Alfonso Maruccia

RIAA e file sharing, armadietti digitali a rischio?

Le etichette musicali statunitensi chiedono a Box.net informazioni su uno dei suoi utenti e i suoi file. Ed è subito allarme (infondato?) sulla nuova santa crociata dell'industria contro il cloud

Roma - Instancabile RIAA: dopo aver incassato una vittoria multi-milionaria contro il network P2P "pirata" di LimeWire, l'organizzazione USA delle Big Four della musica commerciale (EMI, Sony BMG, Universal e Warner) sembra aver individuato un nuovo bersaglio nei servizi di cloud computing per lo storage enterprise e la condivisione di file e risorse.

Si comincia da Box.net: la piattaforma dedicata alla collaborazione e al file sharing privato tra utenti business si è vista recapitare una subpoena di RIAA, una richiesta esplicita e circostanziata di informazioni su uno degli utenti del servizio e i file scambiati.

RIAA avrebbe dunque ricominciato a prendere di mira i singoli utenti del P2P, anche se lo scenario è cambiato e alle tradizionali reti di scambio pubblicamente accessibili gli utenti preferirebbero ora i servizi di storage che popolano l'incerto scenario delle nuvole digitali.
Una diversa lettura della nuova iniziativa legale dell'industria musicale tende a sottovalutare la faccenda e smentisce le voci su un presunto nuovo trend dell'antipirateria a stelle e strisce: in realtà RIAA avrebbe inviato la subpoena a Box.net perché quell'utente braccato sarebbe responsabile di leak di materiale non ancora presente sul mercato.

Nessuna nuova campagna antipirata con la denuncia di decine di migliaia di netizen dello storage telematico, insomma, ma solo la legittima volontà delle major di difendere le nuove uscite da release in anticipo sui tempi. Per quanto riguarda Box.net, infine, la società dice di prendere "molto sul serio" la privacy dei suoi utenti ma non può fare a meno di rispettare le ingiunzioni dei tribunali quando queste richiedono la comunicazione di informazioni personali dei suddetti utenti.

Alfonso Maruccia
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2 Commenti alla Notizia RIAA e file sharing, armadietti digitali a rischio?
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  • e come avrebbe fatto la RIAA a sapere che quel dato utente aveva quella data roba?

    io non mi fiderei mai più di quel servizio
    non+autenticato
  • Beh non conosco box.net ma mi pare di capire sia un servizio di file sharing, io se voglio consultare un libro (consultare come farei in biblioteca, poi se davvero lo voglio lo compro) 9 su 10 cercando su google lo trovo in pdf su rapidshare e simili....

    Insomma non mi sento ne di sostenere che questi servizi non sono contenitori di warez vario ne che ci sia bisogno che facciano le spie.

    Se poi invece parliamo di servizi di cloud storage "privato" (non sharing), francamente il backup di tutti i miei computer e' su amazon... crittato in AES256A bocca aperta ).

    Intendo dire: non mi fiderei di avere le mie cose private (importanti) su NESSUN servizio che non sia una macchina alla quale ho io l'accesso fisico.

    A.