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NoLogo/ L'editoria, il Web e me

di M. De Baggis - Come il diritto all'oblio, ma al contrario. Perché la memoria e le forme sono importanti per ricordarsi e ricordare le lezioni impartite dal passato. E pianificare il futuro, il futuro in digitale

Roma - Non so se ricordate i miei primi articoli qui su Punto Informatico, firmati Dude: era il 2000 e qualcosa la riscriverei uguale oggi, come per esempio questo pezzo contrario al gratis a tutti i costi.

Dude era un pre-blog, nel senso che noi che lo facevamo non sapevamo cosa fosse un blog, ma lo spirito era quello, però in HTML. Per tutta una serie di motivi, che a ripensarci oggi sembrano stupidi ma ai tempi no, avevamo perso il dominio, che per fortuna è stato preso da una società di produzione con cui ho anche avuto il piacere di lavorare per WePadProject.

Mi fa piacere che il dudeism oggi siano loro a portarlo avanti, ma darei non so che cosa per riavere Dude.it intero, sfogliabile e funzionante. Le poche pagine che sono riuscita a recuperare sono sull'Internet Archive, e quindi sono particolarmente sensibile a un tema su cui mi sembra ci sia ancora poca consapevolezza: l'importanza di conservare una traccia di quello che pubblichiamo in Rete. Anche le cazzate, sì: d'altra parte c'è un motivo per cui viene conservata una copia di ogni libro pubblicato, di ogni giornale, di ogni programma radio e TV.
Internet Archive in questo momento cerca di funzionare un po' come biblioteca mondiale della Rete, e di sensibilizzare gli editori sull'importanza di pianificare in modo intelligente la conservazione: all'interno dell'IA il BookServer Project si occupa dei problemi di conservazione e accessibilità futura dei contenuti digitali, soprattutto dei libri.

Il mese scorso ho avuto la fortuna di poter ascoltare Peter Brantley, il responsabile del BookServer Project, a IfBookThen e di poterlo intervistare grazie a Meet the Media Guru. Peter Brantley ha un osservatorio privilegiato sulle modalità con cui gli editori stanno affrontando la transizione al digitale, e ne ho approfittato per fargli tre domande su temi che mi stanno a cuore.

MdB: Qual è il ruolo che i lettori attivi (che scrivono in rete) hanno nell'influenzare le strategie relative all'importanza della protezione del catalogo digitale dei grandi editori?
PB: I lettori spesso non hanno un contatto diretto con gli editori e con chi fisicamente produce i libri, ed è difficile per loro veicolare a chi decide le preoccupazioni e le paure per il futuro dei cataloghi. I lettori possono però farsi sentire attraverso distributori come Amazon e supportando gli sforzi che le biblioteche fanno per acquistare i libri invece di noleggiarli. In questo modo i lettori possono contribuire a far sì che i libri digitali che comprano oggi siano ancora disponibili domani.

MdB: Twitter e Google (con tweet to voice) hanno reso possibile il racconto in diretta della rivoluzione in Egitto, comportandosi in qualche modo da editori. Non è il primo caso di instant book politico in tempo reale? Non è la prima volta che un editore ha un ruolo politico diretto in una sommossa popolare?
PB: Mi sento di poter dire che è la prima volta che la pubblicazione in tempo reale del vissuto di un evento in corso è stata resa disponibile a tutto il mondo. L'uso di strumenti come storyfy.com, che permette di aggregare media sociali e tradizionali in sequenze ordinate sul Web, ci suggerisce che stiamo entrando in un periodo di accesso diretto e distribuito alla storia contemporanea.
Questa transizione ha un impatto analogo sulla memoria storica del salto precedente, la diffusione della scrittura e l'abitudine di tener traccia degli avvenimenti: tutto a un tratto una traccia scritta è apparsa nella storia e abbiamo avuto la possibilità di testimoniare e tramandare il racconto di avvenimenti magari poco importanti, ma significativi.
Oggi stiamo vivendo una rivoluzione di portata simile e che e avrà un impatto paragonabile alla scrittura sul modo in cui vedremo il passato domani.

MdB: Qual è secondo te il grado di comprensione e di ricettività dei Venture Capital nel capire e dunque nel finanziare le startup editoriali?
PB: Penso che l'innovazione nella pubblicazione di contenuti arrivi sempre più spesso da startup tecnologiche più che da quelle editoriali. Questo tipo di aziende in Silicon Valley trovano capitale di rischio abbastanza facilmente, o almeno questa è la mia impressione. La crescente diffusione degli e-book reader negli Stati Uniti influenza i processi decisionali degli equity; quando vediamo le nostre nonne usare il Kindle, un imprenditore non deve sforzarsi di spiegare i razionali del mercato dei libri digitali ai potenziali investitori. Quello che è più difficile da trovare sono i primi finanziamenti per le aziende basate sui contenuti, perché sono geograficamente e culturalmente lontane dalla Silicon Valley, e per i venture capital orientati alla tecnologia è più difficile valutare il loro potenziale.

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