massimo mantellini

Contrappunti/ Lo Zeitgeist del search

di M. Mantellini - Google punta sul tempo reale, e non è solo in questa corsa. Ma siamo davvero sicuri che sia più importante l'ultima notizia della prima?

Contrappunti/ Lo Zeitgeist del searchRoma - Qualche giorno fa, nella sede di Yahoo! a Milano, siamo finiti a chiacchierare della stranezza delle chiavi di ricerca immesse dagli utenti nei motori. Molte persone, come è noto, usano la form dei motori come strumento rapido per raggiungere pagine web conosciute: per esempio, un numero considerevole di persone, per accedere a Facebook, scrive "facebook" nella form di Google. E non hai idea - mi diceva sorridendo il responsabile italiano delle ricerche di Yahoo! - di quanta gente cerchi "yahoo" dentro Yahoo!. Fuori dalle facili valutazioni sulla ampia variabilità delle competenze informatiche degli utenti della Rete, questi comportamenti raccontano abbastanza chiaramente quanto i "segnalibri" dei browser web siano strumenti che, per lo meno nella navigazione elementare di molti, siano rapidamente invecchiati con gli anni.

I motori di ricerca sono da tempo al centro delle nostra esperienza di navigazione, per questa ragione i temi che riguardano le loro funzionalità interessano non solo i professionisti del posizionamento, gli spammer o le singole aziende che cercano maggior visibilità, ma fanno anche parte di una discussione culturale che interessa ognuno di noi. Per esempio, quando certa stampa in Italia desidera mettere Google in cattiva luce lo fa insinuando che i risultati del motore non siano "giusti", che Google abbia sfavorito questo o quel sito o, peggio, che i risultati delle nostre ricerche siano mediati da una contrattazione economica non dichiarata.

Così, quando qualche settimana fa Google ha reso disponibile un plugin per Chrome, attraverso il quale personalizzare le proprie ricerche eliminando dalla lista dei risultati ottenuti i siti che riteniamo non utili, da un lato il singolo utente si è trovato fra le mani uno strumento per migliorare la propria esperienza di ricerca (io, per esempio, detesto da sempre trovare in cima ai risultati per un prodotto commerciale la lunga lista dei tanti comparatori di prezzo, e li ho immediatamente eliminati senza remore dai miei risultati); dall'altro, il fatto che il plugin trasmetta a Google i risultati delle nostre scelta ha subito suggerito tecniche complottiste ai danni dell'algoritmo stesso. Cosa succederebbe se gruppi di utenti prezzolati segnalassero tutti come "fastidioso" il sito dell'odiata concorrenza?
La sola esistenza di simili discussioni spiega la attuale centralità dei motori di ricerca: da questo punto vista il fatto che la stragrande maggioranza degli utenti mondiali della Rete utilizzi lo stesso motore non è una buona cosa, e complica ed amplifica discussioni e sospetti.

In attesa che la versione USA di Bing approdi anche da questa parte dell'oceano, c'è un altro aspetto significativo nella evoluzione dei motori di ricerca in questi ultimi anni ed è l'ossessione per il tempo reale. I risultati della SERP di Google sono ormai quasi istantanei, e se questo da un lato svela una sotterranea presunta competizione con i feed testuali in rapido aggiornamento come quello di Twitter (che negli anni si è nettamente spostato da strumento di rete sociale verso una più chiara funzione informativa), dall'altro orienta l'essenza stessa del motore, riducendone le caratteristiche classiche di indice ragionato della biblioteca universale di Internet.

Google oggi assomiglia molto di più ad un quotidiano che non ad una enciclopedia, lo sforzo di indicizzazione insegue più l'aggiornamento delle notizie che non l'analisi semantica delle ricerche. Nello stesso tempo un terzo degli utenti di news giunge ai siti dei grandi editori (gli stessi editori che non perdono occasione da qualche anno per gridare contro il motore di ricerca cattivo) proprio dalla form di ricerca di Google, e questo certamente in parte dà ragione alle scelte di Mountain View dove comunque, silenziosamente, si devono essere accorti del problema, visto che da qualche tempo dalla homepage del motore è possibile selezionare direttamente l'intervallo temporale delle ricerche.

Tuttavia il tempo reale spegne il proprio valore informativo nell'arco del poco tempo che sostituisce una notizia con un'altra, mentre una simile prevalenza cronologica delle notizie resta poi cristallizzata nei risultati dei motori. E questo dal mio punto di vista riduce la capacità dell'algoritmo di Google di restituire senso compiuto e ragionato alle ricerche. Se escludiamo le voci di Wikipedia, che da sempre emergono nelle ricerche con nettezza, Google sembra sempre meno in grado di gestire la biblioteca del sapere partendo da una visione d'insieme.

Per fare un esempio di quanto vi sto dicendo provate a cercare Mike Bongiorno su Google e osservate i primi 100 risultati. Nella stragrande maggioranza dei casi riguardano o il recente furto della salma o notizie riferite ai giorni della sua morte (nel 2009). Nelle prime cento pagine rilevanti su Mike Bongiorno la "fenomenologia di Mike Bongiorno" di Umberto Eco, il primo dei tanti risultati interessanti che mi vengono in mente sul presentatore italoamericano, semplicemente non esiste.

La presunzione di notorietà che Google applica ai suoi risultati su un personaggio pubblico è un ottimo esempio di come sia complicato essere contemporaneamente cronista e memoria storica delle informazioni contenute in Rete. Personalmente, preferirei i motori si occupassero con efficacia della seconda: speriamo che qualcuno prima o poi ci pensi.

Massimo Mantellini
Manteblog

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41 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Lo Zeitgeist del search
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  • E' vero che Google dà molto peso alla "freshness", tutto cominciò dopo l'11 settembre 2001, quando fu accusato di non mostrare pagine che parlavano della strage anche a molte settimane di distanza dall'accaduto. Per questo fu creato Google News, e incentivato il ranking dei siti a costante aggiornamento. Però è tutto da dimostrare che ci sia una sistematica presenza di pagine recenti per ciascun argomento. Valgono anche altri fatotri di ranking. Bisognerebbe quindi fare un test serio, su almeno un migliaio di query, e poi misurare l'incidenza, e non limitarsi a fare un test n=1 su Mike Bongiorno. Ma si sa, Mantellini non è uno scienziato.
    Detto questo, l'obiezione ha un suo fondamento, anche se Google non ha intento enciclopedico, a differenza di Wikipedia.
    non+autenticato
  • esattamente ciò che dico da molto tempo.mio parere come si dice troppa carne al fuoco ,,,nn va .visto che ora il pc. viene usato nn solo x chi vi lavora ma anche dai nostri nonni .perchè nn pensano di facilitarle le cose ?ma!!!!no"le devono complicare nn hanno il senso della misura troppi ripeto ci mettono mani cervelli) e nn riescono a farne 1 intero)di cervello intiendo) vedono solo dollari il resto nn esiste x codesti robot. quando arriverà 1 altro che inventerà qualcosa come fb)anche migliore ,   be sarà troppo tardi x questi geni dei soldi e basta ) potrei parlarne x giorni)ma x ora stop-g.b.
    non+autenticato
  • Io ho trovato molto utile il filtro sull'ordine temporale da poco aggiunto, dato che prima ero costretto ad usare la ricerca avanzata e non ricordo se fosse disponibile, ma comunque ne sentivo il bisogno.

    L'analisi è interessante, ma secondo me un motore di ricerca oggi deve trattare parimente tutte e due gli aspetti.

    Basterebbe aggiungere qualche altro filtro di rapida utilizzabilità. Per esempio io raggrupperei i risultati dei blog come sono raggruppati quelli dei siti di news, raggruppandoli ed utilizzandoli a parte quando ho bisogno di meno recentismo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Libero Magari

    >
    > L'analisi è interessante, ma secondo me un motore
    > di ricerca oggi deve trattare parimente tutte e
    > due gli
    > aspetti.
    >
    > Basterebbe aggiungere qualche altro filtro di
    > rapida utilizzabilità. Per esempio io
    > raggrupperei i risultati dei blog come sono
    > raggruppati quelli dei siti di news,
    > raggruppandoli ed utilizzandoli a parte quando ho
    > bisogno di meno
    > recentismo.

    google blog search beta ?
    non+autenticato
  • Al contrario, li voglio esclusi e raggruppati, come le news...
    non+autenticato
  • Anche io ho trovato comodo poter specificare l'arco temporale
    non+autenticato
  • Il problema di fondo non credo sia la mancanza di filtri o raggruppamenti, quanto l'ignoranza generale di chi usa google.
    Ho visto personalmente inserire parole chiave a dir poco ridicole che ovviamente restituivano risultati assurdi e la risposta dell'utente era: "quello che cerco non esiste". Non credo serva essere ingegneri per capire che non si può inserire la parola "pizzeria" per trovare il numero di una pizzeria in particolare, così come se ti interessa la vita di Mike Bongiorno (per riprendere l'esempio dell'articolo) dovrai inserire almeno la parola "vita" insieme al nome del personaggio. Google non conosce le tue necessità di conseguenza a seconda delle keywords che inserisci ti da i risultati che in quel momento appaiono più rilevanti.
  • scrivi a Google: sono sempre interessati a suggerimenti e nuove idee.

    l'unica cosa è che poi si scordano di ringraziarti.
  • Non è un problema morale. Un motore di ricerca è un algoritmo.

    Il target di Google è il 95% della domanda mondiale proprio perché l'algoritmo è generico e rivolto ad un target medio. Non è in dubbio che, al 99% delle persone che cercano Bongiorno ora, interessa trovare notizia della salma e non un'analisi sociologica del fenomeno.

    Non sarebbe quindi possibile, intrinsecamente, per il motore di ricerca leader avere un algoritmo rivolto ad un target che fa domande non banali, se lo fosse non sarebbe leader. Quello che può fare (e fa) è creare motori di ricerca che usano algoritmi diversi per target diversi. Tutti gli accademici usano Google Scholar, così come altri usano Google Books, Google Recipes, etc etc. Così come altri usano motori diversi da Google.

    Pensare il viceversa, cioè fare un motore che porta il risultato che la gente vuole non tra i primi ma sia il leader del mercato, è possibile solo in un regime sovietico o maoista, non in un regime di mercato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Talking Head
    > Non è un problema morale. Un motore di ricerca è
    > un algoritmo.

    invece è anche (e forse soprattutto) un problema morale

    o pensi che scienza e tecnologia siano "divinità" superiori per cui non si pongano problemi morali?

    > Il target di Google è il 95% della domanda
    > mondiale proprio perché l'algoritmo è generico e
    > rivolto ad un target medio.

    tre cose false tutte in una volta:
    1 - l'algoritmo di google NON è generico ma specializzato/specializzabile per tutte le occasioni: direttive di organismi politici e/o di polizia, esigenze commerciali, terget "mirato" su persone o gruppi (per cosa credi che facciano la profilazione degli "utenti" e l'aggregazione dei profili?)
    2 - l'algoritmo di google NON è rivolto a un terget medio: al contrario, è quanto più possibile rivolto a gruppi di persone o, meglio ancora, a singole persone (i dati di profilazione che google raccoglie e vende a chi vule fare pubblicità mirata e personalizzata rendono benissimo... da cosa credi che li faccia i miliardi google?)
    3 - il target di Google è il 95% della domanda mondiale (sicuro?) NON certo perché l'algoritmo è generico e rivolto ad un target medio: e questo sia per i punti 1 e 2 che per il fatto che le ragioni sono ben altre

    un riferimento rapido (ma ne trovi taaaanti altri in rete, a saper cercare):
    http://www.ippolita.net/google/

    > Non è in dubbio che,
    > al 99% delle persone che cercano Bongiorno ora,
    > interessa trovare notizia della salma e non
    > un'analisi sociologica del fenomeno.
    >
    > Non sarebbe quindi possibile, intrinsecamente,
    > per il motore di ricerca leader avere un
    > algoritmo rivolto ad un target che fa domande non
    > banali, se lo fosse non sarebbe leader.

    mah... insomma...

    dato che google "conosce" diciamo almeno il 75% di quel 99% di persone che cercano "bongiorno", potrebbe anche "capire" chi vuole sapere della salme e chi è invece interessato all'analisi sociologica...

    > Quello
    > che può fare (e fa) è creare motori di ricerca
    > che usano algoritmi diversi per target diversi.

    appunto... e può anche dare rislutati personalizzati...

    > Tutti gli accademici usano Google Scholar, così
    > come altri usano Google Books, Google Recipes,
    > etc etc. Così come altri usano motori diversi da
    > Google.
    >
    > Pensare il viceversa, cioè fare un motore che
    > porta il risultato che la gente vuole non tra i
    > primi ma sia il leader del mercato, è possibile
    > solo in un regime sovietico o maoista, non in un
    > regime di mercato.

    il che ci riporta, volendo, al punto di partenza... la morale...

    e così come non si capisce perché mai non si dovrebbe parlare di google anche in termini morali/etici o perché mai la morale/etica di google dovrebbe essere intrinsecamente "buona", allo stesso modo non si capisce perché al "regime di mercato" si associa il "bene" dei "risultati che la genete vuole"... ma sbaglio o fascismo e nazismo andavano a braccetto con il mercato? ma sbaglio o la "cattiva" cina "comunista" è oggi all'apice del mercato? ma sbaglio o anche pinochet e il generale franco erano grandi sostenitori del mercato? ma sbaglio o negli USA il mercato va a braccetto con le condanne a morte eseguite su vecchi, donne, malati mentali (una buona parte pure innocenti)?...
    non+autenticato
  • A parte il finale delirante su bene e male, capitalismo e comunismo (non vedo come hai fatto a vedere un ipotetico giudizio sul capitalismo e sul comunismo nel mio post, e non vedo cosa ti abbia fatto la storia per maltrattarla in quel modo), un po' tutto il post è poco chiaro.

    Quando la profilazione fornirà a ognuno risultati più adatti a quello che cerca, se l'algoritmo funzionerà meglio Google conquisterà mercato. Questo è assolutamente coerente con quanto dico, e continua a rendere inutile questo articolo: non è un problema morale.

    La gente ottiene quel che vuole, nei limiti tecnologici attuali. Non può essere compito di un leader del mercato fornire alla gente qualcosa di diverso da quel che vuole, se lo facesse perderebbe domanda e non sarebbe più leader e non influenzerebbe più la gente. E' proprio perché fornisce quel che vuole la gente che è leader. E' semplicemente uno specchio della società.

    I problemi morali che invece citi (presunta deferenza ai regimi, questioni di privacy), sono argomenti su cui si può discutere, ma di cui non vedo attinenza con l'articolo in questione. Che, ti ricordo, parla della scelta di Google di dare maggior risalto alle notizie nuove rispetto alle vecchie.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Talking Head
    > A parte il finale delirante su bene e male,

    tua opinione

    > Quando la profilazione fornirà a ognuno risultati
    > [...]

    l'unica prospettiva nella tua analisi passa sempre e solo per parole come leader, domanda, mercato...

    sconfortante


    > I problemi morali che invece citi (presunta
    > deferenza ai regimi, questioni di privacy), sono
    > argomenti su cui si può discutere, ma di cui non
    > vedo attinenza con l'articolo in questione. Che,
    > ti ricordo, parla della scelta di Google di dare
    > maggior risalto alle notizie nuove rispetto alle
    > vecchie.

    è ben chiaro che non vedi attinenza e non cogli alcuna implicazione morale... edè proprio questo il problema: scegliere di dare alcuni risultati piuttosto che altri, in un certo ordine piuttosto che in una altro IMPLICA NECESSARIAMENTE una scelta morale... e il ragionamento è pienamente attinente con l'articolo...
    non+autenticato
  • Non capisco perché vuoi per forza tirarne fuori un discorso ideologico sul capitalismo. Si può dare un giudizio sul capitalismo, si possono preferire realtà centralizzate, non è questo il punto: SE viviamo in un'economia di mercato, Google non può fare altrimenti.

    Ovviamente SE non vivessimo in un'economia di libero mercato, vi sarebbe modo. In Cina i motori di ricerca (anche Google) non forniscono i risultati che gli utenti vogliono, e si possono fare distinguo morali sulle scelte (in questo caso del governo). Ma non è il punto del mio commento.

    Il leader del mercato delle sigarette, potrebbe fare delle sigarette che danno meno dipendenza? Potrebbe, e man mano scomparirebbe, non sarebbe più il leader. Se avesse fatto, dall'inizio, sigarette che non danno dipendenza, nessuno ne avrebbe sentito mai parlare. (Perché la vita è nata proprio sulla terra? Perché se fosse nata su un altro pianeta ci saremmo posti la stessa domanda.)
    Se si vogliono fare scelte che vanno contro le scelte dei consumatori, le deve fare il governo centrale. Le leggi contro il fumo sono un ottimo esempio.

    Il leader, per definizione, è quello che va incontro alla domanda. Non è un "non può farlo" perché gli sarebbe impossibile, è un "non può farlo" perché se lo avesse fatto non si starebbe parlando di Google, il leader sarebbe stato un altro. E' intrinseco nel fatto che stiamo parlando di Google come leader di mercato che Google sia un motore di ricerca che da alla gente quello che vuole.

    Se invece vuoi dare (alla luce di questo) un giudizio morale sulla società in cui vivamo, fallo pure. Ma non mi sembra l'esempio più eclatante di fallimento del capitalismo il fatto che cercando Bongiorno sul motore di ricerca dominante non appaia lo splendido saggio sociologico sulla sua fenomenologia tra i primi risultati.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Talking Head
    > Non capisco perché vuoi per forza tirarne fuori
    > un discorso ideologico sul capitalismo.

    a prescindere da quello che posso volere io, parlare di google implica anche parlare di capitalismo

    > Si può
    > dare un giudizio sul capitalismo, si possono
    > preferire realtà centralizzate, non è questo il
    > punto: SE viviamo in un'economia di mercato,
    > Google non può fare altrimenti.

    tua opinione: qualcuno glielo impedisce?

    viviamo in una economia di mercato, bene...
    questo obbilga a comprare per forza una certa merce?
    questo impedisce di lavorare gratis? o di regalare qualcosa?
    questo impedisce di collaborare senza che vi sia alcun leader?

    > Ovviamente SE non vivessimo in un'economia di
    > libero mercato, vi sarebbe modo.

    ah ecco, meno maleSorride

    > In Cina i motori
    > di ricerca (anche Google) non forniscono i
    > risultati che gli utenti vogliono, e si possono
    > fare distinguo morali sulle scelte (in questo
    > caso del governo). Ma non è il punto del mio
    > commento.
    >
    > Il leader del mercato delle sigarette, potrebbe
    > fare delle sigarette che danno meno dipendenza?
    > Potrebbe, e man mano scomparirebbe, non sarebbe
    > più il leader. Se avesse fatto, dall'inizio,
    > sigarette che non danno dipendenza, nessuno ne
    > avrebbe sentito mai parlare. (Perché la vita è
    > nata proprio sulla terra? Perché se fosse nata su
    > un altro pianeta ci saremmo posti la stessa
    > domanda.)
    > Se si vogliono fare scelte che vanno contro le
    > scelte dei consumatori,

    ma proprio non si può pensare in termini diversi da marcato, leader, consumo/consumatori e via dicendo? è davvero così difficile provare a ragionare con un approccio diverso?

    > le deve fare il governo
    > centrale. Le leggi contro il fumo sono un ottimo
    > esempio.

    mah... scusa ma proprio non direi (e ti sei andato a cercare un pessimo esempio): le leggi del "governo centrale" potrebbero anche vietare la vendita delle sigarette e lo stato potrebbe evitare di "guadagnarci" su con la tassazione...

    > Il leader, per definizione, è quello che va
    > incontro alla domanda. Non è un "non può farlo"
    > perché gli sarebbe impossibile, è un "non può
    > farlo" perché se lo avesse fatto non si starebbe
    > parlando di Google, il leader sarebbe stato un
    > altro. E' intrinseco nel fatto che stiamo
    > parlando di Google come leader di mercato che
    > Google sia un motore di ricerca che da alla gente
    > quello che vuole.

    ho capito benissimo il tuo discorso, ma è una analisi PARZIALE e per questo motivo non può che essere INCOMPLETA ed ERRATA: se vuoi analizzare un qualche cosa, non puoi prenderne in considerazione un pezzo soltanto e poi derivare dalla analisi (parziale) delle conclusioni che abbiano validità generale

    > Se invece vuoi dare (alla luce di questo) un
    > giudizio morale sulla società in cui vivamo,
    > fallo pure.

    in questo caso (ragionamenti su google) basterebbe che si facesse una analisi completa (al di là dei giudizi), anche riguardo gli aspetti "morali"

    > Ma non mi sembra l'esempio più
    > eclatante di fallimento del capitalismo il fatto
    > che cercando Bongiorno sul motore di ricerca
    > dominante non appaia lo splendido saggio
    > sociologico sulla sua fenomenologia tra i primi
    > risultati.

    no infatti, è solo una delle tantissime cose che si dovrebbero considerare parlando di google e, volendo, del capitalismo di cui google è oggi uno dei più "alti" esempi

    ad ogni modo, non è neanche un qualcosa su cui ci si possa appoggiare per dire che google è "neutro" e che gli aspetti "morali" non contano
    non+autenticato
  • Qualsiasi discorso è parziale, non esistono discorsi globali e completi.

    Se io dico che B è causa di A, mi si può chiedere cosa causa B. Se rispondo C, mi si può chiedere: "E cosa causa C?". Ho una nipotina di 7 anni che è nell'età in cui ama molto chiedere serie infinite di "Perché?". Mi diverte cercare di rispondere a tutta la serie, facendo stancare prima lei di me. Però è una bambina ed è mia nipote, non posso fare la stessa cosa con tutti gli utenti di internet.

    Sto parlando di cosa causa il comportamento di Google. Il sistema di libero mercato in cui viviamo. Vuoi fare un discorso sul libero mercato? Su cosa lo causi, su come modificarlo? Certo, fallo. Ma, non è una risposta al mio post. Vuoi fare un discorso sulle carenze di Google in altri ambiti (privacy, profiling)? Fallo. Ma non è una risposta al mio post.

    PS: le leggi sul fumo sono un ottimo esempio proprio perché, anche se possiamo discutere su quanto lo stato si sia spinto, appare a tutti chiaro che deve essere lo stato a fare le leggi e non le compagnie a autolimitarsi. Secondo te non ne ha fatte abbastanza? Non è una risposta al mio post. Sarebbe stata una risposta al mio post se, secondo te, dovevano essere le compagnie a limitarsi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Talking Head
    > Se io dico che B è causa di A, mi si può chiedere
    > cosa causa B. Se rispondo C, mi si può chiedere:
    > "E cosa causa C?". Ho una nipotina di 7 anni che
    > è nell'età in cui ama molto chiedere serie
    > infinite di "Perché?". Mi diverte cercare di
    > rispondere a tutta la serie, facendo stancare
    > prima lei di me. Però è una bambina ed è mia
    > nipote, non posso fare la stessa cosa con tutti
    > gli utenti di
    > internet.
    Povera bambinaA bocca aperta
    non+autenticato
  • Applauso!
    non+autenticato
  • Concordo su tutto e vorrei contribuire portando all'attenzione la questione del famigerato "diritto all'oblio".

    Sommergere i risultati storici sono una moltitudine di aggiornamenti sembra andare nella direzione indicata dall'intervento del garante della privacy che, fonte l'amica wikipedia, nel 2005 ha provato ad individuare una soluzione tecnica per garantire la trasparenza sull'argomento ed evitare che sui motori di ricerca si creino le gogne elettroniche.

    A un soggetto era stata erogata una sanzione da parte di un ente pubblico, il quale aveva riprodotto sul proprio sito tale fatto. L'interessato richiedeva che non fosse pubblicizzata, invocando il principio del diritto alla riservatezza, il garante quindi prevedeva:

    « "che l'ente continui a divulgare sul proprio sito istituzionale le decisioni sanzionatorie riguardanti l'interessato e la sua società, ma - trascorso un congruo periodo di tempo - collochi quelle di vari anni or sono in una pagina del sito accessibile solo dall'indirizzo web. Tale pagina, ricercabile nel motore di ricerca interno al sito, dovrà essere esclusa, invece, dalla diretta reperibilità nel caso si consulti un comune motore di ricerca, anziché il sito stesso" »

    Questo stesso meccanismo è però al centro di feroci critiche perché contribuisce allo sbiancamento dell'immagine di personaggi sgradevoli, dando loro l'opportunità di ricostruirsi un'aura di rispettabilità persa in anni di attività sconvenientemente rese note, anche se seguite da condanne.

    Personalmente condivido l'auspicio a una migliore indicizzazione basata non sulla data di pubblicazione, ma sulla rilevanza.
    non+autenticato
  • E sentiamo un po' chi sarebbe questo prode popolo che scevro da condizionamenti dovrebbe provvedere alla lista delle informazioni da leggere e quelle da non leggere?

    Chi controlla i controllori?

    Chi mi dice che non si possano creare gruppi di favore a discapito di gruppi meno avvezzi alla tecnologia ma con contenuti di qualità?

    Google è un motore di ricerca, non pensa e non deve pensare. Google da dei risultati e questi vengono selezionati dal lettore.

    Non mi metto a difendere Google ma arrivare a pensare che il risultato della ricerca è inficiato da uno o più gruppi di pensiero mette il lettore in una condizione di sudditanza ancor perggiore di quella attuale.

    Se ci si mette pure a fare l'ennesimo audipress, auditel, audiradio anche su google siamo messi veramente male.

    La gente non sa usare le tecnologie e allora le tecnologie si adattano alla gente?

    Ma ci rendiamo conto che al Mondo non esiste l'eccellenza di pensiero?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Claudio
    > Ma ci rendiamo conto che al Mondo non esiste
    > l'eccellenza di
    > pensiero?
    Leggendoti ne abbiamo la provaA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Claudio
    > E sentiamo un po' chi sarebbe questo prode popolo
    > che scevro da condizionamenti dovrebbe provvedere
    > alla lista delle informazioni da leggere e quelle
    > da non leggere?
    >
    > Chi controlla i controllori?

    e chi "controlla" google? tu?

    > Chi mi dice che non si possano creare gruppi di
    > favore a discapito di gruppi meno avvezzi alla
    > tecnologia ma con contenuti di qualità?

    nessuno. infatti è esattamente quello che succede. solo che è direttamente google a farlo

    > Google è un motore di ricerca, non pensa e non
    > deve pensare. Google da dei risultati e questi
    > vengono selezionati dal lettore.

    ci sei o ci fai???

    svegliaaaa!!! google "pensa" eccome! e lo fa nel suo diretto interesse...

    per farla breve (ma se sai cercare in rete trovi tanto altro) solo due riferimenti:
    http://www.ippolita.net/google/
    http://punto-informatico.it/3062002/PI/Commenti/op...

    > Non mi metto a difendere Google ma arrivare a
    > pensare che il risultato della ricerca è
    > inficiato da uno o più gruppi di pensiero mette
    > il lettore in una condizione di sudditanza ancor
    > perggiore di quella attuale.

    dillo a tutte quelle persone i cui risultati sono "inficiati" dalle disposizioni del governo locale o dal fatto che google, avendoti profilato, ti presenta risultati "mirati"

    fai una prova: scegli qualche termine di ricerca molto comune, cercalo con google e memorizza i risultati, poi fai fare lo stessa ricerca a qualcun'altro (meglio se entrambi con una casella gmail ma di sesso, età, amicizie, orientamenti ecc. diversi dai tuoi)... poi confronta i risultati... avrai una bella sorpresina

    > La gente non sa usare le tecnologie e allora le
    > tecnologie si adattano alla gente?

    è esattamente quello che fanno, ma più che "adattarsi" alla gente direi che si "modellano" per poter meglio sfruttare la superficialità, l'ignoranza e tutti i "punti deboli" della "gente"


    > Ma ci rendiamo conto che al Mondo non esiste
    > l'eccellenza di pensiero?

    vallo a dire a google: sono loro che si presentano così
    non+autenticato
  • Ma mettiamo per puro caso che il proprietario di Google fossi tu, cosa faresti? Non stiamo qui a criticare per il gusto di farlo cerchiamo di essere costruttivi.

    Ma nel paese del "gioco del pallone" tutti bravi a parlare del fuorigioco per dei giorni.

    Google è un'azienda e fa i propri interessi non ci trovo nulla di male, ma proprio nulla.

    Se non ti piace non la usi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Andrea Crobu
    > fonte l'amica wikipedia

    Un paio d'appunti:
    - "l'amica" Wikipedia non è una fonte. Nel migliore dei casi ne cita alcune, ma non sempre, né sempre in ogni parte di tutte le sue voci.
    - visto che parli di diritto all'oblio, prova a registrarti sull'amica Wikipedia, fare qualche migliaio di edit e poi prova a cancellarti o invocare il diritto all'oblio.
    Cito da Wikipedia it

    "D: Come posso cancellarmi dall'elenco degli utenti registrati?

    R: Tecnicamente la "cancellazione" di un nome utente non è possibile (dal momento che dovrebbero essere, di conseguenza, modificate anche tutte le cronologie di tutte le pagine modificate dall'utente stesso).

    Per ottenere il medesimo risultato è tuttavia sufficiente smettere di usare l'utenza."

    Certo, proprio lo stesso risultato, come no.

    "L'anonimizzazione, attraverso cui è attuabile il suddetto "diritto a scomparire", consiste pertanto in una mera forma di cortesia usata eventualmente per venire incontro a specificate esigenze dell'utente, e può essere quindi rifiutata dagli operatori OTRS.

    "Diritto" o devi sperare che siano "cortesi" con te?

    Una volta creati, gli account utente non possono essere rimossi. Il nome utente può essere cambiato, cosa che di per sé - come già indicato più su in questa pagina - risulta efficace e sufficiente nel caso ci si sia iscritti in Wikipedia con nome e cognome o con altri dati personali (ad es. data di nascita) e si voglia ottenere l'anonimato."

    "L'anonimizzazione non implica, comunque, la sostituzione di tutte le ricorrenze di quel dato nickname (ad esempio: le firme). Quest'ultima operazione, incidendo in maniera massiccia sulle pagine di Wikipedia, può essere richiesta come extrema ratio solo in gravi e circostanziati casi in cui non sia altrimenti possibile raggiungere il risultato richiesto."


    In pratica se hai un problema di ricerche incrociate ti attacchi, con la scusa che "non essendo responsabilità dei wikipediani o della Wikimedia Foundation ciò che avviene al di fuori di Wikipedia stessa, e non esistendo un diritto di esclusiva sui nickname, né una correlazione fissa e certa tra una determinata identità reale ed uno specifico nickname anonimo nelle innumerevoli comunità virtuali presenti nel worldwide web."

    E poi vi lamentate di Facebook.
    non+autenticato
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