Alfonso Maruccia

Bing: quella toolbar non è autorizzata

Microsoft interrompe la partnership con un sito web colpevole di modificare le impostazioni del browser. Di mezzo ci finisce anche Facebook, che comunque nega ogni coinvolgimento

Roma - Il ritorno delle toolbar fedifraghe - o quantomeno dal comportamento poco corretto ancorché perfettamente legittimo - passa per il sito "Make-My-Baby.com", una dot.com apparentemente in affari con Microsoft. Visitando il suddetto sito web, l'utente veniva invitato a installare un tool che andava ad agire sulla configurazione del browser web, modificando la homepage e sostituendola con Bing - il motore di ricerca di Redmond.

La modifica della pagina home è prevista dall'installazione della toolbar ma non viene indicata esplicitamente se non nei termini del contratto d'uso. Il comportamento scorretto dell'affiliato Microsoft è stato scoperto dall'ingegnere del software di Google Matt Cutts, e il fatto ha raggiunto dimensioni critiche quando un rapporto di eMarketer ha classificato lo sconosciuto Make-My-Baby come il terzo maggiore inserzionista su Facebook.

Con 1,5 miliardi di ads acquistate nel terzo trimestre dell'anno, specula Cutts, chissà quanti utenti hanno installato la toobar - trovandosi davanti a una homepage modificata senza avere la benché minima intenzione di adottare Bing di propria spontanea volontà.
La piega che stava prendendo la faccenda non è piaciuta a Microsoft, che ha denunciato il "mancato rispetto" delle linee guida dei programmi di affiliazione da parte di Make-My-Baby e la conseguente decisione di cancellare la partnership con il "publisher".

In quanto alle dimensioni del business della dot.com e le presunte inserzioni vendute su Facebook, infine, si tratterebbe in entrambe i casi di fatti non veri: il social network conferma che Make-My-Baby non è il suo terzo maggiore inserzionista, anzi non è nemmeno un suo inserzionista.

Alfonso Maruccia
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