Mauro Vecchio

Egitto e Tunisia, meno nemici della Rete

I due paesi sono stati declassati nella lista stilata da RSF. Piattaforme di blogging come la tunisina Nawaat.org - premiata con il Netizen Award - avrebbero fatto tanto per la rivolta

Roma - Un nuovo rapporto sui cosiddetti nemici della Rete, pubblicato dall'organizzazione non profit Reporters Sans Frontières (RSF) in occasione dell'ultima giornata mondiale contro la cybercensura. Una nuova lista di paesi che certo non si sono distinti per apertura nei confronti della libera diffusione delle opinioni e dei contenuti online.

Cina, Iran, Arabia Saudita, Vietnam. Molti dei nomi presenti in lista erano già noti alla stragrande maggioranza degli osservatori. Ma paesi come Egitto e Tunisia sono stati declassati, inseriti in una categoria - decisamente meno allarmante - relativa alle nazioni da tenere sotto sorveglianza.

Merito del vento di protesta che ha soffiato con vigore nell'area del Medio Oriente, alimentatosi anche in Rete per portare alla definitiva caduta di governi come quello di Hosni Mubarak. I netizen d'Egitto potranno ora tirare un sospiro di sollievo, non più costretti a certi silenzi imposti a livello centrale.
La lista di RSF ha così messo Egitto e Tunisia nella stessa categoria di Australia e Francia, democrazie monitorate dall'organizzazione con base a Parigi a causa di alcune discutibili misure nella lotta alla condivisione selvaggia dei contenuti. I dati presentati dal segretario generale di RSF Jean-Franšois Julliard non sono stati comunque rassicuranti.

"Un utente Internet su tre non ha attualmente accesso ad una Rete priva di restrizioni - ha spiegato Julliard - Circa 60 paesi nel mondo censurano il web a vari livelli. Almeno 119 persone sono attualmente detenute per aver sfruttato Internet per esprimere liberamente il proprio pensiero. Sono numeri che disturbano".

Sempre in occasione del World Day Against Cyber-Censorship è stato poi assegnato l'ultimo Netizen Award, premio istituito da RSF - poi finanziato da Google - per chiunque sia riuscito a distinguersi nella lotta a favore della libera espressione sul web. A vincere il premio di 2500 dollari è stata la piattaforma di blogging tunisina Nawaat.org, che ha giocato un ruolo cruciale nella rivolta popolare locale.

Mauro Vecchio
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