Alfonso Maruccia

Foxconn chiude l'impianto assassino

Il conglomerato cinese annuncia la chiusura dell'impianto in cui si è verificata la morte di tre operai a causa di un'esplosione

Roma - Dopo le tre vittime provocate dall'esplosione assassina nell'impianto produttivo di Chengdu, il colosso cinese Foxconn ha deciso di chiudere la fabbrica e di condurre tutte le indagini necessarie a individuare la causa del grave incidente. Nessun problema invece per la tabella di marcia nella produzione delle componenti per iPad 2, assicura la società taiwanese.

Le indagini sull'incidente sono ancora in corso e non sono stati indicati termini precisi per la loro conclusione, mentre dalle analisi preliminari condotte da Foxconn risulta che l'esplosione sia stata provocata dalla presenza di polvere combustibile in un condotto.

Dei 16 operai feriti nell'esplosione sei hanno già lasciato l'ospedale, mentre non si conosce lo stato delle tre persone ricoverate in condizioni gravi. Foxconn si trova a fronteggiare l'ennesima "crisi" di una storia costellata da incidenti e polemiche, dovendo sostenere la perdurante accusa di violazione dei diritti umani di giovani operaie e operai "incatenati" alle linee produttive dei gadget tecnologici più moderni, Apple ma non solo.
Per quanto riguarda i potenziali effetti negativi della chiusura dell'impianto di Chengdu sulle consegne dell'ambito iPad 2 di Cupertino, Foxconn rassicura Apple, gli adepti della Mela e il mercato confermando che "la maggior parte della produzione di iPad 2 viene ancora fatta a Shenzhen", e anche se "l'intera linea produttiva di iPad 2 a Chengdu fosse danneggiata, l'impatto dovrebbe essere inferiore al 20% della produzione totale di iPad".

Alfonso Maruccia
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