Raffaella Gargiulo

Google Suggest, colpevole in Italia

BigG dovrà filtrare i suggerimenti proposti dalla funzionalità Suggest del suo motore di ricerca. E' quanto stabilito dal Tribunale di Milano intervenuto a favore di un imprenditore che vedeva il suo nome associato al termine "truffatore"

Google Suggest, colpevole in ItaliaUPDATE 13:45: La reazione di Google: in calce la dichiarazione rilasciata a Punto Informatico.

Roma - Un'ordinanza del tribunale di Milano, relativa ad un'ipotesi diffamatoria mediata da Google, ha imposto al motore di ricerca di filtrare alcuni suggerimenti proposti dalla funzionalità Suggest, e ritenuti "calunniosi".
Il risultato della vertenza legale è molto simile a quanto accaduto in Francia nel settembre scorso o ancora in Svezia e in Brasile.

Il tribunale di Milano si è dovuto esprimere in merito a delle lamentele presentate da un imprenditore del settore finanziario, che peraltro pubblicizzava la sua attività anche tramite Internet: nel digitare il proprio nome e cognome nel motore di ricerca di Google, attraverso il servizio Suggest search, vedeva affiancarsi le parole "truffa" e "truffatore". L'abbinamento del proprio nome con tali parole costituiva per il ricorrente un suggerimento non veritiero e diffamatorio, lesivo del suo onore, della sua immagine pubblica e professionale. Per tale motivo ha adito le vie legali presentando richiesta di rimozione dal servizio Suggest dell'associazione ritenuta ingiuriosa e chiedendo un risarcimento per ogni giorno di ritardo nell'adempimento dell'ordine del giudice.
Il ricorrente ha evidenziato che nel caso di specie le informazioni diffamatorie non sono quelle memorizzate direttamente sul server, ma sono contenuti derivanti dall'intervento effettuato su di essi operato da un software creato appositamente da Google per facilitare la ricerca da parte degli utenti. La tesi del ricorrente ha inoltre sottolineato che non solo non vi sarebbe stata da parte del motore di ricerca l'adozione di filtri preventivi per impedire il verificarsi di situazioni simili lesive dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, ma il fatto che Google non abbia provveduto neanche successivamente ad intervenire sul sistema per eliminare tale calunniosa associazione. Per tali ragioni l'imprenditore ha ricondotto la responsabilità dell'accaduto a Mountain View in base al principio generale ricavabile dalla direttiva europea sul commercio elettronico e dagli art. 15 e 16 del D. Lgs. 70/03 in virtù dei quali l'host provider non è considerato responsabile delle informazioni fornite solo in due casi specifici: se dimostra di non essere stato effettivamente a conoscenza dell'illiceità delle informazioni fornite o se dimostra di aver provveduto tempestivamente alla rimozione di tali informazioni non appena ne sia venuto a conoscenza.

Google invece avrebbe omesso di intervenire per correggere l'abbinamento di parole nonostante la specifica segnalazione inviatagli da parte del legale del ricorrente. Una ordinanza dello scorso gennaio aveva già invitato Google ad intervenire ma il motore di ricerca aveva fatto ricorso sostenendo che il sistema è basato su valutazioni statistiche che discendono dalle ricerche degli utenti e che pertanto non offre contenuti di cui è responsabile.

Il tribunale di Milano ha tuttavia rigettato il reclamo definendo Google una banca dati e non un semplice motore di ricerca e sostenendo che l'associazione di parole attraverso la funzionalità denominata "Autocomplete" è frutto del servizio creato da Google e non di materiale semplicemente "ospitato" sul web.
Stabilendo ciò, il Tribunale ha osservato come la società reclamante sia oltre che un hosting provider, anche un Internet Service Provider (ISP), vale a dire un fornitore di servizi di motore di ricerca. I motori di ricerca, si spiega nel documento del Tribunale di Milano, sono database che indicizzano i testi sulla Rete e che offrono agli utenti un accesso per la consultazione. Per tale motivo essi sono da considerarsi allo stesso tempo come una banca dati e un software. "Per tale ragione - sottolinea la decisione - i motori di ricerca vengono qualificati come ISP ed operano come intermediari dell'informazione tipici dell'Internet, utilizzando vari strumenti per intermediare appunto le informazioni, tra cui a) una piattaforma tecnologica (il che comporta pagine di web, data-base e software necessari al funzionamento della piattaforma); b) data-bases e c) softwares (in particolare gli spiders)". Il complesso di tale sistema consente di "pervenire all'esito della ricerca che è una o più pagine web con una serie di informazioni organizzate dal meccanismo predisposto dal motore di ricerca".

In sostanza la sentenza decreta che se anche il risultato dell'autocompletamento discende da una realtà a cui Google è estraneo, riguardando perlopiù le ricerche degli utenti, la sua visualizzazione avviene solo in forza dell'algoritmo creato da Google e in base ai criteri del meccanismo.
La decisione ha inoltre respinto anche le obiezioni pratiche fornite da Mountain View che aveva precisato che "trattandosi di un software completamente automatico è evidente l'impossibilità - senza compromettere l'intero servizio - di operare un discrimine tra termini buoni e termini cattivi, non solo in considerazione del numero indeterminabile di parole con un potenziale significato negativo, ma anche e soprattutto del fatto che il medesimo termine potrebbe avere significati del tutto diversi se abbinati a parole diverse".

Il Tribunale ha ritenuto di dover condividere la valutazione emessa in prima istanza che aveva ritenuto diffamatoria l'associazione del nome del ricorrente con le parole truffa e truffatore. "L'utente che legge tale abbinamento - si sottolinea nella decisione - è indotto immediatamente a dubitare dell'integrità morale del soggetto il cui nome appare associato a tali parole ed a sospettare una condotta non lecita da parte dello stesso". Irrilevanti, inoltre, sono state definite le tesi presentate dal colosso della ricerca in merito a tale aspetto, che ha sottolineato come "l'utente di Internet è perfettamente in grado di discernere i contenuti offerti dalla Rete". Tale assunto rappresenterebbe per il Tribunale una affermazione discutibile trattandosi di una affermazione priva di riscontro obiettivo. In particolare, tenendo in considerazione il "diverso livello culturale e le capacità assai variegate in ambito informatico da parte degli utenti della Rete" la tesi presentata da Mountain View a giustificazione dell'accaduto non apparirebbe condivisibile, probabilmente utopistica in riferimento all'utente medio del sistema e ancor più riguardo la maggioranza di essi.

Secondo il Tribunale, inoltre, ritenuta diffamatoria l'associazione del nome e cognome del ricorrente alle parole truffa e truffatore, è "innegabilmente di per sé foriera di danni al suo onore, alla sua persona ed alla sua professionalità", inoltre la "potenzialità lesiva della condotta addebitata alla reclamante appare suscettibile, per la sua peculiare natura e per le modalità con cui viene realizzata, di ingravescenza con il passare del tempo stante la notoria frequenza e diffusione dell'impiego del motore di ricerca".
La situazione sarebbe aggravata anche dal fatto che il ricorrente utilizza il web per la propria attività professionale. Pertanto il giudice di Milano rigettando il ricorso di Mountain View ha condannato Google a rimborsare 1.500 euro per i diritti lesi e 2.300 per onorari vari e spese legali.

Raffaella Gargiulo

UPDATE: Il caso potrebbe non concludersi qui, stando alle dichiarazioni che BigG ha rilasciato a riguardo: "Siamo delusi per la decisione del Tribunale di Milano. Riteniamo che Google non debba essere considerata responsabile per i termini che appaiono in Autocomplete in quanto vengono previsti attraverso algoritmi che si basano sulle ricerche effettuate in precedenza dagli utenti, non vengono identificati da Google stessa. Al momento stiamo valutando le opzioni a nostra disposizione".
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165 Commenti alla Notizia Google Suggest, colpevole in Italia
Ordina
  • Io penso che BigG abbia vinto la scommessa. il tizio diffamato ha vinto la causa, ok, ma per 1M€? noooooo 3800 mmmuhauahuahauh
    non+autenticato
  • Se venissi truffato da questa persona che (che non sono andato a cercare chi sia), perché Google ha omesso dei risultati chi mi rimborsa?
    Io da un motore di ricerca mi aspetto dei dati neutrali, non filtrati. Sarò poi io a visitare le pagine per verificare quanto suggerito.
    Se a fianco di Nome Cognome viene abbinata la parola truffa, può essere considerato un danno.
    Deve però essere considerato un danno anche se l’omonimo di Nome Cognome, autore ad esempio del libro "Fraudologia. Teoria e tecniche della truffa" non viene mostrato il suggerimento “Truffa".
    Chi deve accontentare Google? I navigatori, quelli che si aspettano un’indicizzazione neutrale con in primo piano i risultati più coerenti.
    Teo_
    2654
  • - Scritto da: Teo_
    > Se venissi truffato da questa persona che (che
    > non sono andato a cercare chi sia), perché Google
    > ha omesso dei risultati chi mi
    > rimborsa?

    dumque, tu vieni truffato da Tizio, ma secondo te la colpa è di Google che non ti ha avvisato che è un truffatore (e chi è Google per dirlo, la Cassazione?).

    dove hai studiato giurisprudenza, sulle pagine di Topolino?

    LOL
  • - Scritto da: dataghoul
    > - Scritto da: Teo_
    > > Se venissi truffato da questa persona che (che
    > > non sono andato a cercare chi sia), perché
    > Google
    > > ha omesso dei risultati chi mi
    > > rimborsa?
    >
    > dumque, tu vieni truffato da Tizio, ma secondo te
    > la colpa è di Google che non ti ha avvisato che è
    > un truffatore (e chi è Google per dirlo, la
    > Cassazione?).
    >
    > dove hai studiato giurisprudenza, sulle pagine di
    > Topolino?
    >
    > LOL

    No, ma non ci vuole nessuna scuola per capire che si trattava di una provocazione.
    Fra l’altro censurando, verrebbero omessi anche i riferimenti ad eventuali sentenze della Cassazione.
    Teo_
    2654
  • Google in fondo è un robot dotato di una sorta cervello per elaborare, form e spiders per ascoltare e terminali video nel quale parlare. Certo non puo muoversi ma puo comunicare.
    La prima legge della robotica di Asimov dice:
    Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
    Lasciando perdere il caso specifico, prendiamo un'altro esempio: provate a cercare su google "Gianni Morandi" e guardate che risultati vi vengono suggeriti.
    Il robot Google non sta recando danno ad un umano? Anche se GM è dedito ad una alimentazione non convezionale non sono cavoli suoi?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Steve Robinson Hakkabee
    > Google in fondo è un robot dotato di una sorta
    > cervello per elaborare, form e spiders per
    > ascoltare e terminali video nel quale parlare.
    > Certo non puo muoversi ma puo
    > comunicare.
    > La prima legge della robotica di Asimov dice:
    > Un robot non può recar danno a un essere umano
    > né può permettere che, a causa del proprio
    > mancato intervento, un essere umano riceva
    > danno.

    > Lasciando perdere il caso specifico, prendiamo
    > un'altro esempio: provate a cercare su google
    > "Gianni Morandi" e guardate che risultati vi
    > vengono
    > suggeriti.
    > Il robot Google non sta recando danno ad un
    > umano? Anche se GM è dedito ad una alimentazione
    > non convezionale non sono cavoli
    > suoi?
    E la "legge di spock" dove la mettiamo? aka "i bisogni dei molti contano più di quelli dei pochi... o di uno"
    non+autenticato
  • Mi dichiaro colpevole!
    Io lo faccio sempre. Quando si tratta di fare acquisti online in un particolare negozio che non ho mai sentito nominare, cerco su google "nome negozio + truffa" per cercare eventuali lamentele da parte di altri utenti.
    Visto che la persona in questione tratta "prodotti finanziari" tale ricerca è ancor più plausibile.
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    Modificato dall' autore il 07 aprile 2011 14.56
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  • - Scritto da: il solito bene informato
    > Mi dichiaro colpevole!
    > Io lo faccio sempre. Quando si tratta di fare
    > acquisti online in un particolare negozio che non
    > ho mai sentito nominare, cerco su google "nome
    > negozio
    + truffa" per cercare eventuali
    > lamentele da parte di altri
    > utenti.

    questo non c'entra niente; sei tu che inserisci la stringa di ricerca non è il motore di ricerca che ti suggerisce di accostare la parola "truffa" al nome del negozio.

    > Visto che la persona in questione tratta
    > "prodotti finanziari" tale ricerca è ancor più
    > plausibile.

    ma l'argomento del contendere è che il motore suggerisca la parola "truffatore" come completamento della stringa di ricerca.
  • - Scritto da: shevathas
    > - Scritto da: il solito bene informato
    > > Mi dichiaro colpevole!
    > > Io lo faccio sempre. Quando si tratta di fare
    > > acquisti online in un particolare negozio che
    > non
    > > ho mai sentito nominare, cerco su google
    > "nome
    > > negozio
    + truffa" per cercare eventuali
    > > lamentele da parte di altri
    > > utenti.
    >
    > questo non c'entra niente; sei tu che inserisci
    > la stringa di ricerca non è il motore di ricerca
    > che ti suggerisce di accostare la parola "truffa"
    > al nome del
    > negozio.

    ma se diversi utenti, come me, cercano la parola "truffa" associata al negozio, comparirà più facilmente tra i suggerimenti, no?
  • già... prima di difendere google, pensate se la stessa cosa accadesse a voiSorride
  • - Scritto da: ephestione
    > già... prima di difendere google, pensate se la
    > stessa cosa accadesse a voi
    >Sorride

    Io non vivo di truffe, quindi se il mio nome venisse accostato alla parola truffatore, non riceverei un immediato danno, ma al massimo un impercettibile fastidio.
  • e quella sarebbe la tua reazione, ma se qualcun altro prova invece un percettibilissimo danno alla propria immagine? Come sempre, è tutto relativo... e mi metto anche nei panni di google, che per quanto mi sta sul cavolo ora ha effettivamente una bella gatta da pelare, e non è "colpa di nessuno", tuttavia non è il nome di Page che è stato associato alla parola "truffa", se mi spiego.
  • - Scritto da: ephestione
    > già... prima di difendere google, pensate se la
    > stessa cosa accadesse a voi
    >Sorride

    è il prezzo della "celebrità" e ognuno deve essere disposto a pagarlo. Non si possono zittire tutte le voci.
  • comunque, ora ho scoperto chi è la persona in questione: http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3125765&m=312...
  • Il titolo del tuo post... sarebbe guilty as chargedCon la lingua fuori
    non+autenticato
  • - Scritto da: UKBoy
    > Il titolo del tuo post... sarebbe guilty as
    > charged
    >Con la lingua fuori

    oopsy... my bad!
    Questa frase l'ho sempre e solo sentita dire, quindi l'ho capita così Sorride

    Thank you
  • 1°- Google ha fatto tutto questo casino per 3000 euro?
    2°- Ma la dignità di una persona vale 1500€ ma sopratutto meno della parcella dell'avvocato?

    Roba da pazzi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: William J.
    > 1°- Google ha fatto tutto questo casino per 3000
    > euro?

    che fossero tre euro, tremila o tre milioni poco conta. Non bisogna accontentare certi cialtroni.
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