massimo mantellini

Contrappunti/ Diete editoriali

di M. Mantellini - Non basterà accettare di guadagnare meno. Bisognerà anche mettere da parte tutte le barriere che separano chi scrive da chi legge: a cominciare dal DRM

Roma - Mafe de Baggis qualche giorno fa su queste pagine ha riassunto da par suo i limiti della transizione editoriale verso il digitale. Aggiungo un punto, se posso: nella dieta prevista e canonica necessaria per dimagrire, è incluso per l'industria dei contenuti un ulteriore sacrificio, indipendente dal tipo di regime calorico scelto. Quello di accettare non solo il ritorno al peso forma ma anche quello di una sostanziale ulteriore magrezza imposta. L'industria dei contenuti dopo Internet sarà, necessariamente e per un periodo più o meno lungo, economicamente meno florida di quella precedente, almeno per i grandi attori protagonisti del mercato di massa, e questa è di per sé una idea molto difficile da accettare.

Fra i bisbigli di questi giorni c'è quello legato al rapido disinnamoramento degli editori verso iPad. Il tablet di Apple è stato prima vigorosamente invocato dagli editori come il salvagente digitale che li avrebbe tenuti a galla, poi, mano a mano che dagli entusiasmi iniziali si passava a numeri di vendita medio-bassi, è iniziato lo scaricabarile solito: se gli incassi non sono entusiasmanti la colpa è dello strumento, in alternativa della scarsa predisposizione verso il nuovo dei lettori, infine di Internet che estende la lunga mano della sua concorrenza sleale agli ambienti economici recintanti dei contenuti editoriali.

Per continuare ad usare la metafora di Mafe, qui non siamo di fronte ad una industria che fa la dieta con gli zuccheri ma di una vera e propria crisi bulimica che rende difficile ogni valutazione di scenario. Secondo Condé Nast dovrebbe evidentemente essere logico che i lettori acquistino mensilmente la versione per iPad di GQ a 5 dollari, quando il medesimo editore vende in abbonamento la medesima copia cartacea a circa un dollaro. In nome di quale coma diabetico è possibile immaginare come plausibile un contesto economico del genere?
Lo stesso accade, anche in Italia, con la distribuzione dei libri elettronici. Qualsiasi fruttivendolo che decidesse oggi di vendere i lupini a 100 euro al chilogrammo verrebbe rapidamente additato come un pazzo, invece l'editore dell'ultimo romanzo di cassetta può proporre prezzi dopati per i propri testi in formato elettronico senza alcun evidente biasimo sociale. Merito forse del mercato di riferimento è che attualmente una piccola nicchia di un mercato di nicchia. Così, per fare un solo esempio fra i tanti possibili, in questo momento su IBS il nuovo libro di Roberto Saviano "Vieni via con me" costa in versione cartacea 9,10 euro (30 per cento di sconto sul prezzo di copertina) mentre lo stesso testo in versione elettronica viene venduto a 9,99 euro.

Il primo dei due formati assomma i costi della carta, dell'inchiostro e della stampa a quelli della distribuzione, il secondo presume che il lettore abbia acquistato un device apposito, abbia confidenza con un lucchetto software che lo rende incompatibile con il più comune degli ebook reader sul mercato, che la sua protezione software su iPad costringa a un numero molto ampio di procedure per poter essere letto tra le quali l'installazione di una app dedicata di una software house terza che serve solo a quello, e che infine il cliente accetti a cuor leggero di non poterlo prestare nemmeno alla propria zia informatizzata. Quasi tutti i grandi editori italiani utilizzano il medesimo lucchetto software di Adobe: nelle loro menti probabilmente il lettore di libri elettronici è un individuo con enormi capacità di adattamento ambientale. Perché dovrebbe lamentarsi del tempo nuvoloso quando in fondo potrebbe anche piovere?

Sono le incertezze delle epoche di transizione ma non ci si può poi meravigliare troppo se molti lettori tecnologicamente avanzati in contesti del genere più che una dieta ipocalorica augurino all'industria dei contenuti alcuni anni di rieducazione in una sperduta casa di detenzione turca.

Il tema del prezzo e quello dell'usabilità sono del resto solo due di quelli in campo. C'è poi quello di un rapporto fiduciario tutto da immaginare: mi spiace doverlo sottolineare così brutalmente, ma su Internet non sarà possibile per nessuno derogare ad un rapporto stretto e continuo con la propria affezionata utenza. Fino a quando la diffidenza (per non dire peggio) sarà la premessa più comune verso la propria nuova clientela digitale, non sarà possibile aprire grandi e nuovi spazi di business. Per questo sono straordinariamente importanti gli esperimenti di social DRM che alcuni editori italiani hanno iniziato a proporre. Da altre parti in molti invocano un ulteriore passo verso la normalizzazione dei formati digitali, una loro maggior compatibilità e magari la creazione di una vera edicola elettronica, per lo meno dentro lo store di Apple, ma perché no, anche altrove, nella quale, esattamente come accade nel mondo di carta, la gente possa entrare e scegliere cosa acquistare senza dover legarsi fisicamente ad una applicazione proprietaria per ogni diverso contenuto richiesto.

Più semplicità e maggior trasparenza insomma, e prezzi adeguati, per dare l'abbrivio iniziale ad un ambiente economico che ha un enorme bisogno di crescere sano e ampio nell'interesse di tutti.

Massimo Mantellini
Manteblog

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159 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Diete editoriali
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  • molti lavori sono scomparsi dall'inizio dei tempi, altri si sono evoluti, chi rimane inidetro e' perduto.... e' inutile che paingono e' il pubblico che fa i soldi e non loro...
    non+autenticato
  • Non possono riadattarsi. Dovrebbero ripensare il loro modello da zero... e a questo punto, è più probabile che riesca a farlo chi non si è mai occupato di editoria, ed è quindi libero da preconcetti.

    Già molti aspiranti autori saltano completamente il passaggio dall'editore, e si pubblicano da soli.
    Gli editori sono ancora fissi su idee come quella di far pagare la singola copia, e di tentare di limitare la circolazione, creando una "scarsità artificiale"; la prima idea è assurda, perchè il valore percepito di una copia digitale è sempre più basso (chi paga per avere un file, poi vede l'amico che l'ha scaricato gratis e gli dice "ma perchè non l'hai chiesto a me?" si sente uno stupido, e pensa "ho buttato dei soldi per una cosa che non vale niente"); la seconda è semplicemente impossibile, perchè tutti i sistemi per frenare la condivisione hanno fallito e continuano a fallire.

    Eppure, gli editori sono fissati con questi preconcetti; lavorare in questo modo è inutile, e non merita uno stipendio. Possiamo fare a meno di chi lavora così.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > Già molti aspiranti autori saltano completamente
    > il passaggio dall'editore, e si pubblicano da
    > soli.

    Sì e vendono milioni di copie...
    Come se l'autore che si autopubblica sia una novità. C'erano vent'anni fa e ci sono oggi.

    > Gli editori sono ancora fissi su idee come quella
    > di far pagare la singola copia, e di tentare di
    > limitare la circolazione, creando una "scarsità
    > artificiale";

    Che idea folle hanno, meglio far pagare una singola copia 3 milioni di euro.

    > Eppure, gli editori sono fissati con questi
    > preconcetti; lavorare in questo modo è inutile, e
    > non merita uno stipendio. Possiamo fare a meno di
    > chi lavora
    > così.

    eh forse perché loro fanno qualcosa nella vita al contrario di te
    non+autenticato
  • > > Gli editori sono ancora fissi su idee come
    > quella
    > > di far pagare la singola copia, e di tentare di
    > > limitare la circolazione, creando una "scarsità
    > > artificiale";
    >
    > Che idea folle hanno, meglio far pagare una
    > singola copia 3 milioni di
    > euro.

    Meglio farla pagare quello che è costata, non di più. E se nessuno è disposto a pagare quella cifra, vuol dire che hai lavorato male.

    >
    > > Eppure, gli editori sono fissati con questi
    > > preconcetti; lavorare in questo modo è inutile,
    > e
    > > non merita uno stipendio. Possiamo fare a meno
    > di
    > > chi lavora
    > > così.
    >
    > eh forse perché loro fanno qualcosa nella vita al
    > contrario di
    > te

    Io, a differenza di loro, non piango miseria pretendendo soldi e accusando il prossimo.
    non+autenticato
  • è vero, per gli editori è finita... sono daccordo con uno qualsiasi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Enry
    > è vero, per gli editori è finita... sono daccordo
    > con uno
    > qualsiasi.

    Sei lo stesso Enry che aveva scritto ieri sera? Perchè mi pareva di aver letto dei post molto diversi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi

    > Meglio farla pagare quello che è costata, non di
    > più. E se nessuno è disposto a pagare quella
    > cifra, vuol dire che hai lavorato male.

    La trovo una soluzione un po troppo semplicistica, spiegami quali parametri usi per stabilire quanto è costato fare un libro, sia esso cartaceo o digitale.

    > > > Eppure, gli editori sono fissati con questi
    > > > preconcetti; lavorare in questo modo è inutile,
    > > e non merita uno stipendio. Possiamo fare a meno
    > > di chi lavora così.

    Scusa quali sarebbero i preconcetti?
  • - Scritto da: Morpheus61
    > - Scritto da: uno qualsiasi
    >
    > > Meglio farla pagare quello che è costata, non di
    > > più. E se nessuno è disposto a pagare quella
    > > cifra, vuol dire che hai lavorato male.
    >
    > La trovo una soluzione un po troppo
    > semplicistica, spiegami quali parametri usi per
    > stabilire quanto è costato fare un libro, sia
    > esso cartaceo o
    > digitale.

    Guarda che il problema è proprio che non vendono "un libro", vendono centinaia di copie di un libro.

    La cosa giusta sarebbe di venderne uno (perchè ne hai prodotto uno), e lasciare che le copie vengano fatte come si vuole.

    A questo punto, i parametri per stabilire quanto costa vengono stabiliti dalla normale domanda ed offerta: con il prezzo che chiedi ti ripaghi le spese? Hai il guadagno che volevi? Trovi qualcuno disposto a pagare quel prezzo?
    Se la risposta alle domande è sì, il prezzo è quello giusto, altrimenti devi cambiarlo.

    >
    > > > > Eppure, gli editori sono fissati con questi
    > > > > preconcetti; lavorare in questo modo è
    > inutile,
    > > > e non merita uno stipendio. Possiamo fare a
    > meno
    > > > di chi lavora così.
    >
    > Scusa quali sarebbero i preconcetti?

    L'avevo scritto nel post iniziale: far pagare per ogni singola copia (anche se fare le copie non ha nessun costo), e limitare il numero di copie (anche se se ne potrebbero fare infinite)
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > - Scritto da: Morpheus61
    > > - Scritto da: uno qualsiasi
    > >
    > > > Meglio farla pagare quello che è costata, non
    > di
    > > > più. E se nessuno è disposto a pagare quella
    > > > cifra, vuol dire che hai lavorato male.
    > >
    > > La trovo una soluzione un po troppo
    > > semplicistica, spiegami quali parametri usi per
    > > stabilire quanto è costato fare un libro, sia
    > > esso cartaceo o digitale.
    >
    > Guarda che il problema è proprio che non vendono
    > "un libro", vendono centinaia di copie di un
    > libro.
    >
    > La cosa giusta sarebbe di venderne uno (perchè ne
    > hai prodotto uno), e lasciare che le copie
    > vengano fatte come si vuole.
    >
    > A questo punto, i parametri per stabilire quanto
    > costa vengono stabiliti dalla normale domanda ed
    > offerta: con il prezzo che chiedi ti ripaghi le
    > spese? Hai il guadagno che volevi? Trovi qualcuno
    > disposto a pagare quel prezzo?
    > Se la risposta alle domande è sì, il prezzo è
    > quello giusto, altrimenti devi cambiarlo.

    Continui a non rispodere, te la metto in un altro modo, quanto deve essere pagato l'autore che ha impiegato 6 mesi per scrivere il libro, che ha speso soldi per effettuare magari sopralluoghi e ricerche per il libro, e poi quanto dovrebbe essere pagato il grafico che si occupa dell'impaginazione e delle copertine (che è quello che faccio io)?
    Fatti due conti e vediamo quanto dovrebbe costare l'unica copia, non pensi che la cifra sarebbe un pochino alta ed è per quello che la si spalma?
    perché continuate a pensare che il lavoro degli altri valga meno del vostro
    > >
    > > > > > Eppure, gli editori sono fissati con
    > questi
    > > > > > preconcetti; lavorare in questo modo è
    > > inutile,
    > > > > e non merita uno stipendio. Possiamo fare a
    > > meno
    > > > > di chi lavora così.
    > >
    > > Scusa quali sarebbero i preconcetti?
    >
    > L'avevo scritto nel post iniziale: far pagare per
    > ogni singola copia (anche se fare le copie non ha
    > nessun costo), e limitare il numero di copie
    > (anche se se ne potrebbero fare
    > infinite)

    Quindi il primo file pubblicato quanto dovrebbe costare?
  • - Scritto da: Morpheus61
    > perché continuate a pensare che il lavoro degli
    > altri valga meno del vostro

    Meno? Loro pensano che valga zero.

    Non riescono a capire che tutti i costi, dalle macchine all'energia elettrica al costo del personale, vanno spalmati su una produzione, qualsiasi essa sia.

    O sono imbecilli o sono ragazzini.
    ruppolo
    33147
  • - Scritto da: ruppolo
    > - Scritto da: Morpheus61
    > > perché continuate a pensare che il lavoro degli
    > > altri valga meno del vostro

    > Meno? Loro pensano che valga zero.

    > Non riescono a capire che tutti i costi, dalle
    > macchine all'energia elettrica al costo del
    > personale, vanno spalmati su una produzione,
    > qualsiasi essa sia.

    Veramente mi sembra che siano piu' pronti a rinnovare i passaggi e relativi costi. Secondo te trasportare su gomma ed immagazzinare costa come trasportare bite? Le due cose richiedono lo stesso personale e strumenti ? Sono sottoposti alle stesse leggi fisiche e dello stato ?

    > O sono imbecilli o sono ragazzini.

    Non dare del tuo agli altri solo perche' hai abbandonato l'elasticita' mentale da un pezzo.
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: ruppolo
    > > - Scritto da: Morpheus61
    > > > perché continuate a pensare che il lavoro
    > degli
    > > > altri valga meno del vostro
    >
    > > Meno? Loro pensano che valga zero.
    >
    > > Non riescono a capire che tutti i costi, dalle
    > > macchine all'energia elettrica al costo del
    > > personale, vanno spalmati su una produzione,
    > > qualsiasi essa sia.
    >
    > Veramente mi sembra che siano piu' pronti a
    > rinnovare i passaggi e relativi costi. Secondo te
    > trasportare su gomma ed immagazzinare costa come
    > trasportare bite? Le due cose richiedono lo
    > stesso personale e strumenti ? Sono sottoposti
    > alle stesse leggi fisiche e dello stato
    > ?

    E tu credi che trasportare "bite" non costi nulla? Che trovi il pinco che ti fa transitare i tuoi "bite" e sta a guardare tu che fai i soldi?

    >
    > > O sono imbecilli o sono ragazzini.
    >
    > Non dare del tuo agli altri solo perche' hai
    > abbandonato l'elasticita' mentale da un
    > pezzo.

    La mia elasticità mentale non arriva al punto da accettare che alcuni debbano lavorare gratis contro la loro volontà!

    Chi lavora ha diritto al compenso.

    Detto questo, dico anche che gli editori nella distribuzione digitale non servono più. È sufficiente un distributore generico di "bite", come Apple o Amazon.
    ruppolo
    33147
  • ... il miglior formato eBook esiste già, da almeno 20 anni, e si chiama HTML. E` libero, aperto, accessibile da qualsiasi dispositivo, comodissimo e gratuito. Difficile che le persone si affezionino così facilmente a qualcos'altro che ha caratteristiche esattamente opposte.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Carlo
    > ... il miglior formato eBook esiste già, da
    > almeno 20 anni, e si chiama HTML. E` libero,
    > aperto, accessibile da qualsiasi dispositivo,
    > comodissimo e gratuito. Difficile che le persone
    > si affezionino così facilmente a qualcos'altro
    > che ha caratteristiche esattamente
    > opposte.

    Il miglior formato per gli ebook è l'epub che è libero, aperto, gratuito e accessibile da qualsiasi apparecchio lo voglia usare.
    Non è molto diverso dall'HTML però quest'ultimo è "troppo libero" mentre l'epub è come un HTML standardizzato apposta per gli ebook e quindi con regole più strette.
    non+autenticato
  • Credo che andrebbe benissimo anche il PDF o un nuovo formato ad-hoc con caratteristiche specifiche pensate per rendere più confortevole (qualunque cosa voglia dire) la lettura di un libro su un dispositivo apposito.
    Il punto è che deve essere APERTO e GRATUITO (il formato, non il libro). Ai nuovi formati ci si adatta piuttosto infretta, l'unico problema è se al posto di uno o due formati liberi si ha a che fare con una moltitudine di formati proprietari tra loro incompatibili, fruibili per di più solo in modo farragginoso e inaffidabile sul lungo periodo.
    Se oggi acquisto un PDF ritengo di avere buone probabilità di poterlo conservare e leggere nell'arco dei prossimi 10 anni.
    Se invece acquisto un file "lucchettato" e in formato proprietario, ho il timore che la ditta sviluppatrice dell'app che gestisce il DRM fallisca, o più banalmente che mi rubino l'ebook (o si rompa) e che debba ricomprare il file, ecc.
  • Quello di cui parli c'è già e si chiama Epub.
    non+autenticato
  • - Scritto da: MarcelloRomani
    > Credo che andrebbe benissimo anche il PDF o un

    Il PDF io lo vedo come la "trasposizione della carta in bit". A mio modo di vedere quindi non ha senso, perché è come se quando hanno inventato le automobili ci avessero messo le briglie e la sella per farle assomigliare ad un cavallo. In realtà all'inizio ci avevano anche provato ma poi hanno capito che non era la strada migliore. Mi viene da piangere ogni volta che vedo ad esempio la nostra pubblica amministrazione che fa grandi proclami di passaggio al digitale e poi usa il PDF, che non è poi molto diverso dal concetto di fotocopia (forse il massimo di "tecnologia") che i nostri legislatori capiscono. Stessa cosa (e molto peggiore) per il doc, ma in fin dei conti anche per gli analoghi anche formati liberi, come odf e via discorrendo, perché sempre dal concetto di carta partono (ovviamente dovendo scegliere meglio i formati aperti, ma non è questo il nocciolo del mio ragionamento).

    Qualcuno ha parlato di ePub come di un formato migliore. Non lo conosco, e non ne dubito, ma ciò che dubito è che questo sostituirà l'HTML. Ritengo assai più probabile che sarà l'HTML ad evolversi, ad esempio implementando sempre più le specifiche previste dell'HTML5, ed altro ancora). E` vero che per certi versi HTML è "troppo" libero, ma è anche (paradossalmente) grazie a questa "troppa" libertà che esso si mantiene largamente compatibile, perché non conviene deviare troppo da uno standard così universale, che nessuno probabilmente ormai riesce a "piegare troppo" agli interessi del proprio portafogli. In ogni caso non occorre che un formato sia il migliore possibile affinché questo abbia successo, ed è per questo che (IMVHO) penso che ePub (ed altri) resteranno comunque formati di nicchia, soprattutto se per disgrazia dovesse volerci qualcosa di più di un browser per leggerli. Di DRM non sto nemmeno a parlarne perché quello è un suicidio editoriale per chiunque pensi di fare affari con quello.
    non+autenticato
  • Penso che la soluzione sia un formato che diventi uno standard per tutti invece di averne una moltitudine che porta a una confusione assurda e un incompatibilità tra i vari Reader, che poi sia un formato già esistente o uno creato ad oc poco importa, l'importante è che sia libero e usato da tutti
  • - Scritto da: Morpheus61
    > Penso che la soluzione sia un formato che diventi
    > uno standard per tutti invece di averne una
    > moltitudine che porta a una confusione assurda e
    > un incompatibilità tra i vari Reader, che poi sia
    > un formato già esistente o uno creato ad oc poco
    > importa, l'importante è che sia libero e usato da
    > tutti

    Credo esista già: ePub.
    ruppolo
    33147
  • - Scritto da: ruppolo

    > Credo esista già: ePub.

    l'importante è che sia usato da tutti i produttori di libri e i produttori di reader e purtroppo non è ancora così
  • - Scritto da: Morpheus61
    > - Scritto da: ruppolo
    >
    > > Credo esista già: ePub.
    >
    > l'importante è che sia usato da tutti i
    > produttori di libri e i produttori di reader e
    > purtroppo non è ancora
    > così

    Non lo usano perché non vogliono usarlo, per il momento mi viene in mente solo il Kindle. Ma l'epub mi sembra supportato da un vasto numero di apparecchi.
    non+autenticato
  • Io credevo fosse il formato rtf.
    Parti da lì per ottenere quello che vuoi.
  • Ottimo articolo.
    Presenta in modo magistrale, dal punto di vista dell'utente, in che modo viene percepito il "costo" e racconta molto bene l'incredulità da parte del pubblico dei costi relativi la fruizione del nuovo "media".

    Mi piacerebbe un articolo altrettanto esaustivo, ma visto dalla parte dell'editore, non basato sulle sparate della FIMI sia chiaro.
    Mi piacerebbe sapere come nasce vive e arriva in libreria un libro, quanto ci mette una casa editrice e quanto invece deve metterci l'autore sia in termini di costi (spesso infatti e' l'autore che paga le stampe, specie se si tratta di un "novellino") e quanto invece ci mette la casa editrice cui compete la maggior parte dei proventi.

    Perché si, è vero che carta, stampa e distribuzione vengono tagliati tout-court dalla versione elettronica (fino ad un certo punto: i server costano, la banda pure e per quanto piccolo il prezzo è > 0... non sparatemi, adesso sto facendo l'avvocato del diavolo), ma gli altri costi: relativi l'elaborazione del testo, l'impaginazione, la correzione delle bozze ecc... costi che la nuova era digitale non ha abbattuto, ma anzi: a causa della varietà dei dispositivi di lettura presente sono aumentati!

    E mentre quello della stampa & trasporto è un sistema ben rodato e che consente grandi economie di scala, con i vari formati di e-reader non c'e' ancora questa possibilità (e non ci sarà, temo... vedi quel che succede con i browser web).

    Un saluto
    GTFS
    non+autenticato
  • Credo che il discorso valga solo per la distribuzione, visto che ciò che è disponibile in digitale dovrebbe già esserlo in cartaceo (eccezioni a parte ovviamente), quindi con le bozze già corrette. Per l'impaginazione "digitale" non credo vi siano particolari ostacoli. Due clic e via.
    I costi dovrebbero quindi differenziarsi solo sulla distribuzione, ma affindandosi a "store" già esistenti anche questa voce di costo dovrebbe essere irrisoria.

    Tuttavia ammetto la mia ignoranza sul settore dell'editoria dunque potrei aver tranquillamente detto molte cavolate.
    Imho, mi sembra però che il ragionamento fili.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Credo che il discorso valga solo per la
    > distribuzione, visto che ciò che è disponibile in
    > digitale dovrebbe già esserlo in cartaceo
    > (eccezioni a parte ovviamente), quindi con le
    > bozze già corrette. Per l'impaginazione
    > "digitale" non credo vi siano particolari
    > ostacoli. Due clic e via.

    l'impaginazione per il cartaceo avviene già in modo digitale per cui i costi sono gli stessi
    il costo che differenzia il digitale dal cartaceo è il materiale e la stampa (inchiostri, macchinari, ecc...)

    > I costi dovrebbero quindi differenziarsi solo
    > sulla distribuzione, ma affindandosi a "store"
    > già esistenti anche questa voce di costo dovrebbe
    > essere irrisoria.

    La distribuzione avviene in modi diversi ma il costo di quella del cartaceo di media è superiore a quella digitale.

    > Tuttavia ammetto la mia ignoranza sul settore
    > dell'editoria dunque potrei aver tranquillamente
    > detto molte cavolate.
    > Imho, mi sembra però che il ragionamento fili.

    Un libro digitale costa mediamente meno di uno cartaceo anche solo per il numero di persone coinvolte nella produzione e distribuzione.
  • - Scritto da: Morpheus61
    > - Scritto da: ThEnOra
    > > Credo che il discorso valga solo per la
    > > distribuzione, visto che ciò che è disponibile
    > in
    > > digitale dovrebbe già esserlo in cartaceo
    > > (eccezioni a parte ovviamente), quindi con le
    > > bozze già corrette. Per l'impaginazione
    > > "digitale" non credo vi siano particolari
    > > ostacoli. Due clic e via.
    >
    > l'impaginazione per il cartaceo avviene già in
    > modo digitale per cui i costi sono gli
    > stessi
    > il costo che differenzia il digitale dal cartaceo
    > è il materiale e la stampa (inchiostri,
    > macchinari,
    > ecc...)
    >
    > > I costi dovrebbero quindi differenziarsi solo
    > > sulla distribuzione, ma affindandosi a "store"
    > > già esistenti anche questa voce di costo
    > dovrebbe
    > > essere irrisoria.
    >
    > La distribuzione avviene in modi diversi ma il
    > costo di quella del cartaceo di media è superiore
    > a quella
    > digitale.
    >
    > > Tuttavia ammetto la mia ignoranza sul settore
    > > dell'editoria dunque potrei aver tranquillamente
    > > detto molte cavolate.
    > > Imho, mi sembra però che il ragionamento fili.
    >
    > Un libro digitale costa mediamente meno di uno
    > cartaceo anche solo per il numero di persone
    > coinvolte nella produzione e
    > distribuzione.

    Non ho detto le stesse cose... mah?
  • - Scritto da: ThEnOra

    > Non ho detto le stesse cose... mah?

    Tu parli sempre di distribuzione ma non è quello il costo maggiore, il costo maggiore è la stampa i materiali di consumo e lo stoccaggio sia dei prodotti di consumo che del prodotto finito, e non ho citato un'altro grande costo che è l'invenduto, prova a pensare alla stampa di un libro che poi non riscuote successo, o ai resi di un quotidiano o di una rivista, quelli sono tutti costi che con il digitale non hai, senza contare il numero decisamente inferiore di personale necessario alla pubblicazione di un libro o una rivista in digitale.
  • Ah ok. Grazie della precisazione.
  • - Scritto da: Morpheus61
    > - Scritto da: ThEnOra
    >
    > > Non ho detto le stesse cose... mah?
    >
    > Tu parli sempre di distribuzione ma non è quello
    > il costo maggiore, il costo maggiore è la stampa
    > i materiali di consumo e lo stoccaggio sia dei
    > prodotti di consumo che del prodotto finito, e
    > non ho citato un'altro grande costo che è
    > l'invenduto, prova a pensare alla stampa di un
    > libro che poi non riscuote successo, o ai resi di
    > un quotidiano o di una rivista, quelli sono tutti
    > costi che con il digitale non hai, senza contare
    > il numero decisamente inferiore di personale
    > necessario alla pubblicazione di un libro o una
    > rivista in
    > digitale.

    per i libri penso che il costo maggiore sia la campagna pubblicitaria e i soldi da elargire per essere in determinati spazi "di vendita" in tdeterminate città in determinati periodi dell'anno.
    la stampa avviene penso avvenga in cina tranne per alcuni libri particolari a numero chiuso stoccaggio e distribuzione "fisica" tramite cooperative e sub contratti.
    poi centamente un file dovrebbe costare meno di un libro fisico ... a meno che il server non sia a palo alto ed chi fa il libro in qualche provicia sperduta del sud est asiatico in mezzo a miasmi industriali ed una moneta tenuta a basso valore sul dollaro....
    non+autenticato
  • - Scritto da: Picchiatell o

    > per i libri penso che il costo maggiore sia la
    > campagna pubblicitaria e i soldi da elargire per
    > essere in determinati spazi "di vendita" in
    > tdeterminate città in determinati periodi
    > dell'anno.

    I costi oggi coincidono, se faccio pubblicità al cartaceo la gente lo cercherà anche in digitale se gli interessa e viceversa mi basta dire che esiste in entrambi i formati, un po come per i giochi nella cui pubblicità si mettono anche le piattaforme su cui il gioco può girare, nel caso di un libro solo digitale la promozione deve essere fatta comunque altrimenti è impossibile venderlo, non si può metterlo su un server in mezzo a migliaia di altri libri e sperare che le persone lo acquistino senza pubblicizzarlo, e un passaggio in televisione o la pubblicità fatta a mezzo internet sui siti specializzati e su quelli generalisti a grande diffusione non è che costi poco (non si usa solo il passa parola per farsi pubblicità).

    > la stampa avviene penso avvenga in cina tranne
    > per alcuni libri particolari a numero chiuso
    > stoccaggio e distribuzione "fisica" tramite
    > cooperative e sub contratti.

    Anche questo è sbagliato ci sono decine di case editrici che stampano sia libri che riviste in Italia (io collaboro con alcuni di loro), il fatto poi di servirsi di terzi per lo stoccaggio o la distribuzione non elimina certo i costi, e soprattutto aggiungere passaggi tra la produzione e la vendita non fa certo diminuire il costo al dettaglio

    > poi centamente un file dovrebbe costare meno di
    > un libro fisico ... a meno che il server non sia
    > a palo alto ed chi fa il libro in qualche
    > provicia sperduta del sud est asiatico in mezzo a
    > miasmi industriali ed una moneta tenuta a basso
    > valore sul dollaro....

    vedi il problema è un'altro l'editoria cartacea è in declino già da tempo, questo vale per l'italia che notoriamente non è un paese di grandi lettori ma anche per molti altri paesi industrializzati, la diffusione di internet e la comparsa dei nuovi media sta accelerando il processo, le case editrici sanno benissimo che il futuro è il libro e la rivista digitale che ha un costo decisamente minore del cartaceo,l'errore che fanno è il non svincolare il digitale dal cartaceo, mantengono i prezzi del digitale alto per non accelerare il declino del cartaceo che loro stesse producono, questo è un sistema destinato a fallire, si andrà sempre di più verso il digitale e il cartaceo diventerà un settore di nicchia destinato solo ai libri che hanno davvero un grande valore culturale, mentre tutte quelle produzione puramente commerciali che sono poi la maggioranza oggi saranno solo digitali
  • - Scritto da: Morpheus61
    le case
    > editrici sanno benissimo che il futuro è il libro
    > e la rivista digitale che ha un costo decisamente
    > minore del cartaceo,l'errore che fanno è il non
    > svincolare il digitale dal cartaceo, mantengono i
    > prezzi del digitale alto per non accelerare il
    > declino del cartaceo che loro stesse producono,
    > questo è un sistema destinato a fallire, si andrà
    > sempre di più verso il digitale e il cartaceo
    > diventerà un settore di nicchia destinato solo ai
    > libri che hanno davvero un grande valore
    > culturale, mentre tutte quelle produzione
    > puramente commerciali che sono poi la maggioranza
    > oggi saranno solo
    > digitali

    parlando di Italia penso che ci saranno una serie di clienti "premium" che comprerà sia il formato cartaceo e sia il digitale dei libri a valore culturale auspico che i formati commerciali passino al digitale ma dato che nel nostro paese ancora non esistono device a buon prezzo che possono non solo compesare la lettura di libri ma sopratutto di una buona guida turistica ( settore molto attivo nella stampa statale o privata)con foto decenti la vedo dura...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Picchiatell o
    >
    > parlando di Italia penso che ci saranno una serie
    > di clienti "premium" che comprerà sia il formato
    > cartaceo e sia il digitale dei libri a valore
    > culturale auspico che i formati commerciali
    > passino al digitale ma dato che nel nostro paese
    > ancora non esistono device a buon prezzo che
    > possono non solo compesare la lettura di libri ma
    > sopratutto di una buona guida turistica ( settore
    > molto attivo nella stampa statale o privata)con
    > foto decenti la vedo dura...

    Il problema dei device è comunque in qualche modo legato al prezzo e alla blindatura dei libri e delle rivista digitali, fintanto che i prezzi resteranno allineati al cartaceo e i file digitali saranno pieni di limitazioni, avrà poco senso spendere soldi per un reader se non si è dei grandi divoratori di libri, avendo quindi una diffusione lenta anche i prezzi scendono lentamente
  • - Scritto da: Guybrush Fuorisede

    > E mentre quello della stampa & trasporto è un
    > sistema ben rodato e che consente grandi economie
    > di scala, con i vari formati di e-reader non c'e'
    > ancora questa possibilità (e non ci sarà, temo...
    > vedi quel che succede con i browser
    > web).
    >
    > Un saluto
    > GTFS

    penso che il problema principale sia la distribuzione e bada bene non i costi piu che altro "se non vogliono distribuirlo non lo distribuiscono"...
    non+autenticato
  • Immediatezza di accesso ai contenuti: questa è la chiave di volta.
    Il prezzo conta, ma è secondario. Nonostante tutto quello che è successo da Napster in poi, ancora la lezione non è stata compresa.
    Il modello vincente è quello che con pochi click ti rende disponibile ciò che vuoi. Certamente i prezzi devono essere concorrenziali, altrimenti il p2p vince, ma non è vero che il gratuito vince sempre. Tra poter avere con 2 click un libro ad un prezzo percepito come economico, e avviare il computer, cercare nelle reti p2p l'opera desiderata, scaricarla, installarla sull'ebook, molta gente sceglierà la prima via perché immediata e percepita come legale.
    Chi invece sceglie il p2p, lo farebbe comunque... indipendentemente dal prezzo.

    Attualmente l'editoria si salva grazie alla resistenza all'utilizzo di dispositivi elettronici per la lettura. Il libro è ancora preferito alla versione elettronica. Questo sta cambiando ora e rapidamente, per cui gli editori che non si adatteranno al nuovo scenario falliranno... con la solita ondata di leggi, processi e cavoli vari per rianimare qualcosa che è già morto.
    Certo, a differenza dei negozi di CD, le librerie sopravviveranno grazie al fascino del libro cartaceo... e personalmente penso che sia un bene.

    Come fa notare l'articolo, gli introiti saranno minori... ma più per gli editori che per gli autori.
    non+autenticato
  • - Scritto da: poiuy
    > Immediatezza di accesso ai contenuti: questa è la
    > chiave di
    > volta.
    > Il prezzo conta, ma è secondario. Nonostante
    > tutto quello che è successo da Napster in poi,
    > ancora la lezione non è stata
    > compresa.
    > Il modello vincente è quello che con pochi click
    > ti rende disponibile ciò che vuoi. Certamente i
    > prezzi devono essere concorrenziali, altrimenti
    > il p2p vince, ma non è vero che il gratuito vince
    > sempre. Tra poter avere con 2 click un libro ad
    > un prezzo percepito come economico, e avviare il
    > computer, cercare nelle reti p2p l'opera
    > desiderata, scaricarla, installarla sull'ebook,
    > molta gente sceglierà la prima via perché
    > immediata e percepita come
    > legale.

    Della percezione legale frega a pochissima gente. Ormai in questi anni ho visto gente che col computer non sa fare niente imparare subito come si usano i programmi p2p. Ormai li sanno usare anche quelli che tolgono la merda dalle gabbie allo zoo.

    Da Napster non so cosa dovevano imparare, dopo che è stato aperto Itunes la gente ha continuato a scaricare sul p2p. Itunes e Amazon mp3 sono gocce in un mare di pirateria.
    non+autenticato
  • Apple con itunes ha insegnato che nonostante la pirateria, non si muore di fame.
    Sgabbio
    26178
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: Sgabbio
    > Apple con itunes ha insegnato che nonostante la
    > pirateria, non si muore di
    > fame.

    ben detto! alla fine editori & co. oltre agli AIUTI STATALI sono sempre in attivo per milioni e milioni di euro a stare male forse sarà chi veramente lavora sotto di loro con contratti di co.co.pro da fame...
    e poi smettiamola se non sanno fare il loro lavoro e' giusto che chiudano...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Picchiatell o
    > - Scritto da: Sgabbio
    > > Apple con itunes ha insegnato che nonostante la
    > > pirateria, non si muore di
    > > fame.
    >
    > ben detto! alla fine editori & co. oltre agli
    > AIUTI STATALI sono sempre in attivo per milioni e
    > milioni di euro a stare male forse sarà chi
    > veramente lavora sotto di loro con contratti di
    > co.co.pro da
    > fame...
    > e poi smettiamola se non sanno fare il loro
    > lavoro e' giusto che
    > chiudano...

    Mmm... permettimi una difesa in favore degli editori: direi che, almeno in Italia, ma credo sia una situazione Europea, sono le collecting societies (SAIE) a ricevere milioni senza che siano in attivo.

    Credo che tutti gli editori/publisher auspichino il loro declino.
  • - Scritto da: ThEnOra

    >
    > Mmm... permettimi una difesa in favore degli
    > editori: direi che, almeno in Italia, ma credo
    > sia una situazione Europea, sono le collecting
    > societies (SAIE) a ricevere milioni senza che
    > siano in
    > attivo.
    >
    > Credo che tutti gli editori/publisher auspichino
    > il loro
    > declino.

    permettimi, al di la dei piccoli editori che devono giornalmente combattare contro tutti e contro tutti i grandi gruppi editoriali e i gruppi editoriali legati ai partiti politici di aiuti ne hanno molti sia diretti che indiretti...come in nessun altro paese europeo.
    la siae dovrebbe tutelare "i singoli autori " anche se oramai "i singoli autori" sono società....

    per il momento va tutto bene madama la marchesa perche' la rete fisicamente e' appannaggio di pochi ed ancora meno la sanno usare in Italia e difatto qualsiasi progetto editoriale online e' una costante perdita
    non+autenticato
  • - Scritto da: Picchiatell o
    > - Scritto da: ThEnOra
    >
    > >
    > > Mmm... permettimi una difesa in favore degli
    > > editori: direi che, almeno in Italia, ma credo
    > > sia una situazione Europea, sono le collecting
    > > societies (SAIE) a ricevere milioni senza che
    > > siano in
    > > attivo.
    > >
    > > Credo che tutti gli editori/publisher auspichino
    > > il loro
    > > declino.
    >
    > permettimi, al di la dei piccoli editori che
    > devono giornalmente combattare contro tutti e
    > contro tutti i grandi gruppi editoriali e i
    > gruppi editoriali legati ai partiti politici di
    > aiuti ne hanno molti sia diretti che
    > indiretti...come in nessun altro paese
    > europeo.
    > la siae dovrebbe tutelare "i singoli autori "
    > anche se oramai "i singoli autori" sono
    > società....

    Appunto, le collecting societies hanno fallito.
    Auspicherei che si "correggessero", ma la vedo dura.

    > per il momento va tutto bene madama la marchesa
    > perche' la rete fisicamente e' appannaggio di
    > pochi ed ancora meno la sanno usare in Italia e
    > difatto qualsiasi progetto editoriale online e'
    > una costante
    > perdita

    Speriamo di no!
  • - Scritto da: ThEnOra
    > - Scritto da: Picchiatell o
    > > - Scritto da: ThEnOra
    > >
    > > >
    > > > Mmm... permettimi una difesa in favore degli
    > > > editori: direi che, almeno in Italia, ma credo
    > > > sia una situazione Europea, sono le collecting
    > > > societies (SAIE) a ricevere milioni senza che
    > > > siano in
    > > > attivo.
    > > >
    > > > Credo che tutti gli editori/publisher
    > auspichino
    > > > il loro
    > > > declino.
    > >
    > > permettimi, al di la dei piccoli editori che
    > > devono giornalmente combattare contro tutti e
    > > contro tutti i grandi gruppi editoriali e i
    > > gruppi editoriali legati ai partiti politici di
    > > aiuti ne hanno molti sia diretti che
    > > indiretti...come in nessun altro paese
    > > europeo.
    > > la siae dovrebbe tutelare "i singoli autori "
    > > anche se oramai "i singoli autori" sono
    > > società....
    >
    > Appunto, le collecting societies hanno fallito.
    > Auspicherei che si "correggessero", ma la vedo
    > dura.
    >
    diciamo che fanno i propri interessi non gli interessi di chi le ha creata o della collettività affossando interi settori ?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sgabbio
    > Apple con itunes ha insegnato che nonostante la
    > pirateria, non si muore di
    > fame.

    Ma perché devono morire di fame? Vedete le cose solo in bianco e nero?
    Se a te la pirateria facesse perdere 300 euro al mese e uno ti venisse a dire "Oh però non muori di fame" credo che ti girerebbero la palle parecchio.
    non+autenticato
  • - Scritto da: anonimo
    > - Scritto da: Sgabbio
    > > Apple con itunes ha insegnato che nonostante la
    > > pirateria, non si muore di
    > > fame.
    >
    > Ma perché devono morire di fame? Vedete le cose
    > solo in bianco e
    > nero?
    > Se a te la pirateria facesse perdere 300 euro al
    > mese e uno ti venisse a dire "Oh però non muori
    > di fame" credo che ti girerebbero la palle
    > parecchio.

    Se io avessi un qualunque business il cui grafico degli introiti cominciasse a calare, cambierei business, io.
    Tu sei libero di continuare un business morente e farti girare parecchio le palle.