Claudio Tamburrino

Bitcoin, dobloni digitali contro le monete ufficiali?

Valuta virtuale legata al Peer-to-Peer sfida le istituzioni. Un progetto nato nel 2009, che deve superare diffidenze legate a riciclaggio e fungibilità. Driblando eventuali messe al bando da parte degli Stati

Roma - Nel corso di una conferenza dedicata all'economia digitale si è parlato di valute virtuali e in particolare della crittovaluta Bitcoin.

Se ne parla diffusamente nella Cypherpunk mailling list: si tratta di un sistema di valuta virtuale basata sulla tecnologia Peer-to-Peer in grado di garantire transazioni invisibili, non tracciabili, anonime, non tassate e gestione decentralizzata. Con tutto ciò che ne consegue, nel bene e nel male.

Da un lato si parla di autonomia da un'autorità centrale di emissione (senza peraltro arrivare a parlare di argomenti borderline come il signoraggio) e di costi di transazione azzerati, dall'altro di indipendenza dal controllo sia degli intermediari, evitando per esempio i problemi avuti dai fondi Wikileaks congelati da diversi enti attraverso gli ISP, che dalle autorità, diventando presumibilmente facile sponda per il riciclaggio di denaro sporco: anche se c'è da tener conto che il sistema nasce in ambienti legati alla crittografia e che quindi è dotato di tutta una serie di contromisure di autenticazione e controllo.
Significa, inoltre, transazioni che rimangono fuori dal sistema internazionale e quindi non soggette a crisi economiche legate al fallimento di determinati sistemi-paese o al mercato finanziario. Insomma, una valuta virtuale con grandi ambizioni.

Uno dei primi a teorizzare un sistema simile è stato nel 2008 Satoshi Nakamoto nella proposta "Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System", in cui ipotizza un sistema di database distribuito su diversi nodi Peer-to-Peer che permettano di tener traccia delle transazioni, usando la crittografia per fornire sicurezza e problemi come la possibilità di spendere due volte gli stessi soldi. Solo nel 2009, tuttavia, un sistema simile è stato messo in pratica: le monete-bit possono essere salvate su un apposito file-portafoglio o conservato su servizi offerti da terzi.

Per il momento la moneta è stata generata solo nell'ambito di lavori e compiti legati alla crittografia, ma è accettata anche da alcuni siti che intendono sfruttarne l'anonimato. In generale ha raggiunto un valore di circa 8 dollari, una notevole crescita rispetto ad un un anno fa quando un membro del forum ad esso dedicato offriva 10mila Bitcoin per due pizze.

Anche in passato vi sono stati tentativi di introdurre monete virtuali, da CyberCash e DigiCash ai crediti legati ai beni virtuali, come quelli di Facebook e di Second Life. E come in questi casi, sarà il valore riconosciuto alla valuta da parte degli utenti a dargli o meno possibilità di successo. E fattore determinante sarà la crescita costante di diffusione.

Prima che possa imporsi al mercato di massa, tuttavia, Bitcoin deve superare alcuni problemi di "produzione" della valuta, processo che per la natura limitata della sua circolazione per il momento è ancora antieconomico; deve sviluppare un'efficace riflessione su sistemi anti-speculativi per evitare pericolose bolle e avviare un dialogo con le autorità nazionali per evitare la messa al bando.

Claudio Tamburrino
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