Mauro Vecchio

Copyright, nuvole nere su Amazon

Le major all'attacco del nuovo servizio musicale in the cloud. Amazon non avrebbe siglato accordi di licenza per l'archiviazione dei brani online. Ma Cloud Drive sarebbe pari ad un comune hard disk

Roma - C'è chi ha sottolineato come il nuovo servizio musicale in the cloud di Amazon abbia già sollevato un vespaio di polemiche, scatenando un'agguerrita battaglia sul licensing di milioni di brani archiviati dagli utenti del retailer statunitense.

Al centro della bufera è così finita la piattaforma Cloud Drive, che permette a tutti gli utenti di Amazon di caricare i propri brani tra i vasti cieli del cloud computing, prima di poterli ascoltare in streaming su qualsiasi dispositivo connesso alla Rete.

Una vera e propria pioggia di musica, a partire dai 5 GB di spazio gratuito inizialmente offerti dalla società di Jeff Bezos. Ma i rappresentanti legali delle grandi sorelle del disco non sembrano aver affatto apprezzato questa nuova modalità di distribuzione.
Amazon non ha siglato alcun contratto di licenza per l'archiviazione in the cloud dei brani, dal momento che si tratta di file legalmente acquistati dagli utenti e poi riversati in uno spazio vuoto offerto dal servizio Cloud Drive.

Per le major, Amazon sarebbe responsabile di violazione massiva del copyright. Avrebbe cioè bisogno di una specifica licenza per permettere ai suoi utenti di archiviare musica online, per poi riprodurla su qualsiasi altra tipologia di device.

Gli alti vertici del retailer a stelle e strisce hanno ora scritto una lettera aperta alle varie major, sottolineando come in appena due settimane il servizio Cloud Drive abbia fatto innalzare il livello globale di musica venduta in formato mp3.
Come a dire: perché lamentarsi per questioni - in questo caso nemmeno inquadrate perfettamente a livello legale - di licensing quando il nostro servizio spinge verso l'aumento delle vendite di musica legale?

Amazon non ha tuttavia quantificato questo aumento delle vendite, rimarcando la sua intenzione di non siglare alcun contratto specifico di licenza. Lo spazio a disposizione degli utenti resterebbe alla pari di quello offerto da un comune hard drive.

Mauro Vecchio
Notizie collegate
  • BusinessAmazon, streaming e nuvoleArmadietti digitali per la musica e gli altri contenuti che gli utenti intendono caricare on the cloud
  • AttualitàMusica, streaming e nuvoleIl servizio eMusic starebbe imboccando la strada del cloud, quasi certo del benestare delle major. Mentre Rdio apre i battenti negli USA e in Canada, con un nuovo servizio social. Nel frattempo, Apple medita sul video streaming
  • BusinessiTunes, pronta per la nuvola?Secondo alcune indiscrezioni, la piattaforma di Apple avrebbe già confezionato le sue strategie per lo streaming musicale. Che dovrebbero rivelarsi in autunno, per lanciare la sfida a Google
4 Commenti alla Notizia Copyright, nuvole nere su Amazon
Ordina
  • I soliti buffoni...cioè sono loro stessi che ammazzano i serviziA bocca aperta
    Sgabbio
    26177
  • Maronna mia cheppalle! Questi qua si lamentano proprio ma proprio di tutto e di tutti!
    C'è qualcosa che gli va bene che non sia l'incamerare soldi in prima persona senza cedere o rivendere servizi ad altri? A quanto pare no.

    Ennesima dimostrazione di quanto siano retrogradi.
    Mi sa che nella zucca vuota credono ancora di essere ai tempi dei menestrelli...

    Non c'è un termine per definire una situazione del genere.
    Dire "patetici" è poco e fuori luogo, in quanto non fanno pena, ma schifo.
    Quale altro termine usare... umh, difficile inquadrare mentalità fuori dallo spazio e dal tempo.

    Abbiamo oltrepassato l'anno 2000 da un pezzo.
    Mha.
    non+autenticato
  • concordo... un conto sarebbe se Amazon mi fa fare lo streaming del suo CATALOGO, ma qui si parla di tracce MIE salvate online... posso fare la stessa cosa a casa mia con un disco accessibile dal web...
    MeX
    16902
  • Infatti, non capisco quale sia il problema... loro offrono uno spazio per poter caricare la musica comprata da me in modo da ascoltarla (probabilmente con una qualche protezione) da ogni dispositivo che si connette ad internet e consente di riprodurre musica da un sito.

    L'accusa qual'è?
    Forse Amazon si rivende gli mp3 che uppo? (che senso avrebbe, la duplicazione digitale è illimitata)
    Forse è la semplice copia di un mp3 che gli da fastidio alle major? (un mp3 posso compiarmelo in 12341245 chiavette a casa, nel palmare, nel lettore mp3, in tutti gli hard disk...)

    Boh, per me non sanno più cosa inventarsi...
    Wolf01
    3342