Cristina Sciannamblo

Amina Arraf, storia di un fake pericoloso

La blogger siriana non esiste. Dietro c'è un educatore scozzese. Polemiche per la superficialità mostrata dalla stampa mainstream nel verificare la notizia. Eppure la soluzione al mistero è giunta proprio dalla Rete

Amina Arraf, storia di un fake pericolosoRoma - Non solo non è stata arrestata e imprigionata in un luogo nascosto: Amina Arraf, la blogger sparita qualche giorno fa in Siria, è in realtà una persona che non esiste. Detto in termini ormai comuni, si è tratta di un vero e proprio fake.

I dubbi sulla reale identità dell'autore del blog "A Gay Girl in Damascus" erano cominciati a circolare subito dopo la notizia della scomparsa della donna. Il Wall Street Journal, in primis, aveva sollevato perplessità in merito alle immagini pubblicate raffiguranti, in realtà, una donna residente a Londra di nome Jelena Lecic.

La verità è ora venuta a galla suscitando non poche polemiche unite a disappunto. La confessione arriva direttamente dal blog, fonte dal quale ha avuto origine il caso "Amina". L'autore dei post che in pochi mesi hanno creato una vera e propria icona dei diritti civili in Siria si chiama Tom MacMaster, educatore scozzese, il quale è riuscito a creare un'identità virtuale fasulla e allo stesso tempo credibile grazie alla collaborazione di sua moglie, l'attivista statunitense Britta Froelicher.
"Non mi aspettavo un tale livello di attenzione. Mentre la voce narrante era un prodotto della finzione, i fatti narrati nel blog sono veri e non artefatti. Non pensavo di poter danneggiare qualcuno, sento di aver dato vita a una voce importante che sostiene cause a cui mi sento fortemente vicino": in questo modo MacMaster solleva il velo di mistero sulla scomparsa e sulla reale identità dell'autore del blog, sottolineando come questa storia mostri ancora una volta la superficialità con la quale i media occidentali si rivolgono alle storie provenienti dai teatri di guerra del Medioriente.

Le reazioni generate dalla vicenda contengono sollievo misto a rabbia: per sapere che, dunque, nessuna blogger dissidente di nome Amina è stata arrestata dall'esercito di Assad, e per il timore che una montatutura simile possa aver messo in serio pericolo la già precaria sicurezza dei veri attivisti che quotidianamente rischiano di essere arrestati e torturati a causa della loro militanza anti-regime portata avanti in Rete.

Jillian York, direttore di The Electronic Freedom Foundation, non esita a definirsi "furiosa" per il lavoro inutile procurato alla diplomazia internazionale e a molti giornalisti subito scesi in campo per fare chiarezza sulla faccenda. Quest'ultima ha trovato risoluzione grazie all'attenzione di Andy Carvin, giornalista di NPR, il quale, dopo l'esplosione del caso, si è messo alla ricerca delle persone che avevano conosciuto la donna scomparsa. Il risultato delle ricerche ha portato alla luce un complesso sistema di contatti costruito in Rete e, in ultimo, alla scoperta di Tom MacMaster come autore.

Non c'è dubbio che il caso della fantomatica "Amina Arraf" abbia notevolmente rispolverato due questioni cruciali derivanti dalla massiccia diffusione dei nuovi media: la qualità del giornalismo "tradizionale" e le condizioni della privacy offerte da certi network sociali, Facebook su tutti. La notizia della scomparsa della blogger siriana è rimbalzata sui maggiori organi di informazione occidentali, dal Guardian al New York Times, senza che si procedesse effettivamente all'acertamento dell'accaduto.

Inoltre, nel corso di un'intervista alla BBC, Jelena Lecic (le cui fotografie sono state prelevate dal suo profilo Facebook per poi essere affiancate, a sua insaputa, al nome di Amina Arraf) si è detta turbata e incredula per aver visto circolare la sua immagine in tutto il mondo in relazione a una vicenda alla quale è sempre stata estranea.

Cristina Sciannamblo
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42 Commenti alla Notizia Amina Arraf, storia di un fake pericoloso
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  • perche' si sa che in Siria si sta benissimo, non c'e' censura, la religione e' aperta a tutti, son tutti ricchi e felici.

    Ma checcefrega a noi di ste cose, siamo pronti a commentare con superiorita' qualsiasi notizia apple, android, guerra, dall'ufficio di lavoro o dal divano.

    Nextttt!
    non+autenticato
  • Come in tutte le guerre che si rispettino la prima vittima è la verità: Propaganda.

    Che venga dalla Siria o dall'America si tratta sempre di propaganda, sta a noi stare fuori dai war game dei potenti oppure indignarci e ragionando con la pancia parteggiare per una fazione o per l'altra.
  • Concordo sul titolo "fake pericoloso" perche effettivamente c'e' gran fermento nell uso di certi strumenti nelle operazioni di "liberazione africana", e fare cio', su un argomento cosi sensibile, tende a buttare in vacca chi con fatica fa cose concrete sul rispetto di diritti umani e sul giornalismo sul campo... MA non posso far a meno di ricordare ANTICHI esempi nostrani su come, su argomenti che solleticano, sia sempre stato abbastanza FACILE ,scatenare i media che verificano poco e male, ma pontificano MOLTO.
    Siamo a fine 1995 (!) e quei satiri dei blisset nostrani (non ricordo se piu' bolognes/milanesi o romani) tengono in scacco x 1 anno i giornalisti con la panzana del satanismo.

    http://www.lutherblissett.net/archive/173_it.html
    non+autenticato
  • non direi pericoloso visto che usavano il fake per dire cose vere.
    Sgabbio
    26178
  • Direi che Robert Capa la pensava diversamente:

    La verità è l'immagine migliore, la miglior propaganda.

    Traduzione: non si può costruire qualcosa di nuovo che poggia su non verità, anche se veritiere.
    non+autenticato
  • Si usano i fake per massimizzare lo sdegno occidentale verso quei popoli; ogni scusa è buona per alzare il livello di tensione in vista dello scontro finale col medioriente tutto. L'occidente non sopporta più economie al di fuori della sua influenza. Prima gli embarghi; se questi non funzionano, si procede col far saltare il governo e se ancora il paese regge allora si procede con i bombardamenti e l'occupazione.
    non+autenticato
  • Bolognesi.
  • - Scritto da: JosaFat
    > Bolognesi.
    mhh.. tu bazzicavi a quei tempi?Sorride io si.. ma la memoria vacilla (e non sono andato a googolare).
    non+autenticato
  • non è che li conosca, ma mi risulta che siano di lì...
    almeno il nucleo ora noto come wu ming
  • come da oggetto
    non+autenticato
  • Secondo me la vicenda pone anche un'altra domanda: quanto sono teste di cazzo, sia moglie che marito, per mettersi a giocare con queste cose al pure e semplice scopo di farsi un po di pubblicità? Che razza di miserabili senza dignità si mettono a sputtanare uno strumento ormai fondamentale per la libertà di intere nazioni inventando storielle del cazzo che rischiano di renderlo inutile per chi ne avrà vero bisogno in futuro?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Utouti
    > Secondo me la vicenda pone anche un'altra
    > domanda: quanto sono teste di cazzo, sia moglie
    > che marito, per mettersi a giocare con queste
    > cose al pure e semplice scopo di farsi un po di
    > pubblicità? Che razza di miserabili senza dignità
    > si mettono a sputtanare uno strumento ormai
    > fondamentale per la libertà di intere nazioni
    > inventando storielle del cazzo che rischiano di
    > renderlo inutile per chi ne avrà vero bisogno in
    > futuro?

    Stai parlando di mariadefilippi o di forum?
  • Sai perché lo fanno?
    Perché è divertente, perché favorisce la loro ideologia politica, perché hanno un guadagno economico.
    Ma, in primis, perché possono. Ed è su questo che bisognerebbe lavorare.
    Quando non possono, il resto dei motivi è insignificante.
  • Dopo aver visto scoppiare la guerra in Iraq solo perché nessun giornalista si è preso la briga di verificare se le fonti di informazione erano vere o false... direi che nient'altro che questo ci si può aspettare dal giornalismo vecchia maniera, dinosauro morto e sepolto sotto l'incapacità di competere a livello mediatico con i nuovi media.
    non+autenticato
  • Giornalisti ce ne sono tanti, bravi se ne contano sulle dita comunque complimenti al giornalista che se ne e' accorto 1 su 1.000.000A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mighael
    > Giornalisti ce ne sono tanti, bravi se ne contano
    > sulle dita comunque complimenti al giornalista
    > che se ne e' accorto 1 su 1.000.000
    >A bocca aperta

    Gli altri erano troppo impegnati a dire sui canali rai che il referendum si teneva il 14 e 15 di giugno.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Mighael
    > > Giornalisti ce ne sono tanti, bravi se ne
    > contano
    > > sulle dita comunque complimenti al giornalista
    > > che se ne e' accorto 1 su 1.000.000
    > >A bocca aperta
    >
    > Gli altri erano troppo impegnati a dire sui
    > canali rai che il referendum si teneva il 14 e 15
    > di
    > giugno.

    Oppure a dire di andare al mare questo weekend durante le previsioni del tempo. Ci tenevano molto... che strano, di solito non lo dicono...
    non+autenticato
  • Fortunatamente non sono stati molto convincenti....
    non+autenticato
  • - Scritto da: illegale
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: Mighael
    > > > Giornalisti ce ne sono tanti, bravi se ne
    > > contano
    > > > sulle dita comunque complimenti al giornalista
    > > > che se ne e' accorto 1 su 1.000.000
    > > >A bocca aperta
    > >
    > > Gli altri erano troppo impegnati a dire sui
    > > canali rai che il referendum si teneva il 14 e
    > 15
    > > di
    > > giugno.
    >
    > Oppure a dire di andare al mare questo weekend
    > durante le previsioni del tempo. Ci tenevano
    > molto... che strano, di solito non lo
    > dicono...

    Oppure di dire che il papa se potesse avrebbe votato quattro si.
    Lo sporco (e ce n'è molto) è da ogni parte e anche piuttosto equamente distribuito...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Filippo_p
    > Dopo aver visto scoppiare la guerra in Iraq solo
    > perché nessun giornalista si è preso la briga di
    > verificare se le fonti di informazione erano vere
    > o false...

    La Sgrena l'aveva fatto andando fino a Falluja a girare un reportage ed infatti... Prima è stata rapita e poi al rientro gli americani hanno anche provato ad eliminarla. Operazione che costò la vita all'agente Calipari.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mat
    > - Scritto da: Filippo_p
    > > Dopo aver visto scoppiare la guerra in Iraq
    > > solo perché nessun giornalista si è preso
    > > la briga di verificare se le fonti di
    > > informazione erano vere o false...

    > La Sgrena l'aveva fatto andando fino a Falluja a
    > girare un reportage ed infatti... Prima è stata
    > rapita e poi al rientro gli americani hanno anche
    > provato ad eliminarla. Operazione che costò la
    > vita all'agente Calipari.

    E' il mestiere del giornalista in zona di guerra, o pensavi che fosse come andare a fare interviste alle mamme al parco ?
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane
    > E' il mestiere del giornalista in zona di guerra,
    > o pensavi che fosse come andare a fare interviste
    > alle mamme al parco?

    Niente di tutto ciò; affermavo solo che qualche Giornalista ancora esiste. Purtroppo la sua voce è troppo bassa per farsi sentire nel marasma dell'informazione frivola e fuorviante.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mat
    > - Scritto da: krane
    > > E' il mestiere del giornalista in zona
    > > di guerra, o pensavi che fosse come
    > > andare a fare interviste alle mamme al
    > > parco?

    > Niente di tutto ciò; affermavo solo che qualche
    > Giornalista ancora esiste. Purtroppo la sua voce
    > è troppo bassa per farsi sentire nel marasma
    > dell'informazione frivola e fuorviante.

    Quindi ben venga la concorrenza dei bloggher a stimolarli e spu11anarli quando e' il caso.
    krane
    22544
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