Claudio Tamburrino

Android e la purga degli emulatori

Rimossi quelli dello sviluppatore Yongzh, che saranno disponibili solo sui canali alternativi: Google ha deciso di iniziare a considerarli illegali

Roma - Sono stati rimossi da Android Market molti degli emulatori di NES, Super Nintendo, Genesis, N64, Atari, Game Gear e Game Boy: ne rimangono altri a disposizione degli utenti, ma non è detto che sia per sempre.

La materia della legalità degli emulatori di videogame su piattaforme diverse da quelle per cui sono stati pensati rappresenta un'area grigia per la normativa del diritto d'autore.

A farne le spese è stavolta lo sviluppatore Android Yong Zhang, aka Yongzh, che ha visto, da un giorno all'altro, il suo account revocato da Google e tutte le sue app rimosse da Android Market.
Peraltro, dice, senza avere preavviso e lasciando gli utenti che ne avevano legittimamente acquistato le app senza aggiornamenti né la possibilità di riscaricarli.
L'unico modo per continuare ad avere gli aggiornamenti o comunque rimediare le app è attraverso i negozi di app alternativi a Android Marketplace, come SlideMe, dove per il momento sono disponibili gratuitamente.

Non è la prima volta che la mancata apertura di Android viene rinfacciata a Google nel momento in cui rimuove qualche applicazione, allineandosi di fatto a quanto fatto già da Apple. Come nel caso dell'app di streaming musicale Grooveshark, d'altronde, si tratta della necessità da parte di Mountain View di cedere alle richieste di soggetti che ritengono i loro diritti violati, anche se quando si parla di emulatori la materia non è chiarissima.

Sembrerebbe inoltre che lo sviluppatore Yong Zhang abbia violato nei suoi emulatori i requisiti della licenza open, sia per l'attribuzione che per il rilascio del codice impiegato. Alcuni riferiscono anche che impiegasse codice freeware per prodotti distribuiti a pagamento.

Logico supporre, comunque, che anche stavolta la causa principale della rimozione sia riconducibile alla protesta degli aventi diritto sulle piattaforme emulate, a partire da Sega per arrivare presumibilmente a Nintendo e Sony che ha nel frattempo annunciato i dispositivi Android Xperia Play, su cui è possibile scaricare e giocare vari classici videogame PlayStation One.

Se la giurisprudenza ha confermato le ipotesi di violazione di marchio quando il nome del gioco viene ricalcato, tuttavia, dal punto di vista dell'infrazione della proprietà intellettuale legata al software la questione è meno chiara e Sony ha già perso almeno una causa. L'emulatore in sé è lecito: nella normativa statunitense in materia di diritto d'autore vi è una specifica eccezione legata al fair use per i giochi distribuiti su formati ormai obsoleti, mentre illegale sembra essere solo il download del gioco da far girare sull'emulatore, a meno che non se ne possieda copia legittima.

Claudio Tamburrino
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