Luca Annunziata

Copyright, la versione della società civile

Un Libro Bianco che tenta di fare chiarezza, tecnica e non solo, sul panorama del diritto d'autore e del suo enforcement. Non una polemica, ma un invito a Governo e Agcom per sentire anche la campana della modernità

Roma - Una presentazione avvenuta alla Camera a ridosso della conferenza annuale del presidente Agcom Calabrò per il "Libro Bianco su diritti d'autore e diritti fondamentali nella rete Internet" (disponibile anche su PI Libri per il download, con licenza Creative Commons), e che punta a fare da contraltare alla relazione presentata dall'authority: sala piena e molte associazioni coinvolte in quello che è un tentativo, verrebbe da dire unico, di mostrare un punto di vista differente sulla questione del diritto d'autore e dei diritti civili in Rete. Argomenti, troppo spesso, affrontati con un piglio troppo legato ad abitudini mutuate da un mercato, un mondo, una società che non esistono più.

La battuta più interessante dell'intera mattinata la fa il commissario Agcom Nicola D'Angelo, intervenuto nell'occasione: "Mi pare di poter dire che non mi trovo in una assemblea sediziosa" ha scherzato con gli altri relatori al tavolo, "non è una riunione di gente che giustifica l'illegalità, sebbene certa stampa e certi poteri forti provino a far passare un messaggio sbagliato". Il punto, che più volte è stato ribadito nei vari interventi, è proprio questo: la questione non è cancellare il principio che a un contenuto possa essere riconosciuto un valore, bensì quello di accogliere la modernità e la rivoluzione culturale della Rete per individuare nuove forme in cui questa logica possa esprimersi.

Polemico in questo senso Fulvio Sarzana, l'avvocato che ha coordinato la stesura del volume: "Non possiamo non esprimere una certa delusione per la relazione Agcom, che parla di danni gravissimi dovuti alla pirateria senza quantificare, senza chiarire da dove vengano prese queste informazioni". I numeri, sostiene invece Sarzana, dicono che spesso chi scarica è un buon cliente dei detentori dei diritti. E la filosofia di apertura alla conoscenza, che rende Internet un luogo dove parlare e condividere liberamente informazioni, cozza con il principio prevalente che mira a fare di ogni navigatore automaticamente un sospettato da tenere sotto controllo.
Gli fa eco un altro avvocato, Marco Scialdone, che insieme a Paolo Brini ha curato una ricerca sugli studi sulla pirateria, una sorta di vademecum per sfatare qualche mito e parecchi luoghi comuni: "Quello che abbiamo provato a fare è stato mettere assieme studi indipendenti per comprendere il reale impatto della pirateria, quella non a scopo di lucro: se si stima male il fenomeno a monte - ha spiegato Scialdone - la contromisura a valle sarà sproporzionata". Ma l'autentico nodo è la provenienza dei dati: "Quello che sappiamo ce lo dice l'industria, mentre quello che viene prodotto da altri organismi molto raramente viene preso in considerazione dalle amministrazioni chiamate a confrontarsi con il problema".

Il tutto si inserisce in un contesto nel quale i numeri dicono che chi scarica è spesso il miglior acquirente dei beni nei circuiti legali, con una tendenza al consumo più elevata della media; i numeri dicono pure che nel 2010 si è registrato il record assoluto (e attualizzato) di incasso nelle sale cinematografiche. Se queste informazioni, questi dati reali, fossero prese in considerazione dai governi, si eviterebbe quel sovradimensionamento del fenomeno paventato da Scialdone, che porta a decisioni dettate dalla spinta delle lobby più che da opportunità reali.

Marco Pierani di Altroconsumo parla invece senza mezzi termini di "resistenza luddista" (una citazione) alle nuove catene del valore messe in gioco da Internet. È vero, ammette, alcuni segmenti della distribuzione vanno incontro a complesse problematiche di rendimento: ma è altrettanto vero che "un nuovo canale di distribuzione si è aperto, e le decisioni prese nei confronti della pirateria sembrano invece dettate da un evidente protezionismo di posizioni di rendita" preesistenti.

Da governi e istituzioni, specie da quelle che dicono di puntare alla liberalizzazione dei mercati, ci si sarebbe aspettati una spinta maggiore verso strumenti che privilegino la prosperità di questi nuovi mercati: "I diritti degli utenti stanno sopra il diritto del copyright" dice Pierani, che rilancia la proposta di rivedere la normativa per privilegiare il mercato, e invita a non sottovalutare che a causa delle politiche attuali sono gli stessi consumatori a subire dei danni in virtù dell'assenza dei contenuti sui canali di distribuzione da loro preferiti. Dello stesso avviso Mauro Vergari, di Adiconsum, che oltre a mettere in guardia dai rischi di un "precedente legale grave di questa delibera: niente magistratura per accertare un reato", esorta alla creazione di un "diritto d'autore moderno per correre insieme alle tecnologie".

È in questo senso che Stefano Quintarelli, esperto di nuove tecnologie e anche lui tra i contributori del libro, esprime la sua delusione: delusione per 10 anni trascorsi dalla nascita di iPod, visto quasi come un simbolo del passaggio di consegne dalla distribuzione tradizionale a quella digitale, trascorsi senza che alcun passo in avanti significativo venisse compiuto nel tentativo di cercare nuove forme di remunerazione. Emblematico il suo invito a "dedicare lavoro" alla questione, a "non dare risposte formali che non entrino nel merito" della faccenda: per "creare un nuovo mercato per i beni immateriali" è necessario intraprendere iniziative concrete per costruirlo, senza tentare inutilmente di "applicare le regole del Mondo Fisico a un Mondo Etereo".

Luca Nicotra, segretario dell'associazione Agorà Digitale, parla per questo di "legge sul diritto d'autore preistorica" e invita a leggere il Libro Bianco non come documento di protesta ma di proposta: "Il problema centrale è riformare la legge, fare enforcement con questa legge, ora, significa chiudere la Rete". Per Nicotra, ed è un pensiero condiviso dai più al tavolo, Agcom dovrebbe prendere atto delle difficoltà oggettive e fare una sorta di passo indietro rimandando al Parlamento il compito di intervenire sulla normativa. La normativa come presupposto dell'enforcement, ma una normativa adeguata al mercato che si propone di regolare.

Ed è Marco Beltrandi, deputato del PD (in quota Radicali), ad assumersi in questo senso le "responsabilità del legislatore": "Il Parlamento ha il compito di aprire tavoli di discussione, e in questo caso si sarebbe dovuto prima riformare il diritto d'autore, come anche detto questa mattina da Calabrò nella sua relazione, e poi dare ad Agcom il compito di farlo rispettare". Sono "divieti antistorici" quelli che si stanno discutendo, continua Beltrandi, e l'impressione "è che si voglia fare dell'Italia un paese esempio: esempio di come applicare il vecchio diritto d'autore pensato quando non esistevano le moderne forme di accesso alla conoscenza". E una riforma, in questo senso, non può escludere dice ancora Beltrandi la "fine del monopolio SIAE", garantendo i cambiamenti necessari a liberalizzare anche questo comparto.

Le conclusioni del commissario D'Angelo hanno un sapore vagamente politico: "La Rete ha giocato un ruolo importante nei referendum, ma sembra che per molti la Rete vada irregimentata e messa in riga: la libertà in Rete è peggiorata in questi mesi, per scelta nazionali e internazionali". Critico D'Angelo sugli esiti del G8 francese, critico sulla regolamentazione entrata in vigore sulle WebTV e sulla messa in discussione della Net Neutrality: "Gli operatori stanno già demolendo la neutralità sulla rete mobie, e si vedono i prodromi su quella fissa. C'è un'ossessione per i motori di ricerca che non c'entra nulla con il riequilibro economico, quanto piuttosto lo stare chiusi tra muri insuperabili o ritenuti tali".

E poi D'Angelo conclude: "Andare contro innovazione tecnologica mi pare un pensiero antico da superare: la Rete ha una dimensione sociale e politica importante, allora qualcuno deve aver pensato di far scattare misure che ne limitino la portata, di utilizzare il copyright per censurare. Occorre tenere vivo il dibattito su questi argomenti, anche e soprattutto in Parlamento".

a cura di Luca Annunziata
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16 Commenti alla Notizia Copyright, la versione della società civile
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  • cambierebbe qualcosa?

    No, e lo dimostra AppStore: le applicazioni da 79 centesimi vengono piratate come quelle da 790 euro, mille volte più costose, per i PC.

    Quando manca il principio del rispetto del prossimo, manca, c'è poco da fare. L'onestà è un optional, lungo tutta la filiera, dal produttore al consumatore: quando si presenta l'occasione per scroccare, quasi tutti scroccano. Ed Internet è il luogo delle occasioni per scroccare per eccellenza.
    Puntare il dito, poi, su quelli che lucrano sulla pirateria è da ipocriti, visto che si pirata per profitto: i soldi sono soldi, sia quelli ricevuti che quelli non spesi.
    Come è ipocrita parlare del diritto alla cultura: anche l'acqua è un diritto, ma si paga!

    La battuta più idiota l'ha fatta comunque Marco Pierani di Altroconsumo: "i diritti degli utenti stanno sopra il diritto del copyright". Caro Pierani, il diritto di ognuno finisce dove inizia il diritto di un altro, quindi nessun utente potrà mai essere sopra il diritto di copyright, perché il diritto del copyright è un diritto conseguente al diritto d'autore.

    Comunque la soluzione alla pirateria è una sola: far pesare maggiormente il piatto della bilancia verso il download legale, rendendolo estremamente comodo, fruibile ed economico. Nel contempo mettere i bastoni tra le ruote ai pirati, con espedienti tecnici e leggi molto severe.
    ruppolo
    33147
  • - Scritto da: ruppolo
    > cambierebbe qualcosa?

    > No, e lo dimostra AppStore: le applicazioni da 79
    > centesimi vengono piratate come quelle da 790
    > euro, mille volte più costose, per i PC.

    In che percentuali vengono piratate ? Dove sono le statistiche ?
    Le tue "sensazioni umorali" non ci interessano lo sai...

    > Quando manca il principio del rispetto del
    > prossimo, manca, c'è poco da fare. L'onestà è un
    > optional, lungo tutta la filiera, dal produttore
    > al consumatore: quando si presenta l'occasione
    > per scroccare, quasi tutti scroccano. Ed Internet
    > è il luogo delle occasioni per scroccare per
    > eccellenza.

    > Puntare il dito, poi, su quelli che lucrano sulla
    > pirateria è da ipocriti, visto che si pirata per
    > profitto: i soldi sono soldi, sia quelli ricevuti
    > che quelli non spesi.

    > Come è ipocrita parlare del diritto alla cultura:
    > anche l'acqua è un diritto, ma si
    > paga!

    > La battuta più idiota l'ha fatta comunque Marco
    > Pierani di Altroconsumo: "i diritti degli utenti
    > stanno sopra il diritto del copyright". Caro
    > Pierani, il diritto di ognuno finisce dove inizia
    > il diritto di un altro, quindi nessun utente
    > potrà mai essere sopra il diritto di copyright,
    > perché il diritto del copyright è un diritto
    > conseguente al diritto d'autore.

    Ok, gli segnalo il tuo post, cosi' avrama' modo di rispondere eventualenteSorride Anche agli insulti.

    > Comunque la soluzione alla pirateria è una sola:
    > far pesare maggiormente il piatto della bilancia
    > verso il download legale, rendendolo estremamente
    > comodo, fruibile ed economico. Nel contempo
    > mettere i bastoni tra le ruote ai pirati, con
    > espedienti tecnici e leggi molto severe.

    Non si chiede di meglio: niente drm, prezzi bassi e formati standard, peccato che la situazione attuale sia il contrario: Clicca per vedere le dimensioni originali
    krane
    22544
  • - Scritto da: krane
    > - Scritto da: ruppolo
    > > cambierebbe qualcosa?
    >
    > > No, e lo dimostra AppStore: le applicazioni da
    > 79
    > > centesimi vengono piratate come quelle da 790
    > > euro, mille volte più costose, per i PC.
    >
    > In che percentuali vengono piratate ? Dove sono
    > le statistiche
    > ?
    > Le tue "sensazioni umorali" non ci interessano lo
    > sai...
    >
    > > Quando manca il principio del rispetto del
    > > prossimo, manca, c'è poco da fare. L'onestà è un
    > > optional, lungo tutta la filiera, dal produttore
    > > al consumatore: quando si presenta l'occasione
    > > per scroccare, quasi tutti scroccano. Ed
    > Internet
    > > è il luogo delle occasioni per scroccare per
    > > eccellenza.
    >
    > > Puntare il dito, poi, su quelli che lucrano
    > sulla
    > > pirateria è da ipocriti, visto che si pirata per
    > > profitto: i soldi sono soldi, sia quelli
    > ricevuti
    > > che quelli non spesi.
    >
    > > Come è ipocrita parlare del diritto alla
    > cultura:
    > > anche l'acqua è un diritto, ma si
    > > paga!
    >
    > > La battuta più idiota l'ha fatta comunque Marco
    > > Pierani di Altroconsumo: "i diritti degli utenti
    > > stanno sopra il diritto del copyright". Caro
    > > Pierani, il diritto di ognuno finisce dove
    > inizia
    > > il diritto di un altro, quindi nessun utente
    > > potrà mai essere sopra il diritto di copyright,
    > > perché il diritto del copyright è un diritto
    > > conseguente al diritto d'autore.

    > Ok, gli segnalo il tuo post, cosi' avrama' modo
    > di rispondere eventualenteSorride Anche agli
    > insulti.

    Gia' segnalato io:
    http://pierani.wordpress.com/alcune-interviste-e-c...
    non+autenticato
  • - Scritto da: ruppolo
    > cambierebbe qualcosa?

    Cambierebbe tutto.

    > No, e lo dimostra AppStore: le applicazioni da 79
    > centesimi vengono piratate come quelle da 790
    > euro, mille volte più costose, per i PC.

    Ancora cadi nell'errore di ritenere che ogni roba scaricata e' un mancato acquisto.
    Quella gente li' non comprerebbe comunque, non puoi considerarli potenziali clienti, devi escluderli dal conto.

    > Quando manca il principio del rispetto del
    > prossimo, manca, c'è poco da fare.

    Questo e' sacrosanto. Mancando il rispetto nei confronti del potenziale cliente, c'e' ben poco da fare.

    > L'onestà è un
    > optional, lungo tutta la filiera, dal produttore
    > al consumatore: quando si presenta l'occasione
    > per scroccare, quasi tutti scroccano.

    In particolare tutti gli intermediari tra il produttore e il consumatore.
    Scrocca l'impresario, scrocca lo spedizioniere, scrocca il grossista, scrocca il rivenditore finale.
    Un file che costa zero all'autore viene pagato 20 euro dal cliente.

    > Ed Internet
    > è il luogo delle occasioni per scroccare per
    > eccellenza.

    Hai dimenticato di aggiungere pedoterrosatanisti e scie chimiche.

    > Puntare il dito, poi, su quelli che lucrano sulla
    > pirateria è da ipocriti, visto che si pirata per
    > profitto: i soldi sono soldi, sia quelli ricevuti
    > che quelli non spesi.

    Anche chi commercia musica registrata e' un ipocrita visto che lo fa per profitto, e senza minimamente contribuire alla cultura.
    Anche chi noleggia dvd e' un ipocrita visto che lo fa per profitto e senza minimamente contribuire alla cultura.

    > Come è ipocrita parlare del diritto alla cultura:
    > anche l'acqua è un diritto, ma si paga!

    Non si paga piu'.
    Un referendum ha sancito che nessun privato puo' piu' speculare sull'acqua.
    L'acqua adesso e' pubblica e libera.

    > La battuta più idiota l'ha fatta comunque Marco
    > Pierani di Altroconsumo: "i diritti degli utenti
    > stanno sopra il diritto del copyright".

    Con piu' di un neurone avresti compreso che non si trattava di battuta, ma di principio sacrosanto.

    > Caro
    > Pierani, il diritto di ognuno finisce dove inizia
    > il diritto di un altro, quindi nessun utente
    > potrà mai essere sopra il diritto di copyright,
    > perché il diritto del copyright è un diritto
    > conseguente al diritto
    > d'autore.

    No. Il diritto di ognuno finisce dove inizia il diritto di un altro, quindi il copyright non puo' mai essere prevalente al diritto delle persone, che e' precedente e molto piu' importante delle pretese di pochi.

    > Comunque la soluzione alla pirateria è una sola:
    > far pesare maggiormente il piatto della bilancia
    > verso il download legale, rendendolo estremamente
    > comodo, fruibile ed economico.

    E questo e' condivisibile.
    Rendere la vita comoda alla gente ad un costo che compensa lo sbattimento di andare a cercare la roba altrove.
    Ma senza impedire il P2P: chi vuole deve poter essere libero di procurarsi le cose.

    > Nel contempo
    > mettere i bastoni tra le ruote ai pirati, con
    > espedienti tecnici e leggi molto
    > severe.

    Per un attimo avevo quasi pensato che avresti capito.
  • - Scritto da: panda rossa
    > > Come è ipocrita parlare del diritto alla
    > cultura:
    > > anche l'acqua è un diritto, ma si paga!
    >
    > Non si paga piu'.
    > Un referendum ha sancito che nessun privato puo'
    > piu' speculare
    > sull'acqua.
    > L'acqua adesso e' pubblica e libera.

    posso quotare il resto ma questa è credo la frase più superficiale che ho letto riguardo ai referendum
  • - Scritto da: ruppolo
    > cambierebbe qualcosa?
    >
    > No, e lo dimostra AppStore: le applicazioni da 79
    > centesimi vengono piratate come quelle da 790
    > euro, mille volte più costose, per i PC.
    >
    > Quando manca il principio del rispetto del
    > prossimo, manca, c'è poco da fare. L'onestà è un
    > optional, lungo tutta la filiera, dal produttore
    > al consumatore: quando si presenta l'occasione
    > per scroccare, quasi tutti scroccano. Ed Internet
    > è il luogo delle occasioni per scroccare per
    > eccellenza.
    >
    > Puntare il dito, poi, su quelli che lucrano sulla
    > pirateria è da ipocriti, visto che si pirata per
    > profitto: i soldi sono soldi, sia quelli ricevuti
    > che quelli non spesi.
    Zuffolo EVIDENTEMENTE il papiro (aka libro bianco) NON l'hai letto...
    C'e' un sunto di ricerche che dimostra il contrario. Su tutta la linea: chi e' il pirata ,se il cosidetto pirata danneggia l'ecosistema, se le major sono in calo e se lo sono per la cosidetta pirateria, se il cosidetto pirata= ladro, ecc ecc. TUTTO viene smontato.
    Leggi il msg di bubbanet
    non+autenticato
  • - Scritto da: ruppolo
    >
    > La battuta più idiota l'ha fatta comunque Marco
    > Pierani di Altroconsumo: "i diritti degli utenti
    > stanno sopra il diritto del copyright". Caro
    > Pierani, il diritto di ognuno finisce dove inizia
    > il diritto di un altro, quindi nessun utente
    > potrà mai essere sopra il diritto di copyright,
    > perché il diritto del copyright è un diritto
    > conseguente al diritto
    > d'autore.
    Vede la cosa è un pochino più complessa, il copyright pone un privilegio in capo al right owner, un vero e proprio monopolio sull'opera di cui detiene i diritti. Sa perchè questo è consentito dalla legge? beh per consentire che l'autore sia adeguatamente remunerato certo ma anche e soprattutto per favorire una maggiore diffusione possibile dell'opera e, se vogliamo, più in generale della cultura e della conoscenza, questo era e dovrebbe essere il fine ultimo del copyright. Ora, è di tutta evidenza che Internet ha introdotto una sorta di cortocircuito nel sistema di tal che il suddetto monopolio non si sposa più così bene con l'interesse generale alla diffusione delle opere e della cultura che anzi viene frenata proprio dal right owner con la sua pretesa di controllo. E' in questo senso che, posta questa dissociazione il diritto degli utenti, o direi meglio dei cittadini all'accesso alla cultura e all'informazione, a mio modo di vedere, debbono prevalere sull'abuso di copyright che rischia di divenire nel nuovo scenario tecnologico una mera pretesa protezionistica.
    In realtà io non ho alcun problema a beccarmi dell'idiota da lei, si figuri e non ricambio non conoscendola adeguatamente per poter sentenziare in maniera speculare, mi piacerebbe però che perdesse un pò di tempo a leggere il libro bianco che abbiamo scritto e poi magari, quando ha finito, ne riparliamo, Ok ?
    non+autenticato
  • EHmm... Pierani... sulla policy di utilizzo di www.altroconsumo.it leggo:

    "E' vietato utilizzare copie parziali o totali del sito e delle informazioni ivi contenute in una rete o con un prodotto, un sistema, un'applicazione senza il consenso preliminare scritto di Altroconsumo Nuove Edizioni s.r.l. È espressamente vietata qualsiasi consultazione, copia o riproduzione totale o parziale del sito a fini diversi da quelli previsti nel presente contratto. "

    Perche' ?

    A.
  • Tutti massacrano l'attuale idea repressiva dell AGCOM
    Tutti considerano inadeguato il sistema attuale del (c) [Ovviamente 'inadeguato' e' poco significativo di per se... bisogna vedere come lo riformi... alcuni pensano di piu' all'aspetto biz/favorire vendita cosidetta legale e altri alle liberta'/eccezioni al (c)]
    Ci sono tutte le spiegazioni del caso del perche copia=pirata=mancato guadagno E' falsa , del perche' i filtri ai contenuti di fatto non funzionano e di come scassano la net neutrality e danno rogne agli ISP ecc.. ecc..

    I punti piu' gustosi cmq forse sono i seguenti :

    Agora' digitale
    - allargare e potenziare lo spettro delle eccezioni/libere utilizzazioni private/non a scopo di lucro : gia' si fa per le biblioteche
    "il libero prestito nelle biblioteche effettuato per finalità culturali può avere ad oggetto materiali cartacei, fonogrammi o videogrammi contenenti opere cinematografiche audiovisive, decorsi DICIOTTO MESI dalla loro distribuzione o ventiquattro dalla loro realizzazione,
    senza versare alcun compenso all’avente diritto (articolo 69 l.d.a.).
    "... si in biblio si presta il supporto... ma siccome il contenuto del supporto e' uguale alla copia del contenuto del supporto... e infatti mettono il limite dei 18mesi apposta... sapendo che e' probabile che uno ne faccia una copia e che oltre i 18mesi, evidentemente, la copia non danneggia nessuno


    - potenziare licenze colletive e quindi distributive : traduciamolo in isp+ siae-like + major si accordino per far pagare POCO e a forfait x poter usufruire di contenuti (c)

    Adiconsum/Altroconsumo sull'affaire delle libere utilizzazioni/eccezioni al (c), va anche oltre : la collettività, possa entro taluni limiti, utilizzare gli altrui contenuti digitali all’unica condizione che tale forma di utilizzo non sia concorrenziale rispetto ad altre effettive forme di utilizzo commerciale del contenuto e, dunque, tale da ledere effettivamente il modello di business del titolare dei diritti

    NESSUNO PERO' DICE ESPLICITAMENTE che questo stracacchio di termini temporali di protezione sono TROPPO LUUNGHI e PRIMA di pensare agli equilibri compensatori di interessi blabla, vanno SEGATI brutalmente e resa ,consequenzialmente, la copia delle sudette opere fuori tempo, come legittima se fatta tra privati senza scopo di lucro evidente.

    PECCATOCon la lingua fuoriA bocca storta
  • - Scritto da: Dilling
    > http://forum.tntvillage.scambioetico.org/tntforum/
    >
    > A chi interessa può scaricare il tuttoSorride

    Perche' "a chi interessa"?
    Intanto cominciamo a scaricare e rendere disponibile sul torrent.
    Non bisogna mica anteporre l'interesse per diffondere la cultura e l'informazione.
  • > Intanto cominciamo a scaricare e rendere
    > disponibile sul torrent.

    Anche questo può essere una buona idea Occhiolino

    Carlo Gubitosa
    Elogio della pirateria
    http://www.stampalternativa.it/liberacultura/books...

    Pirata
    non+autenticato
  • L'asteroide si e' abbattuto da un pezzo, e l'atmosfera e' completamente impregnata dalle ceneri da qualche anno.

    La temperatura media del pianeta si e' abbassata di qualche grado, abbastanza da impedire alle uova di schiudersi.

    Il tasso di natalita' dei grandi rettili e' in diminuzione.

    Le piante hanno meno foglie.
    La luce molto piu' bassa impedisce agli alberi di crescere, e quindi il cibo per i grandi erbivori scarseggia.

    Ma quelli non se ne rendono conto...

    Hanno dominato il pianeta per decine di milioni di anni, sono loro i padroni, che sara' mai questa oscurita'...

    Pochi anni sono bastati, pochi anni di ceneri sparse nell'atmosfera, e gli ultimi dinosauri se ne sono andati senza potersi riprodurre.

    Nessuno dei piccoli roditori che presero possesso del pianeta, ne senti' mai la mancanza...
  • - Scritto da: panda rossa
    > L'asteroide si e' abbattuto da un pezzo, e
    > l'atmosfera e' completamente impregnata dalle
    > ceneri da qualche
    > anno.
    >
    > La temperatura media del pianeta si e' abbassata
    > di qualche grado, abbastanza da impedire alle
    > uova di
    > schiudersi.
    >
    > Il tasso di natalita' dei grandi rettili e' in
    > diminuzione.
    >
    > Le piante hanno meno foglie.
    > La luce molto piu' bassa impedisce agli alberi di
    > crescere, e quindi il cibo per i grandi erbivori
    > scarseggia.
    >
    > Ma quelli non se ne rendono conto...
    >
    > Hanno dominato il pianeta per decine di milioni
    > di anni, sono loro i padroni, che sara' mai
    > questa oscurita'...
    >
    >
    > Pochi anni sono bastati, pochi anni di ceneri
    > sparse nell'atmosfera, e gli ultimi dinosauri se
    > ne sono andati senza potersi
    > riprodurre.
    >
    > Nessuno dei piccoli roditori che presero possesso
    > del pianeta, ne senti' mai la
    > mancanza...
    dai un po di rispetto per i dinosauri loro non hanno POTTUTO evolversi
    quisti qui invece non hanno VOLUTO evolversi.
    non+autenticato
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