Cristina Sciannamblo

Twitter e l'era del proibizionismo

Il tecofringuello ha ulteriormente ristretto il raggio di azione per le applicazioni di terze parti. Più controlli e informazioni in favore della privacy dell'utente finale. Attenzione insperata o decisione strategica?

Roma - Twitter ha annunciato il cambiamento delle impostazioni sui permessi concessi alle applicazioni di terze parti, una decisione presa guardando alla difesa della privacy dei propri utenti. Questi ultimi disporranno di più controllo sulle informazioni condivise con le app che, da parte da loro, dovranno richiedere un permesso per accedere ai messaggi personali degli iscritti.

La notizia arriva direttamente dal blog ufficiale del tecnofringuello: "A partire da oggi - spiega Jodi Olston - vi daremo più controllo sulle informazioni che condividete con le applicazioni di terze parti". "Le app che possono accedere ai vostri messaggi diretti - continua il membro dello staff comunicazione - dovranno richiedere nuovamente il permesso. Per la fine del mese, le applicazioni che non hanno bisogno di accedere ai vostri messaggi per lavorare non avranno più la facoltà di farlo, mentre voi potrete continuare a usarle come di solito".

Una svolta in favore della privacy degli utenti che, per la seconda volta, vede la piattoforma cinguettante limitare il raggio di azione degli sviluppatori terzi. Già in precedenza, infatti, Twitter aveva mostrato di voler adottare una nuova politica in merito alle condizioni d'uso delle API: veniva richiesto agli sviluppatori terzi il rispetto di standard più alti, sia per quanto riguardava l'aderenza all'esperienza del social network, sia per la tutela della privacy degli iscritti.
Il rafforzamento del controllo sulle app si esplica anche con l'introduzione di maggiori dettagli riguardanti i permessi. In questo modo, quando l'utente farà accesso per la prima volta nell'app, Twitter fornirà maggiori informazioni su come quell'app potrebbe utilizzare l'account. Le possibili attività includono la lettura dei tweet, la vista dei follower, l'aggiornamento del profilo, l'invio di cinguettii per conto dell'utente e l'accesso ai messaggi privati. Qualora l'utente non accettasse le modalità di accesso richieste dall'app, è pronto il pulsante "No, grazie".

Non tutti sono entusiasti del nuovo corso intrapreso dal tecnofringuello, incluso John Gruber di Daring Fireball, il quale sostiene che una mossa simile è stata quella di obbligare le API ad adottare la procedura di autenticazione OAuth in luogo di quella xAuth. Se la prima rimanda l'utente sulla piattaforma per l'autenticazione delle credenziali, la seconda, invece, provvede direttamente al reperimento delle chiavi di accesso. Secondo Gruber, dunque, l'autenticazione di tipo OAuth porta l'utente su un browser esterno, una procedura che appare essere confusa e portatrice di una bad experience.

Ufficialmente, Twitter dichiara di voler offrire alla popolazione di fringuelli un'esperienza migliore. Resta inteso, tra le righe, che le app ufficiali non saranno soggette a queste nuove regole: fattore che garantirebbe un vantaggio competitivo non da poco al software sviluppato direttamente a San Francisco.

Cristina Sciannamblo
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