Mauro Vecchio

Australia, arrivederci filtri?

Scarso l'interesse mostrato per la campagna di filtraggio dei contenuti illeciti voluta dal ministro Conroy. Sfruttati solo 200mila dei quasi 10 milioni di dollari messi a disposizione. Si lotterà solo contro il pedoporno

Roma - Era stata soprannominata Voluntary Internet Filtering Grants Program, iniziativa intrapresa dal governo australiano volta al filtraggio dei più disparati contenuti del web. Un programma agguerrito, che avrebbe obbligato i vari provider locali a bloccare tutti quei siti legati in primis a pedopornografia o al gioco d'azzardo online.

Quasi 10 milioni di dollari australiani (circa 7,5 milioni di euro) erano dunque stati stanziati dalle autorità di Canberra, messi a disposizione dei vari ISP per l'implementazione dei meccanismi di filtraggio dei contenuti ritenuti inadatti. Lo stesso governo aussie ha ora sottolineato come l'industria abbia mostrato scarso interesse nei confronti del piano, sfruttando solo 200mila dollari in un intero anno.

Stando ai vertici dell'Australian Communications and Media Authority, i provider avrebbero ignorato il piano a causa delle attuali possibilità di filtraggio offerte agli stessi utenti da browser e motori di ricerca. Grandi ISP come Telstra, Optus e Primus (che insieme raggiungono il 70 per cento della popolazione connessa) avrebbero deciso di sfruttare una specifica blacklist di siti stilata dal governo.
Pare dunque che le autorità aussie smantelleranno il Voluntary Internet Filtering Grants Program, affidandosi alla singola volontà dei provider nell'estromettere i contenuti di tipo refused classification, soprattutto quelli legati alla diffusione di materiale pedopornografico. Il ministro per le Comunicazioni Stephen Conroy rimarrà tuttavia alla guida della crociata per un filtraggio più vasto dei contenuti della Rete.

Mauro Vecchio
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