Mauro Vecchio

Rojadirecta, la cerrada del copyright

Sequestrato il dominio .org del popolare sito di linking allo streaming dei principali eventi sportivi. Nessuna comunicazione dagli Stati Uniti ai vertici della piattaforma iberica, già assolta due volte in terra spagnola

Roma - Non avrebbero ricevuto alcuna notifica: i vertici di Rojadirecta - popolare piattaforma spagnola specializzata in attività di linking allo streaming dei principali eventi sportivi - hanno potuto solo assistere impotenti alla rimozione coatta ordinata dalle autorità statunitensi.

Una chiusura improvvisa, stabilita dal Department of Justice (DoJ) nell'ambito di quella che è stata soprannominata Operation In Our Sites. Strategie di rimozione di massa di tutti quei siti accusati di violazione del copyright, sequestrati dal governo statunitense senza l'autorizzazione di un giudice competente.

Il dominio Rojadirecta.org - almeno quello gestito da un servizio di hosting statunitense - è stato dunque sequestrato dal DoJ, a meno di una settimana dall'inizio del Superbowl. Insieme al sito iberico sono stati chiusi i domini di Channelsurfing.net, Atdhe.net, Firstrow.net e Ilemi.com, tutti legati a contenuti sportivi condivisi online a mezzo link.
Il governo statunitense ha praticamente ignorato una doppia sentenza emessa in terra iberica: una corte d'appello di Madrid aveva infatti dipinto il sito come un semplice aggregatore di link. Tale attività non sarebbe da condannare come una violazione diretta del copyright, come già sottolineato in passato da un giudice spagnolo.

Le proteste dei vertici di Rojadirecta si sono concentrate proprio su questa doppia sentenza favorevole. L'unico collegamento tra il sito e gli Stati Uniti risiederebbe in una società di hosting che rifornisce di connettività il dominio .org. La piattaforma di linking è attualmente raggiungibile agli indirizzi .es,.com e .me.

Proseguiranno intanto i dubbi sulla prossima implementazione del famigerato Combating Online Infringement and Counterfeits Act (COICA), che prevederà sanzioni civili e penali sia per il gestore di uno spazio online che per il responsabile del relativo dominio. I casi di chiusura senza preavviso si sono susseguiti nel corso degli ultimi mesi.

Mauro Vecchio
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