Mauro Vecchio

Di poking, soffiate e libertà

Julian Assange e Mark Zuckeberg in due diversi programmi sul piccolo schermo statunitense. Il primo parla delle aspre difficoltà che sta affrontando Wikileaks. Il secondo si autoproclama inventore del poke

Roma - Sono apparsi entrambi sul piccolo schermo, due delle personalità più discusse e chiacchierate dell'anno appena trascorso. Mark persona dell'anno Zuckerberg e Julian Paul Assange, l'ormai arcinoto founder del tanto temuto sito delle soffiate Wikileaks. Il multimiliardario CEO del colossale social network Facebook e uno degli uomini più richiesti dal governo degli Stati Uniti, attualmente in attesa di una nuova chiamata processuale in terra britannica.

Intervenuto nel corso del programma CBS 60 Minutes, Julian Assange ha parlato a ruota libera delle sorti attuali e future di Wikileaks. Sulla possibilità paventata che il sito delle soffiate conduca attività a dir poco antiamericane. "Affatto - ha risposto prontamente Assange - i nostri valori fondanti sono gli stessi portati dalla rivoluzione negli Stati Uniti. Gli stessi di persone come Jefferson e Madison".

Il founder ha sottolineato come molti cittadini statunitensi siano attualmente impegnati sul fronte delle soffiate online, attivi strenuamente nella pubblicazione di materiale d'importanza cruciale. "Non si può rifiutare un documento solo perché proviene dagli Stati Uniti", ha aggiunto Assange. Wikileaks avrebbe sempre agito nel rispetto delle regole, operando esattamente come un editore o un grande quotidiano.

Dall'altro lato dello schermo, quella che è stata votata dalla rivista TIME come la persona dell'anno 2010. Mark Zuckerberg ha fatto finalmente la conoscenza del suo alter ego di celluloide, l'attore Jesse Eisenberg. Il protagonista del film The Social Network ha forse finto imbarazzo, scherzosamente accusato dal CEO di essere un nerd. "Io sono l'inventore del poking", ha commentato sornione Mark.



Il tutto, mentre Assange ha sottolineato come in cinquant'anni di storia statunitense nessuno sia mai stato perseguitato per aver commesso un reato di spionaggio a mezzo sito o quotidiano. Le regole sarebbero ormai state fissate dalle autorità a stelle e strisce, in barba ai principi del Primo Emendamento. Gli attivisti della stampa - secondo la definizione di Assange - dovranno rimanere liberi, sempre incoraggiati alla pubblicazione della verità.

Quella stessa verità che ha confessato Zuckerberg, interrogato da Eisenberg sul suo livello di gradimento del film di David Fincher. "Interessante", ha risposto sibillino il CEO. I due si sono poi dati il cinque, tra le risate generali. Assange ha poi spiegato che il futuro di Wikileaks dipenderà dall'eventuale sopravvivenza agli ultimi leak che hanno fatto deflagrare le relazioni internazionali di mezzo mondo.



Mauro Vecchio
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