Claudio Tamburrino

Best Buy, o dell'immagine dei geek

La catena rivendica la proprietÓ intellettuale correlata al termine diventato con il tempo un marchio d'onore

Roma - Se prima, e forse ancora in parte nei microcosmi liceali, il termine geek (solo per certi versi traducibile con nerd) aveva una connotazione negativa, la diffusione di Internet, l'evoluzione dei gadget tecnologici e gli esempi di Mark Zuckerberg, Sergey Brin e Larry Page hanno contribuito a plasmare una vera e propria cultura geek che ha affrancato anche la parola da quello stigma sociale che inizialmente rappresentava. A potersene fregiare, però, potrebbero a breve essere in pochi.

Best Buy, infatti, sta cercando di rivendicare l'utilizzo del termine geek. O meglio, del marchio commerciale correlato al termine e impiegato dalla catena di supermercati per il servizio di assistenza al cliente "Geek Squad".

Il primo che ha stigmatizzato la volontà di Best Buy di rivendicare per proprio l'utilizzo della parola è il rivale online Newegg.com, che usa come slogan pubblicitario "Geek on" e che è stato raggiunto da una denuncia per violazione di marchio. La stessa che aveva già colpito i servizi Rent a Geek, Geek Rescue e Speak With A Geek.
Newegg per difendersi ha scelto la strada dello sberleffo: ha postato la lettera di diffida inviatagli da Best Buy su Facebook, aizzando i geek ad unirsi contro l'oppressore che minaccia la possibilità di tutti di utilizzare il nome che finalmente ha guadagnato una sfumatura positiva.

La catena di negozi, da parte sua, ha provato a spiegare che non ce l'ha con il mondo geek, ma con l'utilizzo del termine in maniera simile a quello che lei fa da anni. Ha cercato, quindi, di traslare la vicenda da profonda questione filologica a prosaico problema di proprietà intellettuale: d'altronde la scritta con il marchio di Newegg impiega gli stessi colori (nero e arancione) adottati già dalla squadra di geek di Best Buy, così come il segno grafico di Newegg per rappresentare la "o" di "on" somiglia molto alla cravatta cerchiata, simbolo della squadra Best Buy.

L'anno scorso, poi, sempre per tutelare Geek Squad, Best Buy se l'era presa con le alte sfere: aveva denunciato (per poi chiudere la vicenda amichevolmente) un prete della California che aveva appiccicato sul suo maggiolone, lo stesso impiegato dal servizio clienti dei grandi magazzini, un logo molto simile al loro con la scritta "God Squad".

Claudio Tamburrino
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