Cristina Sciannamblo

Twitter, in tribunale per un SMS di troppo

Due cittadini statunitensi contestano la ricezione automatica di un SMS di conferma. Una procedura, in realtà, estremamente diffusa

Roma - Una bizzarra class action intrapresa da due cittadini statunitensi ha nel mirino Twitter. I due netizen hanno citato in giudizio il social network perché disturbati dagli SMS di notifica di avvenuta cessazione di un servizio espressamente richiesto.

Drew Moss e Sahar Maleksaeedi hanno adito le vie legali perché, a loro giudizio, Twitter avrebbe seguito una condotta fuorilegge inviando SMS non richiesti e violando così il Telephone Consumer Protection Act del 1991 (TCPA) e il diritto alla privacy.

Dopo aver sottoscritto un servizio di ricezione SMS da parte della piattaforma cinguettante, i due californiani avrebbero deciso di interrompere la prestazione. A questo punto, avrebbero ricevuto un SMS automatico che chiedeva la conferma della richiesta di interruzione del servizio attraverso l'invio di un messaggio di testo con la parola "stop". La colpa, dunque, sarebbe nell'ultimo SMS inviato da Twitter che confermava l'interruzione del servizio, un'azione che Moss e Maleksaeedi hanno considerato lesiva della privacy.
I due contestano l'invio automatico di un SMS e la spesa per il traffico in entrata non richiesto. Un sistema illegale secondo i due querelanti perché gli SMS in questione non derivano da particolari emergenze e sono inviati senza il consenso degli interessati.

Stando ai documenti giudiziari, Moss e Maleksaeedi avrebbero chiesto 1500 dollari di risarcimento per i danni subiti appellandosi al TCPA.

Una class action, secondo gli osservatori, intentata contro un sistema di procedure considerato standard e comunemente accettato.

Cristina Sciannamblo
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