Cristina Sciannamblo

California, padri e padroni a norma di legge

Una proposta di legge vorrebbe autorizzare i genitori controllare gli account online dei propri figli in difesa della privacy dei minori. Piattaforme online sul piede di guerra

Roma - Le discussioni sulla difesa della privacy e sull'integrità dei minori all'interno dei social network non conoscono tregua al di là dell'oceano. Ora, una nuova legge proposta nello stato della California vorrebbe permettere ai genitori di accedere agli account online dei propri figli e procedere al rafforzamento delle impostazioni sulla privacy.

La proposta SB 242, avanzata dal Senatore Ellen Corbett, vorrebbe anche autorizzare i genitori a richiedere la rimozione di immagini e testi dall'account online dei propri figli, da eseguirsi entro 48 successive alla richiesta. I social network che si rifiuteranno di ottemperare alle disposizioni di legge incorreranno in una multa pari a 10mila dollari (poco più di 7mila euro) per ogni caso segnalato.

Le aziende ICT sono sul piede di guerra. In prima linea troviamo Facebook, Google, Twitter, Zynga, Match.com e Skype, secondo cui un intervento legislativo del genere provocherebbe un grave danno all'economia statunitense. In una lettera ufficiale inviata a Ellen Corbett, le stelle del firmamento tecnologico a stelle e strisce sottolineano come la SB 242 voglia aumentare eccessivamente i controlli sulla privacy all'interno di piattaforme che già possiedono sistemi di controllo efficienti. Una legge del genere, inoltre, rappresenterebbe un danno significativo per il settore tech californiano oltre a violare, secondo i mittenti, la Costituzione statale e federale.
I diritti che la legge violerebbe riguardano la libertà di parola e il libero commercio tra gli stati.

La preoccupazione della Senatrice Corbett si concentra sull'efficienza delle impostazioni sulla privacy offerte online. In particolare, secondo l'esponente democratico, molti siti renderebbero disponibili alla visualizzazione foto e informazioni personali anche quando si richiede espressamente la non divulgazione. Corbett ha anche accusato Facebook di avere esercitato in segreto attività di lobbying contro la proposta di legge.

Quest'ultima arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di un sondaggio secondo il quale più della metà dei minorenni iscritti a Facebook avrebbe meno di 13 anni, età minima prevista per l'iscrizione al sito in blu. E, dato ancora più significativo, la maggior parte dei genitori dei bambini di età inferiore ai 10 anni appare largamente noncurante dell'uso che i propri figli fanno del social netowrk.

Cristina Sciannamblo
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