Cristina Sciannamblo

Corea del Nord, giro di vite contro i cellulari

Il regime nordcoreano ha deciso di applicare una severa censura nei confronti dei dispositivi mobile non autorizzati. Si teme una diffusione delle informazioni incontrollata, in particolare sulle proteste mediorientali

Roma - Che la Corea del Nord sia un territorio ben poco permeabile per quanto concerne la libertà di informazione è un fatto noto. Ora, il regime di Pyongyang ha deciso di bloccare il traffico di telefoni di contrabbando dalla Cina nel tentativo di sopprimere le informazioni provenienti dall'esterno.

Secondo quanto riportato da Associated Press, che cita l'ultima newsletter firmata North Korea Intellectuals Solidarity (un'associazione di disertori), la polizia nordcoreana avrebbe esortato la popolazione residente ai confini con Russia e Cina a consegnare i propri telefoni cellulari per non incorrere in punizioni.

Le autorità hanno avvisato che sono stati dispiegati dispositivi speciali per scoprire le modalità di utilizzo del telefono e, in particolare, per punire le idee volte alla diffusione del capitalismo e all'erosione dello stato socialista. Per questo motivo, Pyongyang avrebbe deciso di bloccare tutti gli apparecchi non autorizzati affermando di essere precoccupata per le recenti proteste scoppiate in Medioriente.
Secondo il New York Times, l'uso delle tecnologie nello stato asiatico è volto non solo al mantenimento delle comunicazione con i propri cari residenti all'estero, ma anche per fornire informazioni ai servizi segreti. Secondo le autorità sudcoreane, l'uso dei gadget nello stato limitrofo è aumentato del 50 per cento rispetto all'anno trascorso, registrando 450mila utenti all'interno del proprio network ufficale di telefoni mobili. Quest'ultimo è gestito dall'operatore egiziano Orascom con l'ordine di vietare qualsiasi chiamata rivolta all'esterno dei confini nazionali e ogni tentativo di accesso a Internet. Per questo motivo, i dissidenti interni sono impossibilitati a organizzare forme di protesta contro il regime.

Se le preoccupazioni di Kim Jong-II riguardo la diffusione delle proteste partite dal Medioriente siano fondate non è dato saperlo con certezza, ma è certo che la disponibilità di gadget non autorizzati in arrivo dall'esterno sia una potenziale minaccia per l'apparato repressivo costruito da Pyongyang.Secondo Korea Herald, dunque, il regime nordcoreano è impegnato in un massiccio giro di vite nei confronti di ogni tecnologia legata all'informazione personale.

Cristina Sciannamblo
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