Raffaella Gargiulo

USA, taggare non richiede consenso

Delle foto presenti su Facebook sono state utilizzate come prove in un processo di affidamento di un minore. La Corte ha dichiarato che nessun riferimento esplicito richiede il consenso per taggare le foto o per condividerle

Roma - Contrariamente a quanto accade in Europa, dove è possibile fare leva su alcune norme che tutelano la privacy per chiedere a qualcuno di cancellare una foto o un tag, negli Stati Uniti, salvo alcune circostanze entro le quali si può richiedere la rimozione, accade diversamente.
Proprio recentemente all'attenzione di una Corte statunitense si è presentato un caso nel quale si sarebbe dovuto decidere della custodia di un minore a seguito di una separazione dei genitori, un caso che ha interessato i social network, che hanno fornito prove valide al giudice chiamato a vagliare la situazione e a concedere l'affidamento della bambina.

In particolare, il padre della bambina aveva presentato in aula alcune foto reperite da Facebook che ritraevano la sua ex moglie mentre beveva alcolici. La situazione raffigurata, inoltre, si complicava ulteriormente dato che l'assunzione di sostanza alcoliche interferiva, come anche sostenuto da uno psicologo in aula, con i farmaci che la donna prendeva da tempo per un disturbo della personalità. La donna ha tentato in tutti i modi, invano, di non far entrare nel fascicolo delle prove tale foto incriminata nella quale lei risultava taggata.

A tal riguardo la donna ha sostenuto che lei non aveva dato nessun consenso affinché tale foto comparisse nella sua pagina Facebook. "Chiunque - ha argomentato la donna - può caricare foto e taggarle con il nome della persona raffigurata, senza che venga chiesto nessun permesso per procedere o consenso per identificarla pubblicamente". Per tale ragione, stando a quanto sostenuto dalla donna, non solo tali foto non avrebbero dovuto essere pubblicate ma non avrebbero dovuto neanche essere utilizzate come prove. La donna ha inoltre argomentato che con l'avvento delle moderne tecniche digitali le fotografie possono essere facilmente modificate e le indicazioni di ora e data associate a queste ultime creano anche dubbi in merito a quando esse sono state scattate.
Contrariamente, il giudice ha respinto le obiezioni della madre a tal proposito ritenendo che le foto possono essere considerate come prova. "Non c'è nulla di scritto all'interno della legge prevede che venga richiesto un permesso quando qualcuno scatta una foto o condivide una foto o dei messaggi su una pagina Facebook". Inoltre, non vi è nulla di scritto che obbliga a richiedere il permesso del soggetto raffigurato per taggare le foto e dunque identificarlo pubblicamente.

Nel caso in questione il giudice ha inoltre precisato che, se anche si desse per valido l'assunto che le moderne tecniche di fotografia digitale possano consentire l'alterazione di una immagine, la madre non ha dichiarato che tali tecniche siano state impiegate, dunque che la foto che la raffigura sia il risultato di un'abile operazione di modifiche della foto originale. Per tale motivo, le fotografie possono essere considerate delle prove.

L'affidamento della bambina è stato concesso al padre. La donna, a seguito della decisione, ha dichiarato che il tribunale competente e le norme della determinazione di affidamento del bambino previste dalla legge non sarebbero state rispettate e che tale decisione è stata in parte basata su prove impropriamente ammesse come tali.

Raffaella Gargiulo
Notizie collegate
3 Commenti alla Notizia USA, taggare non richiede consenso
Ordina
  • Già, continuate a temere, e non cominciate, perché il tempo per cominciare a temere è passato da qualche anno.
    Dopotutto "non esiste" in un paese civile "alcuna legge che obbliga a chiedere un consenso prima di scattare una foto e/o prima di comunicare al mondo intero i c@%%i tuoi con un tag appiccicatoci sopra".

    Temete donne, perché d'ora in poi appariranno individui fotocamera-dotati a sorpresa nelle toilette dei locali pubblici, e vi "taggheranno" sulla loro pagina FB.
    Temete genitori, perché gli stesso fotocamera-dotati scatteranno ritratti ai vostri bambini col pipino di fuori in spiaggia e ci scriveranno sopra nome, cognome, indirizzo di casa e dell'asilo dove vanno.
    Temete tutti, perché ognuno potrà farsi i cavoli di ognuno e verrete sbeffeggiati se avrete qualcosa da ridire.

    Tutto ciò aldilà del caso di specie, probabilmente quella donna era davvero inadatta a mantenere una bambina e "se lo meritava", tuttavia piegare le leggi a questo modo è un bruttissimo precedente, e c'entra poco che sia accaduto in US mentre in UE le leggi sono diverse... il passo è breve.
  • Io se trovo anche un singolo bit che mi riguarda inserito
    su Facebook senza permesso faccio partire una bella diffida,
    poi eventualmente ;-P si ragiona sul risarcimento danni Occhiolino
  • Molti sono convinti che siccome non sono iscritti a Facebook non corrono il rischio di avere propri dati sul social network, questa è una percezione sbagliata dato che basta avere qualche amico con un account Facebook per avere buone probabilità di essere sul social con una o più foto con magari anche nome e cognome o altri dati tramite il Tag
    non+autenticato