Luca Annunziata
lunedì 3 gennaio 2011

Pisanu, WiFi in libertà provvisoria

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il maxi-decreto di fine anno. Confermate tutte le più ottimistiche previsioni della vigilia. Restano in piedi le proposte di legge in Parlamento

Roma - Dal 29 dicembre 2010, in tempo per rispettare la promessa del ministro Maroni, il WiFi è stato liberato in Italia: restano in piedi alcune norme sulle autorizzazioni per chi fornisce connessione wireless come prodotto esclusivo della propria impresa, ma di fatto la legge italiana ora assomiglia molto più a quella presente (o assente) nella maggior parte d'Europa e Nordamerica.

Nella Gazzetta Ufficiale n.225 del 2010 si legge:
19. All'articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n.144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.155, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: "fino al 31 dicembre 2010, chiunque"
sono sostituite dalle seguenti: "fino al 31 dicembre 2011, chiunque, quale attività principale,";
Ovvero: come da alcune anticipazioni, tutti coloro che non svolgono preminentemente l'attività di fornitura di connessione (bar, ristoranti, hotel, esercizi pubblici che decidono di fornire una WiFi ai propri clienti come benefit) non rientrano in questa categoria e possono liberamente installare un access point pubblico senza alcuna comunicazione o autorizzazione dalla Questura. Restano invece in vigore, almeno fino a fine 2011, le procedure di comunicazione (con successiva licenza concessa entro 60 giorni) per coloro che decidano di avviare un'attività il cui scopo principale è la fornitura di connettività: call center, internet point ecc.

Inoltre, il successivo punto recita:
b) i commi 4 e 5 sono abrogati.
In pratica, in un colpo vengono cancellate le tafazziane norme che avevano fin qui costretto esercenti e cittadini a illogiche e poco pratiche raccolte di fotocopie di carta di identità, incomprensibili per i turisti stranieri di passaggio nel Belpaese:
4. (...) nonché le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.
Cosa accade dunque da oggi? Un qualunque pubblico esercizio (bar, ristoranti e hotel in primis) potrà dotarsi di una rete WiFi dall'accesso molto più semplice che in passato: i locali adibiti alla ristorazione si limiteranno con tutta probabilità a tenere aperta una rete wireless per i propri avventori, mentre gli hotel opteranno quasi sicuramente per meccanismi di fatturazione analoghi a quelli presenti in molti alberghi all'estero (legati al numero della stanza). Per loro non sussiste alcun obbligo di comunicare l'avvio dell'attività o di schedare i naviganti: ma, diritto alla mano, dovrebbero sussistere gli obblighi (spesso disattesi) previsti dalla licenza generale di operatore di telecomunicazioni. Obblighi facilmente scavalcabili rivolgendosi a un fornitore terzo per il servizio.Sul piatto, infine, restano la proposta di legge depositata a dicembre in Parlamento, nonché il passaggio obbligato di conversione del decreto in legge: sarà quello il reale terreno di prova per saggiare quanto la libertà provvisoria acquisita dal WiFi sarà longeva. All'epoca del primo annuncio, il ministro Maroni aveva lasciato intendere che nuove regole sarebbero state varate per l'identificazione dei naviganti, e in seguito aveva ribadito la ferma intenzione di dotare le Forze dell'Ordine di strumenti appositi per controlli legati al contrasto alla criminalità.

Lo scenario più plausibile vede la nascita di norme analoghe a quelle per le intercettazioni telefoniche, ovvero la possibilità per gli inquirenti di ordinare (dietro autorizzazione di un giudice) il tracciamento del traffico su specifiche reti o utenze. Non è escluso, come paventato da alcune dichiarazioni, che la sempre rinviata (anche quest'anno) carta d'identità elettronica possa fungere da meccanismo di identificazione, o in alternativa si possa optare per la fornitura del numero di cellulare a cui ricevere la password di accesso via SMS. L'auspicio è comunque che questa liberalizzazione promuova la diffusione e la concorrenza in questo settore.

Luca Annunziata
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39 Commenti alla Notizia Pisanu, WiFi in libertà provvisoria
Ordina
  • Positivo il fatto che non sia più necessario fotocopiare documenti &C. Per quanto riguarda la tutela del fornitore dell'HotSpot: il router <deve> necessariamente tenere un canale (con indirizzo 192.168.xxx.xxx) per ogni connessione. Se si va a vedere la lista DHCP dei client connessi, si vede anche la "targa" della scheda di rete (MAC) di ogni dispositivo collegato, E tale MAC è unico... basta quindi registrare il log delle connessioni, con relativi MAC (molti router sono già in grado di farlo da soli), per poter documentare che NON è stato il barista con il suo PC ad organizzare l'attentato alle torri gemelle: SENZA fotocopie, SENZA identificazioni persona per persona... E per limitare l'accesso ai non clienti del bar o equivalente, una buona password (magari generata giornalmente) - così chi "vede" la rete dall'esterno non può intrufolarsi e la rete rispetta il "solo nella proprietà privata" visto che le onde radio non sono a conoscenza dei mappali catastali.
  • quel che mi domando e' se noi utenti possiamo metter fuori dalla finestra un hot spot per comunicare con il quartiere? ad esempio se un quartiere isolato si mette daccordo a comprare un server e mettere a disposizione un hot spot limitato al wifi casalingo puo' farlo ? senza registrarsi?
  • Un'altra norma castrante di cui si sono scordati è quella schifezza del Codice delle comunicazioni elettroniche, partorito nel 2003 da Mastro Gasparri in arte "Geppetto":

    http://www.altalex.com/index.php?idnot=6497

    art. 99, comma 5.
    In breve: serve l'autorizzazione generale (con la connessa burocrazia), per inviare segnali wi-fi o affini fuori dalla proprietà privata ...
    E' libera solo l'attività _all'interno_ del tuo fondo.
    non+autenticato
  • Credo sia il tempo di una nuova agenda digitale, ce ne è il bisogno, oggi ne parla anche il blog di Casini, che la politica (Casini per primo) si svegli:
    http://www.pierferdinandocasini.it/2011/01/04/unag.../
    non+autenticato
  • cioè, vediamo se ho capito, ora posso offrire nel mio locale il wi-fi libero, approntare la struttura sostenere i costi....e poi le regole saranno riscritte e si vedrà?
    no no no questo è uno dei motivi x cui non ci sono investimenti stranieri in italia.... non ci sono mai regole certe, non si può calcolare il ritorno di un investimento... no grazie
    non+autenticato
  • - Scritto da: Antonio Serino
    > cioè, vediamo se ho capito, ora posso offrire nel
    > mio locale il wi-fi libero, approntare la
    > struttura sostenere i costi....e poi le regole
    > saranno riscritte e si
    > vedrà?
    > no no no questo è uno dei motivi x cui non ci
    > sono investimenti stranieri in italia.... non ci
    > sono mai regole certe, non si può calcolare il
    > ritorno di un investimento... no
    > grazie

    30 euro di router ? te lo ripaghi in una settimana se metti un bel cartello sulla porta del locale con scritto "Qui WI-FI gratis e libero" ti crei una zona "Wi-Fi Area" con consumazione minima obbligatoria, spari 1.20 per il caffè al tavolo nella Wi-Fi Area, ti bastano 30 caffe e ti sei ripagato il router (dato che non ti costano piu di 20 centesimi)
    non+autenticato
  • E da un pò di tempo che stò seguendo il discorso di wifi pubblico e tutto quello che ruota intorno al decreto Pisanu, ora mi rivolgo a voi se possibile per un aiuto perchè non riesco a capire in che tipologia di servizio potermi inserire. Il mio problema e magari anche di qualcun'altro è il seguente, io ho una piccola assistenza informatica nella quale vorrei inserire un piccolo Internet Point composto da due sole postazioni e la possibilità di effettuare anche stampe magari in diversi formati, quindi questa non sarebbe la prevalente attività inquanto io fornisco assistenza e in più avrei solo due postazioni ovviamente la navigazione sarebbe a pagamento. Come devo comportarmi in questo caso?
    Certo della Vostra cortesia resto in attesa di un Vostro riscontro.
    Grazie mille.
  • - Scritto da: rfassistenza
    > Come devo comportarmi in questo
    > caso?
    >

    Brucia il negozio e fatti pagare dall'assicurazione.
    non+autenticato
  • - Scritto da: rfassistenza
    > E da un pò di tempo che stò seguendo il discorso
    > di wifi pubblico e tutto quello che ruota intorno
    > al decreto Pisanu, ora mi rivolgo a voi se
    > possibile per un aiuto perchè non riesco a capire
    > in che tipologia di servizio potermi inserire. Il
    > mio problema e magari anche di qualcun'altro è il
    > seguente, io ho una piccola assistenza
    > informatica nella quale vorrei inserire un
    > piccolo Internet Point composto da due sole
    > postazioni e la possibilità di effettuare anche
    > stampe magari in diversi formati, quindi questa
    > non sarebbe la prevalente attività inquanto io
    > fornisco assistenza e in più avrei solo due
    > postazioni ovviamente la navigazione sarebbe a
    > pagamento. Come devo comportarmi in questo
    > caso?
    > Certo della Vostra cortesia resto in attesa di un
    > Vostro
    > riscontro.
    > Grazie mille.

    Vuoi fornire "ovviamente a pagamento" qualcosa che chiunque può trovare gratis ?
    Auguri per il tuo business!

    Se vuoi fare pagare qualcosa devi fornire un valore aggiunto. Le stampe ? si buona idea, quelle te le puoi fare pagare. Ma devi fornire un servizio concorrenziale con gli altri. Vuoi improntare la cosa sul centro di stampa ? bene. fornisci qualcosa che l'utente non trova in edicola o con la stampante da 30 euro che trova al carefour in offerta. Stampe fotografiche, formati A3 ecc..
    non+autenticato
  • > Se vuoi fare pagare qualcosa devi fornire un
    > valore aggiunto. Le stampe ? si buona idea,
    > quelle te le puoi fare pagare. Ma devi fornire un
    > servizio concorrenziale con gli altri. Vuoi
    > improntare la cosa sul centro di stampa ? bene.
    > fornisci qualcosa che l'utente non trova in
    > edicola o con la stampante da 30 euro che trova
    > al carefour in offerta. Stampe fotografiche,
    > formati A3
    > ecc..

    io credo che il nostro amico non ti stesse chiedendo opinioni personali circa il suo business, quanto una consulenza circa l'attuale legge.
    Io credo che già se offri delle postazioni (con computer tuoi) a pagamento, anche il la tua attività è prevalentemente quella di assistenza tecnica, ti configuri come una specie di internet point. Quindi (sempre secondo me) dovrai attenerti alle normative sugli internet point, che dall'articolo sembrerebbero essersi molto alleggerite rispetto agli scorsi anni.
    Per quanto riguarda il business in se, offrire un servizio aggiuntivo non può che fare bene, specialmente se hai spazio a sufficienza. Il successo di questa operazione credo sia legato un po' alla qualità/prezzo del tuo servizio, ma soprattutto alle caratteristiche socio/demografiche della tua zona. Se il tuo negozio è situato in una zona in cui c'è ancora gente senza il computer o la connessione (cosa non troppo rara al sud e nei paesi) potrai perfino farti una clientela "abituale". Se no avrai (se la avrai) una clientela sporadica. Se la tua è zona universitaria, poi, tanto meglio. Gli studenti hanno sempre bisogno di stampanti. Basta che il tuo servizio costi meno (o quanto) quello delle copisterie.
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