Mauro Vecchio

Google, un Panda contro lo spam del search

Il cosiddetto Panda update verrà esteso a tutto il web anglofono, dopo l'iniziale sperimentazione negli Stati Uniti. Le liste di siti bloccati dagli utenti saranno così utili per decretare il ranking

Roma - Ad annunciarlo è stato un post apparso sul webmaster central blog di Google: l'aggiornamento anti-spam degli algoritmi del popolare motore di ricerca verrà ora esteso a tutti gli utenti anglofoni, dopo l'iniziale sperimentazione sul solo web a stelle e strisce. Un'ulteriore estensione dell'agguerrita campagna condotta dal colosso del search contro le cosiddette content farm.

La Grande G si era già messa al lavoro, annunciando all'inizio dello scorso gennaio una serie di linee guida più severe nei confronti di quegli operatori specializzati nella realizzazione di contenuti di bassa qualità, capaci cioè di sfruttare quelle parole chiave più popolari per ottenere ottimi posizionamenti nelle classifiche del ranking.

L'aggiornamento degli algoritmi di BigG era dunque stato pensato per ridurre il ranking dei siti di bassa qualità, scarsamente utili in merito alle keyword specificate nella ricerca degli utenti. Il cosiddetto Panda update avrebbe fornito ranking migliori per quei siti con contenuti originali, con un impatto complessivo stimato sulle ricerche pari a circa il 12 per cento.
Google ha ora sottolineato come l'aggiornamento abbia ricevuto parecchi commenti positivi, da parte degli utenti così come dei grandi editori che avrebbero generato un flusso maggiore di traffico. Con l'estensione a tutto il web anglofono, il Panda update arriva ora a comprendere proprio questi feedback per la visualizzazione di risultati di ricerca più utili. E non è tutto.

Sempre stando al post pubblicato sul blog di BigG, il nuovo aggiornamento procederà all'implementazione automatica dei dati relativi a tutti quei siti bloccati dagli utenti perché ritenuti inutili.

Un'estensione per Chrome aveva già offerto a tutti gli utenti la possibilità di inserire determinati risultati di ricerca all'interno di una blocklist. Questi link non compariranno più nelle classifiche di posizionamento restituite in seguito a qualsiasi ricerca successiva.

Google ha ora sottolineato come l'inserimento dei dati relativi ai siti bloccati verrà previsto solo in situazioni ad alto livello di certezza. Si tratta però di un terreno minato, soprattutto se le scelte soggettive degli utenti andranno a determinare le classifiche di posizionamento di determinati siti. Basteranno le loro liste nere per avvicinare un sito alle famigerate content farm?

Mauro Vecchio
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