Claudio Tamburrino

NGN, per le telco tocca a Google pagare

Appello in sede istituzionale per addossare le spese infrastrutturali alle grandi net company. Che, secondo Telecom e Asstel, nel modello attuale incassano a ufo gli introiti maggiori

Roma - L'audizione sulle Ngn alla Commissione Lavori Pubblici del Senato è stata la sede dove le telco hanno lanciato un appello moderatamente allarmante: la rete italiana sarebbe al collasso, e per reagire ha bisogno che a pagare per le infrastrutture future siano anche le net company (Over The Top).

Stefano Parisi, ex-AD di Fastweb e presidente di Asstel, ha detto che, se finora la rete di telecomunicazioni italiana "ha retto bene", non potrà più farlo per molto, e anzi ha pronta una prospettiva di collasso: "Nel giro di 5-6 anni non reggerà più perché il traffico sta aumentando in maniera esponenziale". Per evitarne la fine "servono ingenti investimenti ma non con soldi pubblici".

Al contempo neanche le aziende telefoniche possono da sole sostenere gli investimenti dovuti anche a mantenere l'attuale qualità di servizio, e comunque non potrebbero farlo solo con i soldi che vengono dai proprio clienti.
Se non sono né le telco né Governo a dover tirare fuori i soldi, sul tavolo rimangono solo le grandi net company. Nelle conferenze di settore italiane il discorso era già stato accennato, ma stavolta si nominano Google e le altre grandi aziende ICT direttamente e in sede istituzionale: esse, spiega d'altronde Parisi, "riescono a portare a casa ricavi senza compartecipare alle spese della rete".

Parisi già in passato aveva parlato di free rider anche con un altro bersaglio, chiamando in quell'occasione in causa il WiFi pubblico ritenuta una malevole abitudine per gli utenti che ritengono gratuito un servizio che invece a loro costa.

L'intervento dello Stato, insomma, deve essere non economico né attuativo, ma esclusivamente normativo e ben calibrato: una norma che imponga semplicemente un trattamento commerciale uguale per tutti sarebbe altrettanto sbagliato. Occorre, spiega ancora, "ricorrere a modelli di gestione del traffico non discriminatori per mitigare gli effetti della saturazione della rete e garantire che tutti accedano nel modo migliore ai contenuti che cercano".

Per garantire le risorse per il potenziamento delle infrastrutture ed evitare così "il sovraffollamento di Internet - ha rincarato Luigi Gubitosi, amministratore delegato di Wind - occorrerà trovare una maniera di avere una sorta di cost sharing per far sì che i grandi player di Internet come Google, Yahoo!, Amazon e Facebook, contribuiscano alla spesa stessa".

"Il coinvestimento - ha detto parlando del passaggio alla fibra ottica - è essenziale per raggiungere risultati in tempi ragionevoli. Importanti sono anche tempi e modi dello switch off tra rame e fibra ottica".

Sul coinvolgimento dei cosiddetti over the top il fronte delle telco è unito: secondo Bernabé non solo fanno "ricavi importantissimi", ma "non lasciano occupazione e risorse fiscali in capo ai paesi in cui vengono realizzati". Tutto questo è generato dall'attuale modello di business che permette loro di raggiungere "a livello mondiale, ricavi totali analoghi a quelli conseguiti dagli operatori di rete per l'accesso a Internet (circa 130 miliardi nel 2010), pur non essendo gravati dagli elevati investimenti infrastrutturali di questi ultimi".

E per questo "la sostenibilità dell'Internet del futuro non dovrà, né potrà, naturalmente, essere garantita attraverso un aumento dei prezzi al dettaglio, ma attraverso meccanismi che aumentino la contribuzione degli over the top".

Telecom Italia, in ogni caso, ha affermato che non interromperà i suoi di investimenti e dopo i 3,1 miliardi di euro del 2010, nel triennio 2011-2013 investirà in Italia ulteriori 8,7 miliardi.

Prima di arrivare a parlare concretamente di nuove normative, piani e organizzazione del piano di passaggio alla fibra ottica, peraltro, ancora sul piano politico la questione delle competenze in materia: il capogruppo della commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato ha per esempio lanciato la proposta di passare la gestione delle NGN dal Ministero dello Sviluppo economico a quello delle Infrastrutture, in modo che utilizzare lo strumento del project financing sia più agevole.

Intanto l'AD di Alcatel-Lucent, Gianluca Baini, ha parlato di una cooperazione di sistema che guardi alle imprese e alle istituzioni, lo ha fatto a Milano in occasione del summit che ha visto riuniti i vertici della Regione Lombardia, esponenti del mondo accademico tra cui il Politecnico di Milano, le istituzioni e le telco. Nella stessa occasione è stato annunciato l'accordo triennale di collaborazione tra Alcatel-Lucent e la Fondazione Politecnico di Milano. In base ad esso verranno finanziati una ventina di ricercatori nei campi più avanzati della ricerca nelle tecnologie di comunicazione ottica ad altissima velocità.

Infine, la questione delle frequenze resta ancora in sospeso: non è ancora stata accertata la disponibilità degli 800 Mhz che le TV locali dovrebbero liberare ma per cui sembrano decisamente intenzionate a fare ostruzionismo.
E senza la certezza della loro liberazione tutta la gara rimarrebbe bloccata, così come i 2,4 miliardi di di euro di entrate previsti dal Governo: "╚ urgente - ha detto l'AD di Telecom Italia Bernabé - una celere razionalizzazione dell'uso dello spettro radioelettrico da parte delle emittenti locali, in modo da garantire agli operatori mobili la certezza giuridica di acquisire, nei tempi più brevi, l'effettiva disponibilità della banda di frequenza a 800 MHz che sarà oggetto di gara".

Claudio Tamburrino
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73 Commenti alla Notizia NGN, per le telco tocca a Google pagare
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  • Vendete wind tim e quant'altro a google, poi ci penseranno loro a gestire le infrastrutture.
    non+autenticato
  • ...la rete diventerà di Google.
    Sinceramente per quanto mi riguarda qualche vantaggio lo intravedo, invece per quanto riguarda una telco... mi preoccuperei.
    non+autenticato
  • Qualche anno fa, non tantissimi, ma ere geologiche per il web, ci fu una curiosa polemica. Era l'epoca dell'accesso in dial-up ad internet, dei provider che fornivano l'accesso gratuito (ma le telefonate bisognava farle, il concetto di flat manco esisteva); adsense non esisteva e la pubblicità sul web era una roba molto "cool" che si permetteva qualche grossa corporation americana tanto per far vedere che esisteva, mica perché avesse un reale ritorno. In quel periodo, dopo la sbornia di soldi raccolti facilmente sui mercati azionari (la bolla scoppiò e fece male a molti) i fornitori di contenuti fecero una strana richiesta. Visto che loro guadagnavano poco o nulla, mentre le compagnie telefoniche ingrassavano i bilanci sfruttando questi contenuti, le telco dovevano sovvenzionare i fornitori di contenuti. LOL
    non+autenticato
  • vecchi coccodrilli mandrilli
    quante ve ne passano per la testa...
    avete tanta fantasia e creatività, ma perché cacchio non la usate per tirar fuori qualcosa di positivo invece di martellare la gente con le vostre cazzate da sanguisuga.


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  • Legendo questo articolo, in cui telecom vuole far pagare il traffico ai grandi siti,in primis google,mi vengono in mente delle considerazioni che espongo qui.
    Quando viene fatto un sito,ho 3 possibilità:
    farlo in hosting,metterlo in un server virtuale,e metterlo in un vero e proprio server.
    Nel primo caso metto il mio sito in un server in compagnia di altri siti.
    Naturalmente chi fa questo servizio collega questo compiuter alla rete,decidendo la banda.
    Più banda compra,più utenti potranno visitare i siti ospitati nel server.
    Negli altri 2 casi,nel server virtuale e nel server, e l'utente che mete il sito in rete a decidere la banda con cui sarà collegato in rete.
    Prendere questa decisione in base a quante persone pensa che si collegheranno in rete.
    La banda la vende telecom ai provider, dove si fanno i servizi di cui ho parlato.IO non sono dacordo a far pagare ai siti che vengono messi in italia per il traffico generato,perchè se vendi tanta banda,ai tanto traffico,e prima di venderla devi garantirti che la rete in italia questo traffico possa reggerlo, o potenziare la rete se serve.I soldi per potenziare la rete deve prenderli dalla vendita della banda.
    Per i siti stranieri ci sono due possibilità:se io compro un collegamento alla rete con l'adsl,io faccio aumentare i numero di navigatori di internet di una unità,quindi valgono le considerazioni di prima.
    Se vendi banda in adsl ai navigatori,l'infrastrutura della rete la ampli con i soldi ghe ai guadagnato da questa vendita,perchè in italia un navigatore puo visitare i siti stranieri.
    Quindi,la telecom, per quanto mi riguarda, sta facendo il furbo:è un monopolista,e di conseguenza può vendere la banda al prezzo che vuole.
    Solo che e molto ingorda.
    Vuole tenersi i soldi della vendita e mettere a spese di altri una responsabilità sua:Il potenziamento della rete.
    C'è un'altra possibilità:
    Vada all'icann e tratti co loro per risolvere questi problemi.
    non+autenticato
  • Ma che centra l'ICANN???
    L'ICANN è, volendo fare un paragone, l'equivalente della Ex Naming Autority italiana e decide in merito al rilascio di nuovi TLD (Top Level Domain) come i recenti .XXX e non centra un cavolo con la banda di cui si parla.
    Per cortesia abbiate la bontà di aprir bocca con cognizione di causa.
    non+autenticato
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