Alfonso Maruccia

SETI, ET non può chiamare Terra

Il progetto per la ricerca di vita extraterrestre ridimensiona pesantemente le ambizioni per l'immediato futuro. In ibernazione l'array di antenne costruito per lo scopo esclusivo di sondare lo spazio alla caccia di ET

Roma - L'installazione Allen Telescope Array (ATA) nella California del Nord non ha più i soldi per continuare le operazioni standard, ragione per cui il SETI Institute è stato costretto a mettere il sito in stato di "ibernazione" sospendendo la ricerca di vita intelligente nello spazio.

Si tratta forse del colpo più duro subito dalle ambizioni di ricerca del SETI, una istituzione che ha sin qui dovuto "rubare" tempo e banda ai telescopi più disparati per poter scandagliare il cielo e che proprio nell'ATA riponeva le sue speranze di piena e completa indipendenza dalle esigenze di terzi.

Costruito grazie al denaro donato dal cofondatore di Microsoft Paul Allen, l'array ATA è composto da 42 antenne radio ed è co-gestito da SETI assieme alla University of California-Berkeley (UCB): il primo cerca ET, la seconda lo impiega per le sue osservazioni astronomiche finanziate dallo Stato della California e dall'istituzione federale National Science Foundation.
Impegnata com'era a espandere l'array di antenne piuttosto che a pensare di assicurarsi sufficienti fondi per le ricerche, SETI si è ritrovata senza denaro e altrettanto ha sperimentato la UCB a causa della profonda crisi economica. Risultato finale: SETI ha congelato le attività dell'array ATA, limitandosi solo a un livello minimo di manutenzione e sperando di poter dare in affitto l'installazione - così da sfruttare il tempo residuo per la ricerca di ET - all'Air Force.

Alfonso Maruccia
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