Marco Calamari

Spiccioli di Cassandra/ Uno squillo dalla Tasmania

di M. Calamari - Giustizia, anche a sorgenti chiusi. Anche a distanza di anni. Perché un piccolo programmatore degli antipodi ha reso possibile il fiorire di quello che oggi è Internet

Roma - Su Slashdot è stata pubblicata una notizia carina, proprio carina, ma così carina che ho addirittura messo mano al portafoglio. Per spiegarla devo fare non uno, ma tanti passi indietro, e tornare a quando gli uomini erano veri uomini e si scrivevano da soli i propri device driver, e si sa che a Cassandra fare il cantastorie piace davvero tanto...

In quel tempo il caro Bill aveva deciso che il protocollo NetBEUI, o se preferite la Microsoft Network, avrebbe dominato il mondo, cancellando tutte le altre reti tra cui il TCP/IP (Internet). Cose poco meno immaginifiche le avevano pensate anche Novell, Sun ed altre orgogliose realtà, la cui sorte è poi stata ben diversa. Quindi chi voleva connettersi a Internet (scusatemi se non la chiamo Rete per questa volta) doveva usare i mainframe o gli host unix di aziende e università.

Poi i primi provider italiani e non cominciarono a vendere accessi a Internet via modem, ma per poterli usare mancava un pezzetto di software: il link tra un mondo ottusamente proprietario come Windows e il cyberspazio.
Accadde allora che un programmatore dalla Tasmania, allora ed anche dopo quasi completamente sconosciuto, scrivesse una piccola applicazione per Windows 3 che implementava uno stack TCP/IP completo, fino al layer di controllo del modem, battezzandolo con il corretto ma anche colorito nome di Trumpet Winsock (pare si dilettasse a fare il trombettista). Lo fece proprio bene, rendendola quasi automatica ma documentandola in modo che chi volesse potesse "metterci le mani sopra".

Allora ero abbastanza ignorante, ma installando codesta applicazioncina, utilizzando un costoso contratto con un provider semistatale e semiuniversitario (anche lui scomparso da tempo) ed una copia di, udite udite, Mosaic 1.2, riuscii ad aprire l'accesso ad Internet ad un piccolo centro di ricerca, a sfigheggiare col mio capo e con i colleghi, e a divertirmi anche un bel po'.

Questa opportunità di accesso ha letteralmente cambiato la vita a molti, catapultando su Internet anche persone che ne avevano fino ad allora udito il nome solo in racconti in bilico tra il tecnologico ed il mito.

In questi giorni, quasi per caso è circolata la notiziola che Peter Tattam, programmatore australiano, per l'esattezza tasmaniano, Tasmanita, insomma che abita in Tasmania e condivide percio' un certo sapore con Taz (personaggio secondario ma noto tra i Looney Tunes), pur essendo l'autore del diffusissimo Trumpet Winsock, non ne ha ricavato soldi e neppure fama. Trumpet ha infatti veleggiato ben sotto la superficie di Internet per anni, e nel frattempo quasi tutti gli internauti lo hanno usato, e i provider italiani e non l'hanno sfruttato commercialmente a ufo(almeno nella maggior parte dei casi) per il loro core business (lo si trovava in tutti i floppy/cd di installazione dell'epoca).

Nel frattempo Peter Tattam vivacchiava con il solito lavoro che in tanti condividiamo o abbiamo condiviso in almeno un periodo della vita, quello di programmatore per conto terzi. Ora è pur vero che Peter non ha messo sotto licenza libera il suo software, ma ha piuttosto cercato, con ben poco successo, di cavarci qualche soldo. Però la gratitudine non dovrebbe porre condizioni o avere una scadenza, e i debiti, almeno quando uno se li ricorda, dovrebbero essere pagati.

Il risultato netto è che il sottoscritto ed almeno 300 altri abitanti del pianeta hanno sorriso alla storiella, poi richiamato qualche ricordo, poi messo una mano prima sulla coscienza e poi sul portafoglio, e infine mandato qualche spicciolo. Se siete abbastanza anziani da ricordarvi di questa piccola storia della Rete, potete farlo anche voi via Paypal (l'indirizzo da indicare è: payments@petertattam.com).

Non sarà magari una causa così nobile come tante altre che aspettano, spesso invano, i vostri soldi anzi i vostri spiccioli. Però è un piccolo atto di giustizia, ed ha una sua bellezza.

Marco Calamari
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