Mauro Vecchio

Wikileaks, Assange torna in aula

Fissata una nuova udienza, in attesa di capire se ci sarà o meno l'estradizione in Svezia. Gli attivisti intorno al sito delle soffiate temono per la vita del founder che intanto parla di perdite settimanali per circa 620mila dollari

Roma - Una nuova udienza, fissata per questa mattina a Londra nell'ormai arcinoto caso che ha coinvolto il founder di Wikileaks Julian Paul Assange. Il giudice britannico tornerà sulle richieste d'estradizione da parte del governo svedese, più volte contestate dai legali del 39enne di origini australiane.

Assange rimarrà comunque in terra britannica, dal momento che un'udienza più lunga e approfondita verrà fissata per il prossimo mese di febbraio. Assange è tornato a negare ogni accusa nei suoi confronti, in specie quelle di molestie sessuali nei confronti di due donne in Svezia.

Il founder di Wikileaks teme per la sua stessa incolumità, attaccato personalmente dai fronti più svariati. Un sito web - chiamato peopleokwithmurderingassange.com - ha raccolto una serie di pubbliche dichiarazioni per mostrare agli utenti tutto l'astio nei confronti di Julian Assange.
Astio maturato soprattutto nella fazione conservatrice statunitense. Il blogger politico John Hawkins ha parlato di Assange come di un uomo privo di diritti costituzionali. Non ci sarebbe alcun motivo per cui i servizi segreti a stelle e strisce debbano essere obbligati a lasciarlo in vita.

Che Assange sia ormai diventato uno strumento retorico nelle mani di una certa fazione politica è cosa ormai nota. Mark Stephens, legale del founder, ha recentemente condannato l'operato del Department of Justice (DoJ), soprattutto per aver chiesto a Twitter di consegnare informazioni personali su vari account.

La sensazione degli attivisti intorno a Wikileaks è che le forze di governo statunitensi stiano agendo più nel segno della violenza che dell'effettiva legalità. Un articolo del Los Angeles Times ha parlato di condizioni non umane in cui verserebbe l'ex-militare Bradley Manning, attualmente detenuto a Quantico, in Virginia.

Mentre Wikileaks pare a rischio chiusura, come sottolineato in un'intervista dallo stesso Julian Assange. La guerra legale costerebbe ormai troppo al sito delle soffiate, in perdita di circa 620mila dollari alla settimana. Già Visa, Mastercard e PayPal avevano tagliato i ponti tra i donatori e il sito.

In attesa di capire meglio i futuri scenari intorno a Wikileaks, è tornato alla ribalta delle cronache un caso che aveva offerto la primissima fama al sito alcuni anni fa. Il caso del banchiere svizzero Rudolf Elmer, che aveva consegnato al sito delle soffiate una serie di documenti sulle attività del gruppo Julius Baer.

Elmer verrà ora processato a Zurigo, rischiando fino a tre anni di carcere per aver violato le leggi locali sulla segretezza dei dati finanziari. Un giudice aveva ordinato all'host Dynadot di rimuovere i record DNS di Wikileaks dai propri server, ma il sito delle soffiate era rimasto ancora in piedi.

Mauro Vecchio
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