Mauro Vecchio

Di editori, aggregatori e troll del copyright

Ripostare contenuti editoriali su blog e siti web può ricadere nel famoso principio del fair use. Due giudici federali contro le strategie legali di Righthaven. Mentre vacilla la dottrina delle hot news. Duro colpo ai publisher?

Roma - Era il settembre dello scorso anno quando la società di Las Vegas Righthaven LLC lanciava un'insolita iniziativa per salvare i principali publisher statunitensi dalle fauci succhia-sangue di blog, aggregatori di notizie e motori di ricerca. Una vasta campagna legale, avviata contro tutti quei siti d'informazione che avessero ripreso e pubblicato una determinata notizia senza esplicito consenso.

Due giudici federali hanno ora bocciato l'iniziativa di Righthaven, a partire dal ricorso presentato da due blogger finiti nelle grinfie di quello che era stato già descritto come un troll del copyright. Clayton Cramer, principale operatore del sito Armedcitizen.net, era stato infatti costretto a pagare più di 70mila dollari per siglare un patto di non belligeranza con i vertici della stessa Righthaven.

Il meccanismo legale della società statunitense non si differenzia poi molto da quello sfruttato dai signori del copyright per accordarsi con gli scariconi della Rete: pagare una somma ridotta in tempi brevi o affrontare una lunga e dispendiosa guerra in aula. Il CEO di Righthaven Steve Gibson aveva trovato appoggio in alcuni publisher locali, pronti a citare centinaia di siti che riprendono contenuti senza autorizzazione.
Operatori come Cramer vorrebbero ora indietro i propri soldi, mentre un giudice del Nevada ha sottolineato come le strategie di Righthaven non possano stare in piedi. Lo stesso giudice ha citato il caso del blog Democratic Underground, reo di aver ripubblicato appena 4 paragrafi di un articolo di 34 pagine apparso sul Las Vegas-Review-Journal, controllato dall'editore Stephens Media (che poi ha aderito all'iniziativa di Righthaven).

Lo stesso giornale locale si era scagliato contro il veterano di guerra Wayne Hoehn, reo di aver postato sul sito medjacksports.com l'intero editoriale di novembre. Quasi 20 paragrafi ripubblicati online per alimentare il dibattito sulle pensioni garantite ai dipendenti pubblici. Praticamente un uso legittimo - il concetto anglosassone di fair use - per scopi non commerciali o comunque legati alla diffusione delle opinioni.

Almeno questa è stata la visione offerta da un secondo giudice federale statunitense, che ha dunque sottolineato come la pubblicazione online di Hoehn ricada perfettamente nello sfruttamento legittimo delle opere. Considerato anche il fatto che lo stesso Hoehn sia semplicemente un utente del sito medjacksports.com. Righthaven aveva chiesto ben 150mila dollari, il massimo previsto dal Copyright Act a stelle e strisce.

Se il CEO Steve Gibson ha ora annunciato battaglia contro le decisioni dei due giudici federali, i publisher locali potrebbero essere costretti ad accettare una sentenza forse storica, che spazzerebbe via la famosa dottrina legale delle hot news. Ovvero di quel principio sancito dalla Suprema Corte nel lontano 1918, a protezione temporale del primo giornale che pubblichi notizie scottanti.

Una corte d'appello ha infatti rovesciato una precedente sentenza di primo grado, che aveva obbligato il sito TheFlyOnTheWall a non pubblicare una serie di informazioni finanziarie considerate scottanti. L'azione legale era stata intrapresa da grandi operatori del settore come Barclays Capital, Merrill Lynch e Morgan Stanley. I primi detentori di una notizia non avrebbero dunque il potere di controllarla o di scegliere chi potrà diffonderla.

Mauro Vecchio
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