Mauro Vecchio

Google, musica e nuvole

Lanciata negli Stati Uniti la versione beta ad inviti del servizio di streaming in the cloud Music. Si potranno caricare fino a 20mila canzoni, almeno all'inizio. Vietato l'upload di brani ottenuti illegalmente

Roma - Alle ultime indiscrezioni hanno finalmente fatto seguito i fatti, illustrati dai vertici di Google alla I/O Developer Conference di San Francisco. L'azienda di Mountain View ha dunque ufficializzato il lancio di una versione beta del servizio di streaming in the cloud Google Music, che nella sua fase iniziale funzionerà esclusivamente ad inviti e sul solo territorio statunitense.

Alcuni dei precedenti rumors hanno in effetti trovato conferma: il colosso californiano del search offrirà agli utenti la possibilità di caricare sui server della nuvola fino a 20mila brani, mentre l'iniziale storage gratuito messo a disposizione di Amazon si aggira intorno ai 5GB. Music Beta by Google sarà compatibile con tutti i dispositivi basati sulla versione 2.2 - o superiore - di Android.

Il product manager di BigG Paul Joyce è parso sicuro: la killer feature di Music Beta sarà Instant Mix, che è praticamente una versione made in Mountain View del Genius di Apple. Toccherà dunque ad un software il compito di individuare una determinata canzone caricata dall'utente, prima di restituire a quest'ultimo una playlist personalizzata e basata su brani simili.
Il servizio di streaming in the cloud garantirà poi agli utenti statunitensi - nessuna strategia a lungo termine è stata svelata, nemmeno per quanto concerne le future dinamiche di prezzo - di trasferire i brani suoi propri device anche attraverso una connessione WiFi. La musica caricata sarà quindi disponibile anche in modalità offline, archiviata sui server in remoto gestiti dalla Grande G.

C'è chi ha subito perso un paio d'ore ad analizzare i più intimi meccanismi di funzionamento del nuovo servizio di Google, esprimendo pareri non proprio esaltanti. Music Beta non sembrerebbe attualmente un prodotto in stile Google, pieno di istruzioni e in generale piuttosto complicato da usare. I ritmi di trasferimento verso un dispositivo Android sarebbero lenti, così come lo stesso funzionamento dell'app dedicata.

Problemi tecnici che potrebbero persino passare in secondo piano, davanti alle ipotetiche richieste da parte dei legittimi detentori dei diritti. L'azienda di Mountain View non ha infatti stretto accordo alcuno con le grandi major del disco, che già si erano lamentate con il servizio in the cloud lanciato a marzo da Amazon. Cosa accadrà quando gli utenti caricheranno canzoni illecite?

Alla I/O Developer Conference, i vertici di Google sembrano stati piuttosto chiari: le richieste dei legittimi detentori dei diritti verranno ascoltate, praticamente alla maniera di YouTube. Un annuncio significativo che - almeno secondo alcuni - potrebbe alienarsi le simpatie di una serie di utenti votati al file sharing. Music Beta avrà dunque potenti strumenti di monitoraggio e analisi dei brani caricati.

L'approccio mostrato da Google è comunque più morbido di quello illustrato da Amazon. Il retailer statunitense - così come BigG - non ha siglato alcun contratto di licenza per l'archiviazione in the cloud dei brani, dal momento che si tratta di file legalmente acquistati dagli utenti e poi riversati in uno spazio vuoto offerto dal servizio Cloud Drive. Ma gli armadietti digitali di Google potrebbero non essere così permissivi su eventuali caricamenti illeciti sulla sua nuova nuvola sonica.



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