massimo mantellini

Contrappunti/ Un'idea è per sempre

di M. Mantellini - C'è un equivoco: la cultura è di tutti, non di una sola persona. Il diritto d'autore è pensato per preservare gli interessi collettivi, non per fare felici i singoli autori. Ricordarlo non fa mai male

Roma - Il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò ha presentato nei giorni scorsi la sua relazione annuale. In questo testo Calabrò, che vanta una laurea in giurisprudenza e una lunga carriera prima alla Corte dei Conti poi al Consiglio di Stato, fra molte altre cose, accenna alla annosa questione del diritto d'autore su Internet e lo fa pronunciando la seguente frase:
Il diritto alla libera circolazione del pensiero nelle nuove forme della tecnologia è indubbiamente un principio fondamentale per la società d'oggi ma non può e non deve strangolare il diritto di proprietà delle opere dell'ingegno. I due diritti devono trovare un modus (con)vivendi.
Sembra una frase banale ma non lo è. Così, a questo punto, per i lettori intanto, ma anche per il Presidente dell'Agcom, si impone un modestissimo ripasso storico sulle nozioni base del diritto d'autore. Che è una elegante e bella idea, vecchia di oltre trecento anni, la cui essenza è fino ad oggi rimasta sostanzialmente invariata. Provo a riassumerla in poche parole: il diritto d'autore nasce e si sviluppa come un diritto temporaneo (nella sua prima estensione nell'Inghilterra settecentesca durava 14 anni) periodo nel quale l'autore può, se lo ritiene, vantare diritti economici sulle proprie creazioni. Ci si affranca da sfruttatori e mecenati in questa maniera, venendo direttamente retribuiti dal proprio pubblico per quanto il proprio talento ha saputo creare.

Scaduto questo intervallo temporale, che nel frattempo il legislatore ha più e più volte allungato (oggi la copertura delle opere dell'ingegno da noi dura qualcosa come 70 anni dalla morte dell'autore, mentre negli Stati Uniti, nella seconda metà del secolo scorso, come ci ricorda Lawrence Lessig, il periodo di protezione delle opere è stato esteso per ben 11 volte) l'opera dell'ingegno, qualsiasi essa sia, torna al suo naturale proprietario che è la collettività. Se esiste "un proprietario delle opere dell'ingegno" per usare le sfortunate parole di Calabrò, questi non è l'autore ma il fruitore dell'opera stessa.

Perché questo accada, perché l'idea dello Statuto di Anna continui ad essere, nonostante i mille stravolgimenti, una bellissima idea anche a distanza di secoli, rientra in quella valutazione del bene collettivo che dovrebbe essere pane per i denti del Presidente della Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni. Le nostre società basano la propria crescita sulla condivisione: le idee e le opere d'arte nascono nella mente di qualcuno ma diventano poi, più o meno rapidamente, patrimonio di tutti. È quello che in USA chiamano pubblico dominio. Tutti possono a quel punto apprenderle, rielaborarle, integrarle. Lo sviluppo culturale si basa su questo principio, anche se il Presidente della Autorità che dovrebbe occuparsi delle Garanzie dei Cittadini nelle Comunicazioni sembra non ricordarsene.
Il diritto d'autore non ha bisogno di "trovare un modus (con)vivendi" con il diritto alla libera circolazione del pensiero per la semplice banalissima ragione che l'idea stessa li comprende già entrambi: una tutela temporanea per gli autori, una attribuzione successiva alla collettività.

Gli idealisti evidentemente sono morti e tutto quello che leggiamo ed ascoltiamo sul tema del diritto d'autore da molti anni a questa parte è quasi esclusivamente il racconto della sua inadeguatezza ai tempi della società dell'informazione. Una simile evidente questione viene però costantemente descritta solo nella sua accezione di diritto violato che crea enormi danni all'industria culturale ed agli autori. È vero, è un dato, almeno in parte indiscutibile, anche se spessissimo esagerato. Tuttavia siamo talmente disabituati alla idea della prevalenza del bene comune rispetto a quello economico di un numero limitato di soggetti forti che persino Calabrò, insediato dai cittadini a difesa delle loro garanzie nelle comunicazioni, avvalora nelle sue parole questa idea falsa, pur se per taluni molto allettante, di un diritto di proprietà assoluto sulle opere dell'ingegno. La relatività ristretta alla stregua di un bilocale vista tangenziale.

Quando alla moglie di Sonny Bono, noto cantante americano a cui è intitolata la più recente estensione del copyright in USA alla fine degli anni '90 (il Sonny Bono Act che ha consentito a Disney di mantenere Topolino fuori dal pubblico dominio per ulteriori 20 anni) fu domandato quanto dovesse durare, secondo lei, il periodo di protezione delle opere dell'ingegno, lei rispose, come qualsiasi altro integralista della proprietà intellettuale, "per sempre". La signora Bono era insomma una sorta di Corrado Calabrò ante litteram, con la piccola differenza che il suo stipendio non è mai stato pagato con i soldi dei contribuenti italiani.

Quando alla moglie di Bono fu fatto notare che il copyright è un diritto temporaneo e non può durare per sempre, lei disse: "Ok, allora facciamolo durare per sempre meno un giorno".

Massimo Mantellini
Manteblog

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452 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Un'idea è per sempre
Ordina
  • In questo post non mi esprimo se i diritti d'autore siano o meno una cosa giusta. Come dice la stessa parola il diritto è dell'autore, però quando compro un cd, un libro, vedo scritto su licenza di... copyright@.... ma quasi mai è seguito dal nome dell'autore dell'opera. Tutte queste società / persone che detengono i diritti non sono l'autore dell'opera perchè dovrebbero avere diritti su di essa??
    Chi mette dei soldi per la produzione deve avere il suo guadagno (ma non avere diritti/copyright da sfruttare all'infinito). Chi stampa e spedisce dovrebbe essere pagato per il servizio non dovrebbe avere dei diritti (mi riferisco agli editori che si dovrebbero far pagare il servizio, ma non avere i diritti sull'opera).

    Con la rete l'autore può avere un rapporto direttamente con chi vuole vedere/leggere la sua opera. Quindi ormai a che servono tutti gli intermediari che gonfiano il prezzo? Anche questo è un problema...

    Concludo dicendo che i diritti d'autore non dovrebbero essere trasferibili/alienabili (proprio perchè parliamo di qualcosa di astratto). La creazione è dell'autore e se proprio vuole avere il diritto di viverci di rendita con le sue opere, lo faccia lui, ma non deve trasferire questo diritto ad altri. Chi finanzia si prende la sua parte una volta sola come compenso e i diritti rimangono sempre all'autore.
    non+autenticato
  • Infatti il copyright, come dice la parola stessa, è il diritto di copia, ad oggi, in molti settori, una stortura colossale.
    non+autenticato
  • - Scritto da: gustavo
    > In questo post non mi esprimo se i diritti
    > d'autore siano o meno una cosa giusta. Come dice
    > la stessa parola il diritto è dell'autore,

    La parola l'hanno inventata apposta. Non puoi derivarci alcun significato.

    > però
    > quando compro un cd, un libro, vedo scritto su
    > licenza di... copyright@.... ma quasi mai è
    > seguito dal nome dell'autore dell'opera. Tutte
    > queste società / persone che detengono i diritti
    > non sono l'autore dell'opera perchè dovrebbero
    > avere diritti su di essa??

    Perche' sono dei parassiti.

    > Chi mette dei soldi per la produzione deve avere
    > il suo guadagno (ma non avere diritti/copyright
    > da sfruttare all'infinito).

    No, non deve avere un guadagno. Deve correre il suo rischio imprenditoriale, che puo' produrre un guadagno o causare una perdita.
    Non c'e' alcun diritto al guadagno.

    > Chi stampa e spedisce
    > dovrebbe essere pagato per il servizio non
    > dovrebbe avere dei diritti (mi riferisco agli
    > editori che si dovrebbero far pagare il servizio,
    > ma non avere i diritti
    > sull'opera).

    Esatto.

    > Con la rete l'autore può avere un rapporto
    > direttamente con chi vuole vedere/leggere la sua
    > opera.

    Esatto.

    > Quindi ormai a che servono tutti gli
    > intermediari che gonfiano il prezzo?

    Hanno la stessa utilita' di una tenia.

    > Anche questo
    > è un problema...

    E la soluzione si chiama selezione naturale.

    > Concludo dicendo che i diritti d'autore non
    > dovrebbero essere trasferibili/alienabili
    > (proprio perchè parliamo di qualcosa di
    > astratto). La creazione è dell'autore e se
    > proprio vuole avere il diritto di viverci di
    > rendita con le sue opere, lo faccia lui, ma non
    > deve trasferire questo diritto ad altri.

    Ma non deve neanche averci il diritto di vivere di rendita.
    Se vuole ricavarci qualcosa, che faccia eseguire la sua opera in un teatro, dal vivo, e la gente paga il biglietto.

    > Chi
    > finanzia si prende la sua parte una volta sola
    > come compenso e i diritti rimangono sempre
    > all'autore.

    E chi non ci lucra, puo' fare dell'opera quello che meglio crede.
  • @panda rossa.
    Hai ragione sulla rendita; non ha senso che una persona facendo un sola opera (es.canzone) con essa ci può guadagnare per tutta la vita, rendita non è lavorare!!!

    >E chi non ci lucra, puo' fare dell'opera quello che meglio crede.

    Sarebbe anche giusto. Io ho un blog per hobby (quindi niente lucro), comunque devo stare attento alle immagini che metto nei miei post, devo essere sicuro che non sia coperta da copyright. io non ci guadagno mettendo quella foto nel mio sito, anzi faccio pubblicità inserendo il nome dell'autore!!!

    >No, non deve avere un guadagno. Deve correre il suo rischio >imprenditoriale, che puo' produrre un guadagno o causare una perdita.
    >Non c'e' alcun diritto al guadagno.

    Intendevo dire un guadagno se l'opera funziona e incassa (ovviamente al contrario è perdita, come hai già detto tu, il rischio d'impresa).

    Ovviamente come ho già detto tutto limitato nel tempo, io penso che 5 anni bastano, se l'opera incassa, a coprire i costi e avere un guadagno, poi in caso contrario si ha una perdita, normale rischio d'impresa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: gustavo
    > @panda rossa.
    > Hai ragione sulla rendita; non ha senso che una
    > persona facendo un sola opera (es.canzone) con
    > essa ci può guadagnare per tutta la vita, rendita
    > non è
    > lavorare!!!
    >
    > >E chi non ci lucra, puo' fare dell'opera quello
    > che meglio
    > crede.
    >
    > Sarebbe anche giusto. Io ho un blog per hobby
    > (quindi niente lucro), comunque devo stare
    > attento alle immagini che metto nei miei post,
    > devo essere sicuro che non sia coperta da
    > copyright. io non ci guadagno mettendo quella
    > foto nel mio sito, anzi faccio pubblicità
    > inserendo il nome
    > dell'autore!!!

    E spiegaglielo a Pepito che invece di ringraziare chi promuove le sue foto sui blog e mandargli pure un riconoscimento in denaro, minaccia querele e viene qui a piangere!
  • Produzione artistica di Giuseppe Verdi (parte):

    - Ernani 1844, tratta dal dramma di Victor Hugo
    - Giovanna d'Arco 1845, tratto parzialmente dal dramma di Friedrich Schiller
    - Attila 1846, tratto dalla tragedia Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner
    - Macbeth 1847, tratto dal Macbeth di William Shakespeare
    - I masnadieri 1847, tratta dalla tragedia omonima Die Räuber di Friedrich Schiller
    - Il corsaro 1848, tratto dall'omonima novella di George Byron
    - Luisa Miller 1849, tratto dalla tragedia Kabale und Liebe (Intrigo e amore) di Schiller
    - Stiffelio 1860, basato sulla commedia francese di Émile Souvestre ed Eugène Bourgeois, Le Pasteur, ou L'Évangile et le Foyer
    - Rigoletto 1851, tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s'amuse
    - Il trovatore 1853, tratto dal dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez
    - La traviata 1853, tratto dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas (figlio) La signora delle camelie
    - Simon Boccanegra 1886, tratto dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez

    A quanto ne so, la convenzione di Berna è entrata per la prima volta in vigore nel 1886.

    Domanda: onestamente, Verdi sarebbe riuscito a comporre tutte queste opere con il sistema di diritto d'autore moderno?

    Il nostro sistema di diritto d'autore avrebbe tutelato di più Verdi o gli avrebbe tagliato le gambe?
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    Modificato dall' autore il 21 giugno 2011 14.05
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    Modificato dall' autore il 21 giugno 2011 14.06
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    2678
  • > Domanda: onestamente, Verdi sarebbe riuscito a
    > comporre tutte queste opere con il sistema di
    > diritto d'autore
    > moderno?
    >
    si tratta di opere derivate non di copie "as is". Guarda il cinema: 007, tratto dai romanzi di ian flemming, le varie saghe tratte dai fumetti o l'"esorciccio"Occhiolino . Una cosa è l'elaborazione di un opera traendo ispirazione da un altra opera, un altra cosa è il brutale plagio e la copiatura paro paro.
  • - Scritto da: shevathas

    > si tratta di opere derivate non di copie "as is".
    > Guarda il cinema: 007, tratto dai romanzi di ian
    > flemming, le varie saghe tratte dai fumetti o
    > l'"esorciccio"Occhiolino . Una cosa è l'elaborazione di
    > un opera traendo ispirazione da un altra opera,
    > un altra cosa è il brutale plagio e la copiatura
    > paro
    > paro.

    Scusa, vuol dire che io posso fare un film "parzialmente basato sulla trama di Harry Potter" senza chiedere il permesso (e senza pagare) la Rowling?

    Per esempio uno dei punti che io metterei in un'ipotetica riforma del diritto d'autore è che l'autore non possa impedire la creazione di opere derivate (fatto salvo il diritto a non essere denigrato dalle opere derivate).
    Sarebbe un problema quantificare il compenso per la creazione di opere derivate, però.
    2678
  • >
    > Scusa, vuol dire che io posso fare un film
    > "parzialmente basato sulla trama di Harry Potter"
    > senza chiedere il permesso (e senza pagare) la
    > Rowling?
    >
    dipende da come ti ispiri: se il protagonista della tua storia è un maghetto pasticcione che va in una scuola di magia che sta in un castello e suo malgrado diventa un eroe (in pratica la parabola di neville) non devi pagare niente o quasi.

    se il tuo film riguarda un orfana di nome laure, che vive con gli zii e una cugina rompiscatole, viziata e coccolata che scopre di essere un mago, che ha uno strana cicatrice dovuto ad una tizia (quella da non nominare) che gli ha ammazzato i genitori... ti stai cercando la denuncia per plagio.

    D'altra parte sto vedendo adesso, forse per effetto di twilight, che è pieno di libri fantasy dove ragazze si innamorano di teenager paranormali, i più gettonati sono i vampiri e i demoni. Nonostante il CR è una inondazione.Triste


    > Per esempio uno dei punti che io metterei in
    > un'ipotetica riforma del diritto d'autore è che
    > l'autore non possa impedire la creazione di opere
    > derivate (fatto salvo il diritto a non essere
    > denigrato dalle opere
    > derivate).

    c'è differenza fra le opere derivate e le opere plagiate. Dipende da quanto c'è di tuo e quanto è stato tratto dall'opera derivata. La rowing non può impedire che vengano pubblicate storie su un maghetto che va a scuola di magia. Può legittimamente impedire che vengano pubblicate storie su un maghetto che si chiama harry potter e va alla scuola di magia e ha un mentore di nome silente etc. etc.

    > Sarebbe un problema quantificare il compenso per
    > la creazione di opere derivate,
    > però.

    dipende da quanto l'opera è vicina all'originale. Una cosa è se voglio fare, ad esempio, un musical su harry potter usando il nome e l'ambientazione creata dalla rowing, altro è se invece mi limito a fare un musical su un maghetto a scuola.
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    Modificato dall' autore il 21 giugno 2011 14.29
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  • - Scritto da: shevathas

    >
    > dipende da quanto l'opera è vicina all'originale.
    > Una cosa è se voglio fare, ad esempio, un musical
    > su harry potter usando il nome e l'ambientazione
    > creata dalla rowing, altro è se invece mi limito
    > a fare un musical su un maghetto a
    > scuola.

    Mah, il problema è che (secondo me) una delle novità più consistenti della nuova tecnologia dei contenuti è che spinge molto la cultura del remix.
    Per cui il confine tra plagio, citazione e remix diventerà sempre più sottile.

    Secondo me una visione molto conservatrice di questo fenomeno è un peccato, perchè tarpa le ali a una certa forma di creatività che in passato era bollata come plagio.
    2678
  • - Scritto da: shevathas
    > >
    > > Scusa, vuol dire che io posso fare un film
    > > "parzialmente basato sulla trama di Harry
    > Potter"
    > > senza chiedere il permesso (e senza pagare) la
    > > Rowling?
    > >
    > dipende da come ti ispiri: se il protagonista
    > della tua storia è un maghetto pasticcione che va
    > in una scuola di magia che sta in un castello e
    > suo malgrado diventa un eroe (in pratica la
    > parabola di neville) non devi pagare niente o
    > quasi.

    Figuriamoci.
    Se uno provasse a raccontare qualche storia di un mago che avesse frequentato Hogwards 100 anni prima delle vicende di H.P., arrivano i signori del copyright a chiederti i miliardi, altro che pagare niente o quasi.

    > se il tuo film riguarda un orfana di nome laure,
    > che vive con gli zii e una cugina rompiscatole,
    > viziata e coccolata che scopre di essere un mago,
    > che ha uno strana cicatrice dovuto ad una tizia
    > (quella da non nominare) che gli ha ammazzato i
    > genitori... ti stai cercando la denuncia per
    > plagio.

    Non vedo a chi possa interessare una storia del genere.
    C'e' gia'.

    > D'altra parte sto vedendo adesso, forse per
    > effetto di twilight, che è pieno di libri fantasy
    > dove ragazze si innamorano di teenager
    > paranormali, i più gettonati sono i vampiri e i
    > demoni. Nonostante il CR è una inondazione.
    >Triste

    Finche' ti limiti ad una ambientazione simile con personaggi che appartengono alla cultura popolare (vampiri) non possono dirti niente (ma vorrebbero poterti dire qualcosa, eccome se vorrebbero...)
    Se pero' citi un luogo, un personaggio, o un oggetto riconducibile a twilight, ecco che ti si materializzano davanti sotto forma di avvocati, nel giro di un nanosecondo.

    E la cosa triste e' che tu, per metterti a produrre qualcosa di quel tipo, sei pure un fan della saga ispiratrice, non un completo estraneo, ma uno che si e' comprato i libri e li ha letti, e' andato al cinema a vedersi i film, e ha pure comprato dvd e blue ray.

    > > Per esempio uno dei punti che io metterei in
    > > un'ipotetica riforma del diritto d'autore è che
    > > l'autore non possa impedire la creazione di
    > opere
    > > derivate (fatto salvo il diritto a non essere
    > > denigrato dalle opere
    > > derivate).
    >
    > c'è differenza fra le opere derivate e le opere
    > plagiate. Dipende da quanto c'è di tuo e quanto è
    > stato tratto dall'opera derivata. La rowing non
    > può impedire che vengano pubblicate storie su un
    > maghetto che va a scuola di magia. Può
    > legittimamente impedire che vengano pubblicate
    > storie su un maghetto che si chiama harry potter
    > e va alla scuola di magia e ha un mentore di nome
    > silente etc. etc.

    E' quel legittimamente che vogliamo abrogare!
    Soprattutto se l'opera derivata viene fatta per piacere e passione e non per lucro.
  • Tempo fa ho letto che la Paramout in merito a Star Trek:DS9 (serie con alieni, una base spaziale, conflitto alieno, divise) aveva accusato di plagio la serie BABYLON 5 (serie che era abientata su una stazione spaziale, alieni. divise, conflitto..ecc.). I nomi, le divise e gli alieni sono diversi. Mi spiegate dove era il plagio? Perchè l'ambientazione era simile allora è un plagio!!!
    non+autenticato
  • > Figuriamoci.
    > Se uno provasse a raccontare qualche storia di un
    > mago che avesse frequentato Hogwards 100 anni
    > prima delle vicende di H.P., arrivano i signori
    > del copyright a chiederti i miliardi, altro che
    > pagare niente o
    > quasi.
    >
    una semplice domanda: se la storia la si ambienta non a Hogwards, ma magari all'alma mater magiae ? Il fatto che sia ambientata ad hogwards è un fatto determinante (ovvero plagio) o incidentale ?

    > Finche' ti limiti ad una ambientazione simile con
    > personaggi che appartengono alla cultura popolare
    > (vampiri) non possono dirti niente (ma vorrebbero
    > poterti dire qualcosa, eccome se
    > vorrebbero...)
    > Se pero' citi un luogo, un personaggio, o un
    > oggetto riconducibile a twilight, ecco che ti si
    > materializzano davanti sotto forma di avvocati,
    > nel giro di un
    > nanosecondo.
    >
    basta non citare troppo spudoratamente twilight. Gli autori migliori son quelli che traggono ispirazione ma riescono a rielaborare e fare opere nuove. Non gli sfigatelli che usano i nomi "di moda" per vendere pattume. Ricordo cosa capitava negli anni '80 dove, a seguito della moda dei cartoni animati, ti vendevano porcate stile supermazinga contro gli uforobot, ottenute doppiando e mischiando roba originale e spazzatura. E di quel pattume ne posso fare a meno.

    > E la cosa triste e' che tu, per metterti a
    > produrre qualcosa di quel tipo, sei pure un fan
    > della saga ispiratrice, non un completo estraneo,
    > ma uno che si e' comprato i libri e li ha letti,
    > e' andato al cinema a vedersi i film, e ha pure
    > comprato dvd e blue
    > ray.

    nessuno gli ha imposto di comprare.
    >

    > E' quel legittimamente che vogliamo
    > abrogare!
    > Soprattutto se l'opera derivata viene fatta per
    > piacere e passione e non per
    > lucro.

    da quel che vedo gli avvocati si muovono quando si tenta di lucrare, siti di appassionati etc. etc. stanno in piedi ed in genere non vengono perseguiti, visto che sarebbe più la spesa che l'impresa.
  • - Scritto da: shevathas
    > > Figuriamoci.
    > > Se uno provasse a raccontare qualche storia di
    > un
    > > mago che avesse frequentato Hogwards 100 anni
    > > prima delle vicende di H.P., arrivano i signori
    > > del copyright a chiederti i miliardi, altro che
    > > pagare niente o
    > > quasi.
    > >
    > una semplice domanda: se la storia la si ambienta
    > non a Hogwards, ma magari all'alma mater
    > magiae
    ? Il fatto che sia ambientata ad
    > hogwards è un fatto determinante (ovvero plagio)
    > o incidentale ?

    No, no, e' proprio voluto.
    Uno spin off che parla di un altro accadimento avvenuto anni prima e che ha lasciato degli strascichi che sono alcune cose apparse nella saga di Harry Potter.

    Che ne so, per esempio la storia del mago Zurlu' inventore del Quiddish o qualcosa che ha visto come protagonista il Lord Quasi-senza-testa quando era in vita...

    > > Finche' ti limiti ad una ambientazione simile
    > con
    > > personaggi che appartengono alla cultura
    > popolare
    > > (vampiri) non possono dirti niente (ma
    > vorrebbero
    > > poterti dire qualcosa, eccome se
    > > vorrebbero...)
    > > Se pero' citi un luogo, un personaggio, o un
    > > oggetto riconducibile a twilight, ecco che ti si
    > > materializzano davanti sotto forma di avvocati,
    > > nel giro di un
    > > nanosecondo.
    > >
    > basta non citare troppo spudoratamente twilight.

    Ma e' questi il punto. Io voglio proprio ampliare la saga e scrivere altre storie di quel mondo che magari mi piace tanto.

    > Gli autori migliori son quelli che traggono
    > ispirazione ma riescono a rielaborare e fare
    > opere nuove. Non gli sfigatelli che usano i nomi
    > "di moda" per vendere pattume.

    Io non voglio vendere!

    > Ricordo cosa
    > capitava negli anni '80 dove, a seguito della
    > moda dei cartoni animati, ti vendevano porcate
    > stile supermazinga contro gli uforobot, ottenute
    > doppiando e mischiando roba originale e
    > spazzatura. E di quel pattume ne posso fare a
    > meno.

    Basterebbe impedire il lucro e automaticamente le porcate fatte solo per essere vendute non ci saranno. Esisteranno solo opere derivate fatte dai fans per i fans.

    > > E la cosa triste e' che tu, per metterti a
    > > produrre qualcosa di quel tipo, sei pure un fan
    > > della saga ispiratrice, non un completo
    > estraneo,
    > > ma uno che si e' comprato i libri e li ha letti,
    > > e' andato al cinema a vedersi i film, e ha pure
    > > comprato dvd e blue
    > > ray.
    >
    > nessuno gli ha imposto di comprare.

    Vedo che hai capito tutto del mio ragionamento. A bocca storta

    > > E' quel legittimamente che vogliamo
    > > abrogare!
    > > Soprattutto se l'opera derivata viene fatta per
    > > piacere e passione e non per
    > > lucro.
    >
    > da quel che vedo gli avvocati si muovono quando
    > si tenta di lucrare, siti di appassionati etc.
    > etc. stanno in piedi ed in genere non vengono
    > perseguiti, visto che sarebbe più la spesa che
    > l'impresa.

    Si, ma sono comunque illegali.
    Io voglio poter fare qualcosa che sono sicuro che possa rimanere ed essere tramandato, non qualcosa che mi lasciano fare per magnanima concessione, salvo poi magari un bel giorno incazzarsi e farmi chiudere tutto, e magari farmi pure passare delle grane.

    Se qualcuno crea una ambientazione letteraria che ha successo e che diventa parte della cultura popolare, come star wars, come il mondo di tolkien, o quello di harry potter o di twilight, una volta sfruttato commercialmente con libri, film e merchandizing vario, si deve poter ampliare con opere derivate, soprattutto in quest'epoca in cui esiste la rete e tutti possono comunicare.
  • > No, no, e' proprio voluto.
    > Uno spin off che parla di un altro accadimento
    > avvenuto anni prima e che ha lasciato degli
    > strascichi che sono alcune cose apparse nella
    > saga di Harry
    > Potter.
    >
    > Che ne so, per esempio la storia del mago Zurlu'
    > inventore del Quiddish o qualcosa che ha visto
    > come protagonista il Lord Quasi-senza-testa
    > quando era in
    > vita...
    >

    il che nel 99% dei casi si riduce a voler sfruttare il mondo di HP per avere maggiore visibilità.
    >
    > Ma e' questi il punto. Io voglio proprio ampliare
    > la saga e scrivere altre storie di quel mondo che
    > magari mi piace
    > tanto.
    >
    farti una tua bellissima saga no ? con i giochi di ruolo ha sempre funzionato benissimo.

    > > Gli autori migliori son quelli che traggono
    > > ispirazione ma riescono a rielaborare e fare
    > > opere nuove. Non gli sfigatelli che usano i nomi
    > > "di moda" per vendere pattume.
    >
    > Io non voglio vendere!
    >
    e allora tienitelo nel cassetto e mostralo solo a qualche amico. Nessun avvocato ti verrà mai a rompere le scatole.


    > > nessuno gli ha imposto di comprare.
    >
    > Vedo che hai capito tutto del mio ragionamento.
    >A bocca storta
    >
    nelle creative commons è prevista la clausola: no opere derivate. Per coerenza potreste iniziare da lì.
    >
    > Si, ma sono comunque illegali.
    > Io voglio poter fare qualcosa che sono sicuro che
    > possa rimanere ed essere tramandato, non qualcosa
    > che mi lasciano fare per magnanima concessione,
    > salvo poi magari un bel giorno incazzarsi e farmi
    > chiudere tutto, e magari farmi pure passare delle
    > grane.
    >
    fatti il tuo mondo originale e nessuno potrà mai venire a romperti le scatole. D'altronde cosa ti costa immaginare un ambiente, dargli coerenza e consistenza ? se sei appassionato lo fai per il piacere di farlo, non ti limiti a banali scoppiazzamenti.

    > Se qualcuno crea una ambientazione letteraria che
    > ha successo e che diventa parte della cultura
    > popolare, come star wars, come il mondo di
    > tolkien, o quello di harry potter o di twilight,
    > una volta sfruttato commercialmente con libri,
    > film e merchandizing vario, si deve poter
    > ampliare con opere derivate, soprattutto in
    > quest'epoca in cui esiste la rete e tutti possono
    > comunicare.

    Linus Torvalds non è andato a frignare che minix era proprietario e non ci poteva mettere le mani sopra, s'è creato il suo sistema aperto e l'ha messo in condivisione con il mondo. Non è andato a frignare da bill gates o da jobs che voleva la pappa pronta.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 21 giugno 2011 23.32
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: shevathas

    > il che nel 99% dei casi si riduce a voler
    > sfruttare il mondo di HP per avere maggiore
    > visibilità.

    No, si riduce a voler sfruttare il mondo di HP perche' esiste gia' e non occorre inventarne uno nuovo.
    In questo modo e' possibile definire meglio la storia e concentrarsi su altri particolari.

    La visibilita' passa in secondo piano non essendoci fine di lucro.

    Se tu inventi qualcosa che funziona, perche' io non posso usarla per costruirci sopra qualcosa di nuovo?

    > > Ma e' questi il punto. Io voglio proprio
    > ampliare
    > > la saga e scrivere altre storie di quel mondo
    > che
    > > magari mi piace
    > > tanto.
    > >
    > farti una tua bellissima saga no ? con i giochi
    > di ruolo ha sempre funzionato
    > benissimo.

    Ma sarebbe dispersivo.
    Uno scrive anche per farsi leggere, o per avere storie da raccontare.
    Io ho due figli e quando erano un po' piu' piccoli raccontavo loro storie.
    E queste storie le ambientavo in mondi a loro ben conosciuti, aggiungendo nuovi personaggi, visto che i personaggi della storia principale li conoscevano gia'.
    Per esempio la storia del lupo di cappuccetto rosso quando era piccolo.

    I bambini conoscono un mondo e vogliono altre storie di quel mondo.
    Perche' dovrei inventare un altro mondo?

    > > > Gli autori migliori son quelli che traggono
    > > > ispirazione ma riescono a rielaborare e fare
    > > > opere nuove. Non gli sfigatelli che usano i
    > nomi
    > > > "di moda" per vendere pattume.
    > >
    > > Io non voglio vendere!
    > >
    > e allora tienitelo nel cassetto e mostralo solo a
    > qualche amico. Nessun avvocato ti verrà mai a
    > rompere le scatole.

    E' quello che faccio.
    Sta nel mio cassetto e la mostro solo a chi me la chiede.

    Naturalmente il mio cassetto e' accessibile via torrent.

    > > > nessuno gli ha imposto di comprare.
    > >
    > > Vedo che hai capito tutto del mio ragionamento.
    > >A bocca storta
    > >
    > nelle creative commons è prevista la clausola: no
    > opere derivate. Per coerenza potreste iniziare da
    > lì.

    Quando c'e' una ND di solito c'e' una profonda ragione.

    > > Si, ma sono comunque illegali.
    > > Io voglio poter fare qualcosa che sono sicuro
    > che
    > > possa rimanere ed essere tramandato, non
    > qualcosa
    > > che mi lasciano fare per magnanima concessione,
    > > salvo poi magari un bel giorno incazzarsi e
    > farmi
    > > chiudere tutto, e magari farmi pure passare
    > delle
    > > grane.
    > >
    > fatti il tuo mondo originale e nessuno potrà mai
    > venire a romperti le scatole. D'altronde cosa ti
    > costa immaginare un ambiente, dargli coerenza e
    > consistenza ? se sei appassionato lo fai per il
    > piacere di farlo, non ti limiti a banali
    > scoppiazzamenti.

    Qualunque cosa e' un banale scopiazzamento di qualcosa di precedente.
    Vogliamo parlare ancora di HP?
    Chi ha inventato la bacchetta magica?
    Chi ha inventato animali mitologici come l'unicorno o l'ippogrifo o il drago?
    Chi ha inventato gli alberi che si muovono?

    > > Se qualcuno crea una ambientazione letteraria
    > che
    > > ha successo e che diventa parte della cultura
    > > popolare, come star wars, come il mondo di
    > > tolkien, o quello di harry potter o di twilight,
    > > una volta sfruttato commercialmente con libri,
    > > film e merchandizing vario, si deve poter
    > > ampliare con opere derivate, soprattutto in
    > > quest'epoca in cui esiste la rete e tutti
    > possono
    > > comunicare.
    >
    > Linus Torvalds non è andato a frignare che minix
    > era proprietario e non ci poteva mettere le mani
    > sopra, s'è creato il suo sistema aperto e l'ha
    > messo in condivisione con il mondo.

    Fai un esempio sbagliato.
    Casualmente minix e linux sono compatibili.
    Gli stessi programmi possono essere eseguiti da entrambi i kernel.

    > Non è andato
    > a frignare da bill gates o da jobs che voleva la
    > pappa pronta.

    E quindi inventiamo ogni volta l'acqua calda perche' non si puo' usare l'acqua gia' riscaldata da qualcun altro.
  • "Il diritto d'autore non ha bisogno di "trovare un modus (con)vivendi" con il diritto alla libera circolazione del pensiero per la semplice banalissima ragione che l'idea stessa li comprende già entrambi: una tutela temporanea per gli autori, una attribuzione successiva alla collettività."

    Immagino lei abbia una sua idea di "soluzione", come dimostra la sua opionione che ho riportato, tuttavia ritengo necessario anche entrare nel merito della questione, ossia iniziamo a quantificare. Dunque, gradirei moltissimo conoscere il suo punto di vista "attuativo", se ce l'ha.

    Grazie.
  • - Scritto da: ThEnOra

    > Immagino lei abbia una sua idea di "soluzione",
    > come dimostra la sua opionione che ho riportato,
    > tuttavia ritengo necessario anche entrare nel
    > merito della questione, ossia iniziamo a
    > quantificare. Dunque, gradirei moltissimo
    > conoscere il suo punto di vista "attuativo", se
    > ce
    > l'ha.

    Non ha nessun senso, intanto iniziamo ad ammettere che il sistema attuale di Copyright e diritto d'autore non è adatto ai tempi moderni.

    Poi quello che verrà dopo non lo deve dire ne Mantellini, ne gli autori, ne gli editori, ne gli utenti.
    Si deve trovare un accordo fra tutti questi soggetti su quello che sarà il diritto d'autore del prossimo millennio.
    2678
  • - Scritto da: gerry
    >
    > Poi quello che verrà dopo non lo deve dire ne
    > Mantellini, ne gli autori, ne gli editori, ne gli
    > utenti.

    Se permetti a me gradirebbe conoscere l'opinione di Mantellini.
    Di certo non è il PULPITO, ma non è questa la questione.
    Si chiama "confronto di opinioni".
  • - Scritto da: ThEnOra
    >
    > Immagino lei abbia una sua idea di "soluzione",
    > come dimostra la sua opionione che ho riportato,
    > tuttavia ritengo necessario anche entrare nel
    > merito della questione, ossia iniziamo a
    > quantificare. Dunque, gradirei moltissimo
    > conoscere il suo punto di vista "attuativo", se
    > ce
    > l'ha.
    >
    > Grazie.

    Piccola premessa: quelle esposte nell'articolo non sono mie opinioni ma lo stato attuale della normativa sul diritto d'autore. Per passare alle mie opinioni (queste sì lo sono) sono molto facili da esporre e molto più difficili da mettere in atto. Io credo che il copyright sia ancora oggi un buon compromesso per garantire gli autori (sugli editori invece ci sarebbe da dire), che il tempo di copertura delle opere dell'ingegno ai tempi di Internet dovrebbe essere molto ridotto (i 14 anni originali andrebbero bene ma in ogni caso molto ridotto) e strettamente rispettato. Come? Per esempio con le licenze collettive, con una riforma netta degli organismi di raccolta come la SIAE e soprattutto con un lavoro educativo che inizi nella scuola che spieghi cosa sono condivisione e diritti. Un lavoro che potrebbe e dovrebbe iniziare gia' ora. La pirateria si combatte anche cosi', oltre che fornendo alternative praticabili.
    saluti
  • Innanzitutto la ringrazio per la risposta. Ammetto che è piacevole poter avere un confronto con chi ha scritto un articolo.

    Mi conforta che lei sia dell'idea che il copyright sia, ancora oggi, un buon compromesso nel garantire gli autori e tutto sommato posso capire anche i sui dubbi sul ruolo degli editori.
    Sono inoltre pienamente d'accordo sull'opportunità educativa che lei propone, ma sulla questione delle licenze collettive non lo posso essere.
    Giustamente ha richiamato la necessità di una profonda riforma delle collecting societies, ma non sarebbe questo il solo punto:

    1. Possibilità di opt-in/opt-out: per chi è out, cosa succede?
    2. Raccolta compensi (vogliamo un altro equo-compenso?)
    3. Ripartizione dei compensi/remunerazione autori
    4. Libertà del mercato/concorrenza
    5. Equilibrio mercato online/offline

    Brevemente, auspico nella revisione della LdA che tenga in considerazione il mondo Internet, le nuove modalità di fruizione dei contenuti, ma allo stesso tempo che siano previsti sistemi efficaci che possano rispondere alle necessità di tutela (perchè, diciamocelo, la pirateria esisterà sempre) degli autori/detentori dei diritti in tempi brevi e certi (dunque procedure veloci, ovviamente nel pieno rispetto delle dovute garanzie).

    Grazie.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > ma
    > allo stesso tempo che siano previsti sistemi
    > efficaci che possano rispondere alle necessità di
    > tutela (perchè, diciamocelo, la pirateria
    > esisterà sempre) degli autori/detentori dei
    > diritti

    Domanda.

    Preferisci sopportare la pirateria, ma vendere di piu'
    o debellare la pirateria al costo di vendere di meno?

    Perche' la mia sensazione e' quella che nessuno guarda ai vantaggi che offre la rete, che fa raggiungere immediatamente tutti i consumatori (chi ha detto iTunes?), mentre si stanno a guardare aspetti insignificanti, che coinvolgono solo gente non interessata all'acquisto.
  • - Scritto da: panda rossa
    >
    > Domanda.
    >
    > Preferisci sopportare la pirateria, ma vendere di
    > piu'
    > o debellare la pirateria al costo di vendere di
    > meno?

    Non credo che la pirateria possa essere debellata, tuttavia preferirei avere un tasso di pirateria (per tutte le tipologie di opere, anche sw) al di sotto del 10%.
    Se poi le vendite calano, meglio ancora. I "dinosauri" non avranno più di che lamentarsi.
    Se poi le vendite crescono, ancora meglio. Ed i "pirati" non avranno più argomenti.

    > Perche' la mia sensazione e' quella che nessuno
    > guarda ai vantaggi che offre la rete, che fa
    > raggiungere immediatamente tutti i consumatori
    > (chi ha detto iTunes?), mentre si stanno a
    > guardare aspetti insignificanti, che coinvolgono
    > solo gente non interessata
    > all'acquisto.

    Potrei sbagliarmi e permettimi di sbagliare.
  • - Scritto da: ThEnOra
    > - Scritto da: panda rossa
    > >
    > > Domanda.
    > >
    > > Preferisci sopportare la pirateria, ma vendere
    > di
    > > piu'
    > > o debellare la pirateria al costo di vendere di
    > > meno?
    >
    > Non credo che la pirateria possa essere
    > debellata, tuttavia preferirei avere un tasso di
    > pirateria (per tutte le tipologie di opere, anche
    > sw) al di sotto del
    > 10%.

    10% di cosa? del venduto? o della popolazione mondiale?

    > Se poi le vendite calano, meglio ancora. I
    > "dinosauri" non avranno più di che
    > lamentarsi.

    Le vendite calano per mille motivi, il primo dei quali e' la crisi economica.
    Poi, se vogliamo dare la colpa di tutto alla pirateria, facciamolo pure, ma cosi' non si debella la pirateria, ne' si risolve il problema.

    > Se poi le vendite crescono, ancora meglio. Ed i
    > "pirati" non avranno più argomenti.

    I pirati non hanno argomenti: se ne fregano bellamente delle nostre elucubrazioni.

    > > Perche' la mia sensazione e' quella che nessuno
    > > guarda ai vantaggi che offre la rete, che fa
    > > raggiungere immediatamente tutti i consumatori
    > > (chi ha detto iTunes?), mentre si stanno a
    > > guardare aspetti insignificanti, che coinvolgono
    > > solo gente non interessata
    > > all'acquisto.
    >
    > Potrei sbagliarmi e permettimi di sbagliare.

    Sbagliare e' umano.
    E' il perseverare ad essere diabolico. Indiavolato
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: ThEnOra
    > > - Scritto da: panda rossa
    > > >
    > > > Domanda.
    > > >
    > > > Preferisci sopportare la pirateria, ma vendere
    > > di
    > > > piu'
    > > > o debellare la pirateria al costo di vendere
    > di
    > > > meno?
    > >
    > > Non credo che la pirateria possa essere
    > > debellata, tuttavia preferirei avere un tasso di
    > > pirateria (per tutte le tipologie di opere,
    > anche
    > > sw) al di sotto del
    > > 10%.
    >
    > 10% di cosa? del venduto? o della popolazione
    > mondiale?

    Il tasso di pirateria è calcolato in base al mercato, ossia venduto.
    Poi mi basta solo per l'Italia.

    > > Se poi le vendite calano, meglio ancora. I
    > > "dinosauri" non avranno più di che
    > > lamentarsi.
    >
    > Le vendite calano per mille motivi, il primo dei
    > quali e' la crisi
    > economica.
    > Poi, se vogliamo dare la colpa di tutto alla
    > pirateria, facciamolo pure, ma cosi' non si
    > debella la pirateria, ne' si risolve il
    > problema.

    Appunto. Con un tasso del 10% come fai a sostenere che è la pirateria a danneggiare il settore, mentre quando era ben al di sopra del 10% si vendeva di più?

    > > Se poi le vendite crescono, ancora meglio. Ed i
    > > "pirati" non avranno più argomenti.
    >
    > I pirati non hanno argomenti: se ne fregano
    > bellamente delle nostre
    > elucubrazioni.

    Riformulo: i "pirati" politicizzati e non i pirati utonti.

    > > > Perche' la mia sensazione e' quella che
    > nessuno
    > > > guarda ai vantaggi che offre la rete, che fa
    > > > raggiungere immediatamente tutti i consumatori
    > > > (chi ha detto iTunes?), mentre si stanno a
    > > > guardare aspetti insignificanti, che
    > coinvolgono
    > > > solo gente non interessata
    > > > all'acquisto.
    > >
    > > Potrei sbagliarmi e permettimi di sbagliare.
    >
    > Sbagliare e' umano.
    > E' il perseverare ad essere diabolico. Indiavolato

    Io non ho mai sbagliato due volte A bocca aperta
  • - Scritto da: ThEnOra
    > Innanzitutto la ringrazio per la risposta.
    [...]
    > Brevemente, auspico nella revisione della LdA che
    > tenga in considerazione il mondo Internet
    [...]
    > Grazie.

    Piccola chiosa su una affermazione: non è la LdA che deve tenere in considerazione. E' la LdA che deve adattarsi a ciò che la Rete permette di fare.
    Internet nasce come sistema di comunicazione "a prova di guerra termonucleare globale" e riesce piuttosto bene nel suo compito.
    E' una macchina diffusa a livello planetario, alterare il funzionamento della rete a livello regionale (in modo da adeguarla alle 'leggi' locali) implica una perdita di connessione della regione interessata dalla modifica in quanto l'unico modo è imporre a tutti i nodi di una regione l'utilizzo di diversi protocolli di trasmissione e controllo. Per ripristinare la connessione col resto del mondo (e quindi tornare ad avere una infrastruttura utilizzabile) o il resto del mondo si adegua oppure si torna indietro.
    C'è poi una terza via, altrettanto costosa, che è quella di realizzare una struttura simile alla grande muraglia digitale, ma basta che ci sia una falla e verrà immediatamente sfruttata per ripristinare le comunicazioni.
    La via dell'educazione è ottima da perseguire. Cominciamo adesso e tra 15 anni vedremo i primi (timidi) risultati, tra 20 andrà un pochino meglio e tra 40 (se il ritmo di 'educazione' di 500000 unità l'anno non varia) avremo 12500000 cittadini che avranno coscenza di cosa è il copyright (che lo rispettino così come sognano gli editori è tutto da vedere).
    Anche se meravigliosa, l'opzione educazione è la più costosa: vuol dire avere, sparsi uniformemente su tutto il territorio nazionale, docenti preparati e mantenerli per circa 40 anni.
    Auguri.

    GT
  • - Scritto da: Guybrush
    >
    > Piccola chiosa su una affermazione: non è la LdA
    > che deve tenere in considerazione. E' la LdA che
    > deve adattarsi a ciò che la Rete permette di
    > fare.

    A prescindere dal punto di partenza, vedo che concordiamo sulla necessità di revisione della LdA. Per ora questo mi basta.

    > E' una macchina diffusa a livello planetario,
    > alterare il funzionamento della rete a livello
    > regionale (in modo da adeguarla alle 'leggi'
    > locali) implica una perdita di connessione della
    > regione interessata dalla modifica in quanto
    > l'unico modo è imporre a tutti i nodi di una
    > regione l'utilizzo di diversi protocolli di
    > trasmissione e controllo.

    Mica sostengo la necessità di "alterare il funzionamento" della rete. Io mi riferisco alle condotte, e per puntire le condotte non serve certo nessuna alterazione.

    > La via dell'educazione è ottima da perseguire.

    Bene. Anche qui siamo d'accordo. L'eventuale "criticità" potrebbe essere trovare una definizione/filosofia/arogmenti condivisi sul ruolo del copyright e così via.
    Inoltre, prima che il tutto parta, dovremmo decidere (governi) sul futuro, appunto, del copyright.

    > Cominciamo adesso e tra 15 anni vedremo i primi
    > (timidi) risultati, tra 20 andrà un pochino
    > meglio e tra 40 (se il ritmo di 'educazione' di
    > 500000 unità l'anno non varia) avremo 12500000
    > cittadini che avranno coscenza di cosa è il
    > copyright (che lo rispettino così come sognano
    > gli editori è tutto da
    > vedere).

    Giustamente, prima si parte meglio è.

    > Anche se meravigliosa, l'opzione educazione è la
    > più costosa: vuol dire avere, sparsi
    > uniformemente su tutto il territorio nazionale,
    > docenti preparati e mantenerli per circa 40
    > anni.
    > Auguri.
    >
    > GT

    Beh, come argomento a favore delle major, per cui imho gran parte dell'investimento dovrebbe essere privato e venire proprio dalle loro tasche, creerebbero posti di lavoro A bocca aperta

    Mandiamo una proposta alla Gelmini/Brunetta/Tremonti?
  • Facciamo finta che io abbia una bella villa con ampio giardino, piscina… È mia, giusto? E posso invitare chi voglio. Se voglio posso pure far pagare il biglietto per ammirarne gli interni (magari ne faccio un club privato).
    Ora non capisco perché questa casa debba essere mia per sempre, che la possa lasciare in eredità ai miei figli e a tutti i miei discendenti, e invece non possa fare altrettanto con un'opera del mio ingegno, come una canzone, un software. Pensate: il territorio a disposizione nel pianeta terra è limitato. Nei secoli, infatti, conquista dopo conquista, e acquisto dopo acquisto, i terreni gratuiti del pianeta, si sono esauriti. Il territorio è quindi un bene planetario limitato. Non possiamo estendere la superficie del pianeta terra. Su questo siamo d'accordo. Eppure oggi, se vogliamo entrare in possesso o comunque beneficiare di un bene fisico, come una casa o un terreno, paghiamo. Paghiamo se acquistiamo una casa, paghiamo l'affitto, paghiamo l'hotel e anche il campeggio. Anche se il bene territorio è un bene limitato, lo paghiamo caro.

    Adesso invece guardiamo alle opere dell'ingegno. Il territorio del sapere è infinito. Come diceva Kant «più conosco, più il limite della conoscenza si sposta in avanti». Quindi, la conoscenza è un bene inesauribile. Tutti gli essere umani sono capaci di produrre conoscenza. Anche i poveri. Anche quelli che invece non possono comprarsi una casa. Quindi, visto che ce n'è a disposizione per tutti, avrebbe più senso abolire la proprietà (fondiaria - che è limitata) privata piuttosto che quella delle opere dell'ingegno - che è illimitata. Non c'è limite alle invenzioni. I "memi" (gli equivalenti dei geni della genetica, ma della cultura) sono così atomizzati che le possibilità di creare composizioni diverse sono infinite. Con appena 26 lettere dell'alfabeto posso creare infinite possibilità, ed esprimere un'infinità di concetti, creare neologismi, fondare una nuova scienza, una nuova filosofia. Stessa cosa per le 12 note musicali. Stessa cosa per i milioni di colori (che l'occhio umano riesce a percepire). Se poi incrociamo lettere, note e colori, pensate alle infinità al cubo di possibilità che può avere un progetto multimediale o un film. E se ci mettiamo anche il tempo (pensiamo ad un film), abbiamo infinità al cubo di possibilità. E potrei continuare all'infinito (infinito elevato all'infinito elevato all'infinito…).

    Sintesi: se riconosciamo la proprietà privata fondiaria, dobbiamo riconoscere la proprietà intellettuale, sia limitata negli anni che per sempre. Se voglio una casa, se l'acquisto o la affitto, pago. Quindi se voglio usare e godere di un'idea brevettata da un'altro, pago. Altrimenti invento qualcosa di nuovo. E se parte della mia invenzione si basa su precedenti brevetti, li pago, anche una tantum, ma li pago. Perché tutti siamo capaci di inventare qualcosa di nuovo. Anche i poveri. L'idea di usare un bene altrui gratuitamente per il proprio tornaconto personale è un'utopia che funziona bene quando siamo noi a beneficiarne, per esempio quando copiamo una song. Quando siamo noi gli inventori di quell'idea e sappiamo bene che con i soldi investiti per realizzare quell'opera avremmo potuto comperare una casa intera che avremmo potuto lasciare in eredità ai nostri figli e discendenti per sempre, bene, allora ci dà fastidio vedere che altri la utilizzino indebitamente per "comprarsi la loro casa". Non fa una piega.

    Sognate meno, sognate meglio. Ma soprattutto, siate voi i creatori dei vostri sogni. Senza copiare.
    Sorride
    non+autenticato
  • Chi si ricorda dello Yoga? No, non il prodotto alimentare, la disciplina tradizionale orientale. C'e' chi voleva mettere lo Yoga sotto brevetto, appena qualche anno fa. Sul serio. In Australia qualcuno ha brevettato la ruota, appena qualche anno prima. Per scherzo, per dimostrare che era possibile e perche' nessuno lo aveva ancora fatto. Negli USA nei primi anni Novanta e' stato concesso il brevetto sull'idea di microprocessore. Sul serio, anche se chi lo ha fatto era a caccia di gloria piu' che di soldi; ma il rischio era grosso.
    Per favore BASTA.
    La proprieta' fondiaria (quella materiale in generale) e quella intellettuale sono "cose" profondamente diverse, proprio perche' la "copia" non cancella l'originale. Diverse DEVONO essere le regole che le governano. C'e' di mezzo il progresso, che e' cosa troppo importante per essere prerogativa esclusiva del mercato. In questo tempo che tanto corre per procurare profitti ai soliti pochi, abbiamo molto da imparare dallo Statuto di Anna e da regole vecchie di secoli, anche allora imposte dall'alto ma con molto piu' buonsenso di oggi.
    non+autenticato
  • Ma che senso ha quello che scrivi? Puoi brevettare una cosa che hai inventato tu, non una che hanno inventato altri, anche se sconosciuti, per di più secoli fa.
    Senza compenso la ricerca non esisterebbe. E l'evoluzione neanche. Il mondo è un mercato. È tutto un dare e un avere. Persino il matrimonio è considerato dalla legge un "negozio giuridico". Poi ci sono quelli che vogliono solo avere. E se non possono avere, rubano. Ci sono sempre stati e sempre ci saranno: si chiamano ladri. Un tempo si chiamavano anche briganti.
    non+autenticato
  • - Scritto da: filosofo
    > Ma che senso ha quello che scrivi? Puoi
    > brevettare una cosa che hai inventato tu, non una
    > che hanno inventato altri, anche se sconosciuti,
    > per di più secoli
    > fa.
    > Senza compenso la ricerca non esisterebbe.

    Falso. La ricerca è sempre esistita.

    > E
    > l'evoluzione neanche.

    Nel tuo caso, probabilmente è vero.

    > Il mondo è un mercato. È
    > tutto un dare e un avere.

    No. Il mondo è una giungla. È tutto un "mangiare o essere mangiato".

    > Poi ci sono quelli che vogliono solo avere.

    Vale a dire tutti.

    > E se
    > non possono avere, rubano.

    O costruiscono. Costruiscono una copia, ad esempio.
    non+autenticato
  • Ahahaha »costruiscono una copia»!!! L'ossimoro del pirata.
    Sei da invitare alla cena dei "cons". Aahahaha, questa la racconto, sai le risate?
    Costruisciti il cervello. Puoi copiare quello di Emilio Fede. Sarebbe un grande improvement per te.
    non+autenticato
  • - Scritto da: filosofo
    > Ahahaha »costruiscono una copia»!!! L'ossimoro
    > del
    > pirata.
    > Sei da invitare alla cena dei "cons". Aahahaha,
    > questa la racconto, sai le
    > risate?

    Racconta pure: e' di pubblico dominio.
    Oppure si potrebbe inserire una licenza per proibire solo a te di raccontarla, giusto per vedere se razzoli nello stesso modo in cui predichi.
  • Guarda che puoi proteggere le opere dell'ingegno, non quelle della stupidità!
    Ahahaha.
    non+autenticato
  • - Scritto da: filosofo
    > Ahahaha »costruiscono una copia»!!! L'ossimoro
    > del
    > pirata.
    > Sei da invitare alla cena dei "cons". Aahahaha,
    > questa la racconto, sai le
    > risate?

    E a chi la racconti? Ci sono altri come te?
    non+autenticato
  • > Se voglio una casa, se l'acquisto o la
    > affitto, pago. Quindi se voglio usare e godere di
    > un'idea brevettata da un'altro, pago. Altrimenti
    > invento qualcosa di nuovo.

    E' proprio questo l'errore. Una casa la puoi possedere, l'informazione NO in quanto è ASTRATTA ed UNICA. Ciò che al massimo puoi possedere è il supporto fisico su cui ne viene memorizzata una COPIA. Ma pretendere di essere il proprietario di una data informazione è come pretendere di essere il proprietario del sole benché non ci sia modo di possederlo.

    L'informazione è di TUTTI.

    > E se parte della mia
    > invenzione si basa su precedenti brevetti, li
    > pago, anche una tantum, ma li pago.

    Tutti noi usiamo una quantità IMMENSA di conoscenza liberamente accessibile che deriva dall'intera storia dell'Uomo. Se veramente dovessimo pagare per la conoscenza (che già come concetto è veramente ridicolo), saremmo ancora con le pezze al sedere a mangiare patate crude.

    > Senza copiare.

    E invece copiare e modificare è il vero motore del Progresso.



    ABOLIRE IL COPYRIGHT

    Pirata
    non+autenticato
  • > E invece copiare e modificare è il
    > vero motore del
    > Progresso.
    >
    >
    >
    > ABOLIRE IL COPYRIGHT
    >
    > Pirata

    c'è solo un problema. Il copiare presuppone l'esistenza di un originale. Se non esiste un originale non può esistere alcuna copia. Per completare il tuo discorso dovresti dirci come favorire la creazione degli "originali" da cui trarre le copie.
  • >>

    > come favorire la creazione degli "originali"

    Ah già, e' vero, dimenticavo che fino all'introduzione del copyright nel '700 non è stato creato assolutamente nulla...

    ABOLIRE IL COPYRIGHT

    Pirata
    non+autenticato
  • BARRE D'AORISTO!! BARRE D'AORISTO!! A bocca aperta
    non+autenticato
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