Mauro Vecchio

Julian Assange, soffiate sul grande schermo

Il regista premio Oscar Charles Ferguson dirigerÓ un lungometraggio sulla controversa figura del fondatore di Wikileaks. Che in un'intervista a Russia Today spara a zero su Facebook, descritto come la pi¨ spaventosa macchina di spionaggio

Roma - Tra i suoi ultimi lavori ci sono i documentari No End In Sight (sull'occupazione statunitense dell'Iraq) e soprattutto Inside Job, il lungometraggio premio Oscar sulla spaventosa crisi economica che ha investito gli Stati Uniti a partire dal 2007. La nuova sfida dell'acclamato regista Charles Ferguson si chiama ora Julian Paul Assange.

Il tanto chiacchierato founder di Wikileaks sarà infatti il principale protagonista di un nuovo progetto di celluloide, che verrà diretto da Ferguson con la casa di produzione cinematografica HBO Films.

Pare che il regista statunitense voglia basarsi, tra gli altri materiali a disposizione, su un articolo apparso nel giugno 2010 tra le pagine del New Yorker. Il lungo pezzo, dal titolo NO SECRETS. Julian Assangès mission for total transparency, era stato scritto da Raffi Khatchadourian.
Quello di Ferguson non è attualmente l'unico progetto che miri a portare sul grande schermo le recenti vicissitudini di Julian Assange. Alex Gibney, già regista del documentario Enron: The Smartest Guys in the Room, è da circa 4 mesi al lavoro in vista di un documentario per la Universal. Mentre la Dreamworks di Steven Spielberg ha già acquisito i diritti della celebre biografia Wikileaks: Inside Julian Assange'War on Secrecy.

Il fondatore dell'ormai arcinoto sito delle soffiate è attualmente in terra britannica, in attesa di essere estradato in Svezia per rispondere alle accuse di violenza e molestie sessuali. Assange è però tornato a parlare a ruota libera, in un'intervista concessa al canale d'informazione Russia Today.

Facebook rappresenterebbe oggi "la più spaventosa macchina di spionaggio mai concepita", un database sterminato di informazioni e dati personali nelle mani dell'intelligence statunitense. Questa la visione di Assange, che già aveva sottolineato come la stessa Internet fosse diventata un vasto territorio di malvagia sorveglianza.

Gli utenti in blu starebbero in pratica lavorando gratis per le autorità statunitensi, che sfrutterebbero anche le "interfacce integrate" in servizi come quelli offerti da Google e Yahoo!. Le agenzie a stelle e strisce dovrebbero semplicemente accomodarsi davanti ad un PC, per la grande abbuffata di dati social.

Mauro Vecchio
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