Claudio Tamburrino

Romani, rabbia contro le telco

L'iniziativa Agenda Digitale fa infuriare il Ministro dello Sviluppo Economico: tradito proprio da coloro che siedono al suo Tavolo

Roma - L'appello Agenda Digitale firmato anche dai vertici delle telco italiane, e volto a chiedere proposte concrete entro 100 giorni al Governo sul tema del digital divide, non è affatto piaciuta al ministro Paolo Romani.

Il titolare del Ministero dello sviluppo economico rinfaccia ai firmatari la contraddizione delle richieste rispetto alle iniziativi portate avanti, e in particolare il fatto che molti di loro ne sono testimoni diretti, siedendo al Tavolo Romani sulle infrastrutture per la Banda Larga.

Secondo le indiscrezioni Romani sarebbe andato su tutte le furie: l'iniziativa, avanzata dalle pagine del Corriere della Sera, "Diamo all'Italia una strategia digitale" accoglie tra i 104 sostenitori i numeri uno delle principali aziende tlc, Franco Bernabè (Telecom Italia), Paolo Bertoluzzo (Vodafone), Luigi Gubitosi (Wind), Stefano Parisi (Fastweb), Corrado Sciolla (BT Italia).
Accanto a questi ci sono anche importanti aziende ICT: tra gli altri Cesare Avenia (Ericsson), David Bevilacqua (Cisco), Maria Elena Cappello (Nokia Siemens Networks) e Umberto De Julio (Italtel). Nicola Ciniero di IBM e Pietro Scott Jovane di Microsoft.

Con l'appello chiedono "un impegno concreto" da parte della politica che si traduca "nella presentazione, entro 100 giorni, di proposte organiche per un'Agenda digitale per l'Italia". Eppure, gli contesta Romani, siedono al contempo al Tavolo di trattative da lui stesso voluto.

"Da circa due anni siamo impegnati nell'attuazione di un Piano che, finora, ha consentito una significativa riduzione del gap di connettività. A inizio 2009 i cittadini sotto digital divide erano circa il 13 per cento della popolazione. Oggi, grazie all'impegno del Governo, delle Regioni, e degli operatori mobili, sono scesi all'8,5" scrive Romani in una lettera indirizzata all'istituto per la competitività I-com, difendendo quanto fatto dal Governo: "Entro il prossimo giugno saranno invece aperti altri 1.000 cantieri, confermando la nostra volontà di azzerare il divario digitale entro il 2013".

Impegni che sembrano ancora non avere effetti sul presente o quanto meno - evidentemente - non rassicurare gli attori del settore che vedono una situazione meno rosea: come d'altronde è stata fotografata in più occasioni da vari studi.

Claudio Tamburrino
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