
Non contento, il Parlamento ha anche imposto con questa legge una nuova responsabilità ai provider, fornitori di hosting per i server che ospitano i siti italiani.
Questi, infatti, sono da considerarsi inclusi nella disposizione secondo cui "chiunque in qualsiasi modo divulga stampe o stampati pubblicati senza l'osservanza delle prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica, è punito con la sanzione amministrativa da lire duecentomila a un milione e duecentomila".
Ma perché il Parlamento ha approvato tutto questo? In teoria, e il resto della nuova legge lo conferma, per estendere alle imprese editoriali online (e non si parla tanto di piccoli siti e associazioni quanto invece delle grandi aziende che oggi online incontrano notevoli difficoltà economiche) i contributi già previsti per le pubblicazioni stampate.
Con nuove forme e nuovi fondi, infatti, la legge prevede che una serie di giornali online possano essere oggetto di contribuzioni pubbliche che consentano loro di tenere in piedi attività che da sé in piedi non starebbero, proprio come avviene da decenni nel mondo della carta stampata. Il tutto sulle spalle del contribuente.
Da segnalare, per completezza, che questa legge non è stata approvata in Aula dal Senato
ma direttamente dalla Commissione Affari Costituzionali in sede deliberante. In quella occasione, il 21 febbraio scorso, è stato registrato l'accordo sostanziale di tutti i gruppi parlamentari. Con lo stesso appoggio praticamente unanime, d'altro canto, doveva passare anche il DDL sui domini, bloccato solo dallo scioglimento delle Camere.