Alfonso Maruccia

USA: se cyberattaccati, ci difenderemo

Un nuovo piano la difesa internazionale del cyberspazio statunitense parla di attacchi preventivi in caso di giustificata autodifesa da parte dei network a stelle e strisce. Un deterrente, si spiega

Roma - Gli Stati Uniti hanno pubblicato i dettami della nuova International Strategy for Cyberspace, un documento che dovrebbe sancire il rinnovato impegno della super-potenza americana nella difesa dei network vitali che si affacciano sulla Internet mondiale. E come nel peggiore dei thriller militari, la miglior difesa è sempre l'attacco.

"Gli stati hanno un diritto innato all'auto-difesa che potrebbe essere attivato da taluni atti aggressivi nel cyberspazio", recita la nuova disciplina USA sulla difesa dello spazio telematico. "Taluni atti ostili condotti attraverso il cyberspazio potrebbero richiedere azioni in rispetto degli impegni siglati con i nostri partner militari", continua il documento, e "quando autorizzati", "gli Stati Uniti risponderanno ad atti ostili nel cyberspazio come faremmo con qualsiasi altra minaccia al nostro paese".

Dunque non solo gli USA si impegnano a rispondere pan per focaccia a qualsiasi nuovo tentativo di attacco contro i network riservati o vitali (come quelli delle utility energetiche) come se ne sono visti tanti nel recente passato, ma tali azioni difensive potrebbero scattare anche nel caso in cui gli attacchi prendessero di mira alleati della NATO o di altri trattati militari in cui gli States sono impegnati.
Per meglio gestire questa rinnovata risoluzione di autodifesa, e per avere a disposizione un potente strumento di "dissuasione" dei potenziali cyber-nemici del suolo americano, gli USA prevedono la realizzazione di un network distribuito in tutto il mondo con capacità di "early warning" per identificare le minacce prima che queste arrivino al bersaglio preordinato. "Gli Stati Uniti si assicureranno che i rischi associati all'attacco o allo sfruttamento dei nostri network superino ampiamente i potenziali benefici", recita la nuova disciplina sulla cyberdifesa internazionale.

Alfonso Maruccia
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