
A scanso di equivoci, la registrazione di cui parla la legge consiste nell'assunzione/individuazione di un direttore responsabile che abbia i requisiti per essere iscritto all'Ordine dei Giornalisti o agli elenchi speciali per le testate specializzate e che "controfirmi" la registrazione del sito presso il tribunale della città ove risiede "l'editore".
Al di là delle pulsioni censorie da cui la legge nasce, analizzate nelle pagine successive di questo Speciale, la nuova normativa sferra un colpo al cuore di tutti i siti italiani, anche di quelli nati dalla passione di chi li alimenta con un lavoro spesso mal o non remunerato, a quelli che nascono dalla fornitura gratuita di contenuti da parte dei lettori-contributori e a tutti quelli che, per una ragione o l'altra, non possano designare un direttore responsabile.
Non solo, i siti che fanno dell'informazione periodica un "contorno" alle attività principali, come molti portali, sono costretti a trasformarsi de facto in "testate registrate", anche se le informazioni pubblicate sono in realtà prodotte, come spesso accade, da terze parti.
Per tutti coloro che non hanno già provveduto alla registrazione del "periodico", da oggi scatta il reato di stampa clandestina. Starà alla magistratura rendere efficace la legge provvedendo al sequestro dei siti e alla comminazione delle sanzioni.
L'italiano che pensasse, vista la mala parata, di spostare i suoi contenuti su un sito all'estero non avrebbe sorte migliore. Il "prodotto editoriale", infatti, sarebbe comunque considerato "italiano" se i contenuti vengono spediti sul server di pubblicazione dall'Italia o se vengono "trasmessi" in Italia. La legge dunque tende a penalizzare i siti italiani che devono vedersela con concorrenti internazionali, siti che in Europa o negli Stati Uniti prosperano senza queste limitazioni alla libertà di stampa.