoni va bene per uno pronostico calcistico o, piuttosto, per le sorti del Governo dopo il 14 dicembre, ma stride davvero in una circostanza come questa in cui si tratta di scegliere se rimanere in silenzio sino alla pubblicazione del testo del Regolamento in Gazzetta Ufficiale (ammesso che sia "normale" che nel 2010 occorra attendere oltre 20 giorni per leggere un provvedimento deliberato da un'Autorità indipendente) o, invece, fornire agli operatori risposte chiare ed inequivoche.

Quanto al merito, la dichiarazione del Commissario Mannoni è inquietante perché il Decreto Romani, intervenendo sul testo unico della fornitura dei servizi media audiovisivi, ha espressamente chiarito che chi si limita a distribuire contenuti generati da terzi non rientra nell'ambito di applicabilità della disciplina in questione. Che il fornitore di servizi UGC tragga o meno profitto dall'attività che svolge è, secondo la legge, circostanza assolutamente neutra. L'Autorità Garante ha rimesso in discussione tale principio? Lo ha fatto con due regolamenti ovvero con fonti secondarie? Si tratta di un profilo che potrebbe determinare addirittura l'illegittimità dei due regolamenti e sul quale, pertanto, è importante essere chiari.

Possibile che sia così difficile comprendere che le regole nella società dell'informazione non sono un orpello né un tema sul quale abbandonarsi a dotte speculazioni intellettuali ma hanno un'incidenza diretta, immediata e determinante su mercati che lavorano 24 ore su 24 e che hanno, ormai, una dimensione globale?
Il mercato online ed il mondo dell'informazione digitale hanno, oggi più che mai, bisogno di un quadro di regole certe e stabili senza il quale rischiamo, tutti, di perdere una grande occasione.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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