Mauro Vecchio

La Baia e la vecchia guardia del P2P

Uno studio sui comportamenti di migliaia di torrentisti. Gli utenti più attivi su Mininova e The Pirate Bay sarebbero circa cento, mossi da scopi meramente economici. Cosa accadrebbe se questi decidessero di non condividere più?

La Baia e la vecchia guardia del P2PRoma - Un viaggio tra i flutti del torrentismo, alla ricerca di quegli utenti più attivi nella condivisione di contenuti su larga scala. Un'analisi dettagliata, recentemente presentata da un gruppo di accademici spagnoli nel corso della sesta edizione dell'International Conference on emerging Networking Experiments and Technologies (CoNEXT) tenutasi alla Drexel University di Philadelphia.

Uno studio partito dai numeri: 55mila file individuati su due tra le più famose piattaforme del P2P, Mininova e The Pirate Bay. Migliaia gli utenti analizzati dai ricercatori dell'Università Carlos III di Madrid, che hanno sfruttato milioni di indirizzi IP nel tentativo di procedere ad una sorta di profilazione del file sharing. Cercando soprattutto di capire quali siano le motivazioni cruciali alle spalle di un'attività come la violazione di massa del copyright.

E gli accademici di Madrid sembrano aver trovato almeno due risposte a questo interrogativo. Ovvero due diversi profili, osservati sulla base di altri numeri statistici. Circa il 66 per cento dei contenuti illeciti presenti su Mininova e The Pirate Bay sarebbe stati caricati da una piccola comunità di circa cento utenti, materiale che rappresenta il 75 per cento del totale dei download. In pratica, il successo dei canali BitTorrent sarebbe da imputare ad una sorta di vecchia guardia del P2P.
Questo nucleo potrebbe dunque essere suddiviso in almeno due categorie, basate appunto sulle motivazioni a guida degli utenti. I cosiddetti fake publisher affollerebbero i marosi del torrentismo per bloccare le stesse attività illecite, magari rappresentati da membri dell'industria intenzionati a diffondere software malevolo. Secondo i dati dello studio, il 25 per cento dei download su The Pirate Bay porterebbe all'apertura di un file fasullo.

L'altra categoria sarebbe invece rappresentata dai cosiddetti top publisher, una ristretta cerchia di utenti molto attivi per fini meramente economici. Il loro obiettivo primario resterebbe il guadagno, ottenuto dalla pubblicità online o - in misura minore - da eventuali sottoscrizioni premium per ottenere velocità di download più elevate. Lo studio spagnolo ha quindi sottolineato come questo gruppo di netizen sia quantificabile intorno alle cento unità.

Qui le conclusioni della ricerca, sostanzialmente trasformatesi in un'ulteriore domanda. Cosa accadrebbe se questo stesso gruppo di utenti perdesse interesse in attività come quelle legate ai canali BitTorrent? Se i profitti provenienti dalla pubblicità diminuissero di colpo? La Baia inizierebbe a svuotarsi, privata dei suoi pirati più avventurosi. Lo stesso P2P tornerebbe ad una dimensione underground, cavalcato solo ed esclusivamente da nostalgici della condivisione gratuita.

Mauro Vecchio
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119 Commenti alla Notizia La Baia e la vecchia guardia del P2P
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  • Ragazzi, ma di quale pianeta state parlando?

    Accedete ad un computer qualsiasi, di chiunque e guardate se non ha il mulo e almeno un altro sistema di p2p filesharing.

    Ci sono ambienti di sharing che non hanno mai perso lo smalto, pur non avendo mai avuto numeri mostruosi.

    C'è gente che compra un computer per farsi la tesi... e altri solo ed esclusivamente per masterizzare e scaricare.

    Non sanno altro, non sanno usare i programmi, ma sanno tutto quello che gli serve per far funzionare a dovere il p2p, compresi i contratti giusti con le compagnie giuste.

    "nostalgici" ?
    non+autenticato
  • http://www.creativecommons.it/Licenze

    Rispondendo ad alcuni post e vedendo i vari pensieri, ho notato che le licenze Creative Commons sono completamente sconosciute.
    Se guardate le varie tipologie di licenze del link (che non si escludono a vicenda), scoprirete che Creative Commons non implica gratuito (per la precisione è l'autore a decidere il livello di libertà).

    L'unica cosa che non puoi imporre, mentre con il diritto d'autore puoi, è il divieto di scambio privato dell'opera.

    Ad alcuni di voi, confusi dal sistema attuale, verrebbe da pensare che con lo scambio privato libero non puoi fare soldi. Non è così: sono le Major a non poter fare soldi, non gli artisti.
    Se una tua canzone diventa famosa ed hai scelto la licenza "Attribuzione - Non commerciale", chi vuole riprodurre al pubblico (pubblicità, discoteche, radio, pub...) deve pagare e scendere ad accordi con te (e non con la tua casa discografica).

    Se è vero che di 99 centesimi di un brano su iTunes, tu ne prendi 10, la casa discografica 55 e Apple 34 e che queste percentuali sono stime approssimative di quanto un autore spetta in generale del prezzo di una sua opera, siete proprio sicuri che il copyright convenga all'autore?

    Ultima domanda, siete proprio sicuri, dopo aver compreso il significato di creative commons, che il copyright debba esistere nella sua formulazione attuale?

    Bhè spero di aver chiarito le idee a qualcuno, perché sono sicuro che tanti non riusciranno a capire.
    non+autenticato
  • L'altra categoria sarebbe invece rappresentata dai cosiddetti top publisher, una ristretta cerchia di utenti molto attivi per fini meramente economici. Il loro obiettivo primario resterebbe il guadagno, ottenuto dalla pubblicità online o - in misura minore - da eventuali sottoscrizioni premium per ottenere velocità di download più elevate. Lo studio spagnolo ha quindi sottolineato come questo gruppo di netizen sia quantificabile intorno alle cento unità.

    1) Quindi chi carica i file su Pirate Bay et similia sono gli stessi proprietari del dominio che ricavano denaro dalla pubblicità sul sito? Mi pare una fesseria.

    2) Sottoscrizioni premium per ottenere velocità di download più elevate?! Ma non stiamo parlando di trasferimenti via torrent?

    Mah...
    Enok
    245
  • Che fesseria di indagine.
    Che ci siano interessi o meno a chi importa?
    non+autenticato
  • Come da oggetto, se non ci fosse il p2p, il mercato della banda larga che fine farebbe?
    Cosa motiva il fatto di avere 10Mbit di adsl se non unicamente per scaricare video o audio dalla rete?
    Sarebbero ben pochi, solo qualche professionista ad averla, per visionare bene il web bastano 128k di banda, quindi chi sono questi che offrono i contenuti e perchè?
    Sono le compagnie che guadagnano con questo, è come la religione, ti racconta di un Dio cattivo e vendicativo in modo che essa ti possa proteggere dai tuoi errori, in realtà ti sta solo sfruttando.
    Il mercato dei dvd vergini crollerebbe come quasi tutto quello basato sull'audio/video e telefonia, chi se ne fregherebbe di masterizare un prodotto di cui possiede l'originale?
    A chi interesserebbe avere banda se guardasse solo due siti statici?
    E' tutto collegato, dietro le majors e le compagnie telefoniche ci sono le stesse persone danno 10 in regalo da una parte per ricevere 100 di guadagno dall'altra, facendovi pure sentire in colpa del 10 che avete avuto in regalo, per vedere un puzzle bisogna allontanarsi abbastanza da una tessera per scoprire che è collegata ad altre, questo per ottenere la visione totale e carpirne il significato.
    imho
    non+autenticato
  • Secondo me non ti ricordi la velocità quando 'erano i 128K...

    Forse dimentichi anche il multiplayer, Social Network, servizi del calibro di Youtube, ecc...
    non+autenticato
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