massimo mantellini

Contrappunti/ L'abitudine al Web

di M. Mantellini - Wired ne annunciava la morte, ma i dati sono lì a testimoniare il contrario. Tra Web e App vince ancora il Web, lo scenario aperto vince sui cancelli

Roma - Se c'è una cosa piccola ma incontestabile che abbiamo imparato negli ultimi 15 anni passati su Internet è che i progetti aperti funzionano meglio di quelli chiusi, l'approccio inclusivo all'utilizzo degli spazi di rete vince sulla segmentazione degli utenti e sui cancelli di ingresso per tutelare prodotti e sostenibilità economica. Tutto ciò ha, ovviamente, delle conseguenze e due possibili opzioni interpretative. Per molti Internet ha rivoluzionato contesti sociali ed abitudini commerciali aprendo nuove economie, riducendo distanze, ampliando violentemente il numero degli "aventi diritto". Per altri, per la verità una agguerrita minoranza piuttosto ricorsiva, la Internet delle mille opzioni e dei pochi doveri sta facendo da detonatore ad uno scardinamento sociale senza precedenti, massificando talento e competenze, restituendo un contesto pubblico abitato da dilettanti vanesi e presenzialisti dove spesso si osserva una interruzione degli equilibri economici che sono alla base della nostra società.

Si tratta in molti casi di una contrapposizione abbastanza pretestuosa. Prendiamo come esempio la recente interessante accelerazione che la nascita di iPad ha provocato nel mondo editoriale. Prima della sua presentazione la tavoletta di Apple (e quelle che poi sarebbero seguite) veniva descritta dagli editori come lo strumento in grado di risolvere i loro annosi problemi. Gli amanti del web duro e puro, diffidenti nei confronti dell'ambiente economico chiuso che Apple è solita allestire attorno al proprio hardware, temevano invece una migrazione delle abitudini informative dentro gli spazi recintati che gli editori stavano costruendo attorno ai nuovi device. Il venticello della cospirazione ha sempre il suo perché, così, con raro tempismo, ecco che Chris Anderson, dalle pagine di Wired, nel momento esatto di questa incertezza, arriva a raccontarci che il web sta morendo e che il futuro sarà nelle applicazioni. Per la seconda volta in dieci anni Wired lancia in prima pagina una colossale provocazione, basata in questo caso su dati incerti e discutibili e velata dal legittimo dubbio di una discesa in campo del più noto mensile tecnologico mondiale a fianco del proprio editore più che di una improvvisa illuminazione sul futuro da parte del suo direttore.

Un futuro che, in qualche misura, tarda ad avverarsi. Solo un anno dopo il deciso annuncio della morte del web Comscore ha pubblicato una tabella assai esplicativa di quali siano oggi gli strumenti che gli utenti della rete utilizzano per informarsi. I dati mostrano qualche variazione da paese a paese ma sostanzialmente ben oltre il 90% delle persone che si informa in rete continua a farlo sul web, percentuali fra l'1% e il 7% indicano l'utilizzo in mobilità e numeri attorno all'1-2% vanno riferiti ai tablet.
In attesa che Wired dedichi una copertina scintillante alla morte delle App qualche giorno fa Stefano Quintarelli, capo della sezione digital del Gruppo IlSole24ore, ha reso noti sul suo blog i numeri in suo possesso per quanto riguarda l'utilizzo degli strumenti informativi in Italia (la tabella di Comscore ovviamente non comprende il nostro paese) secondo i quali circa il 10% utilizza device mobili e circa il 2% i tablet. Dati che confermano le indicazioni di Comscore arricchiti, nello studio de IlSole24ore, da una segmentazione per fasce d'età molto interessante secondo cui i tablet sono utilizzati in buona misura da persone oltre i 35 anni e quasi sconosciuti alle generazioni più giovani.

La morte prematura delle app, per lo meno la definitiva accettazione della loro impossibilità a divenire il salvatore della crisi editoriale mondiale, è l'ennesimo segno della prevalenza degli scenari aperti rispetto a quelli contingentati. È inoltre il trionfo annunciato della maggior semplicità di utilizzo di uno strumento univoco, semplice ed abitudinario come una pagina web rispetto a contesti digitali più sofisticati e complessi. La semplicità del web è un grande valore spesso sottovalutato, figlio forse del rigore accademico dei suoi padri, ma anche, probabilmente, della neutralità della rete che ha mantenuto per anni il web dentro il pauperismo virtuoso degli standard e della parità di accesso. Fatelo semplice e lasciatelo libero, qualsiasi sia la vostra idea fatela assomigliare al web: se sarà una bella idea di successo è possibile che domani Wired vi dedichi una copertina.

Massimo Mantellini
Manteblog

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95 Commenti alla Notizia Contrappunti/ L'abitudine al Web
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  • Per gli smartphone le app sono ideali, quindi resteranno sia quelle che i siti web classici, per il momento.
    ruppolo
    33147
  • - Scritto da: ruppolo
    > Per gli smartphone le app sono ideali, quindi
    > resteranno sia quelle che i siti web classici,
    > per il
    > momento.

    Eppure con youtube se uso la App di Apple sono piuttosto limitato rispetto alle opzioni che ho col desktop per il mio account con i miei video. Stiamo parlato di una app che è presente di default e che dovrebbe essere fatta benissimo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: anonimo
    > - Scritto da: ruppolo
    > > Per gli smartphone le app sono ideali, quindi
    > > resteranno sia quelle che i siti web classici,
    > > per il momento.

    > Eppure con youtube se uso la App di Apple sono
    > piuttosto limitato rispetto alle opzioni che ho
    > col desktop per il mio account con i miei video.
    > Stiamo parlato di una app che è presente di
    > default e che dovrebbe essere fatta benissimo.

    Questo probabilmente e' perche' youtube e' troppo complesso e potrebbe confondere l'utente apple con tutti quei tasti: play, regolazione volume...
    Anonimo
    krane
    22544
  • C'è la versione web, che comunque certi video non te li fa vedere per oscuri motivi.
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: ruppolo
    > Per gli smartphone le app sono ideali, quindi
    > resteranno sia quelle che i siti web classici,
    > per il
    > momento.

    I numeri hanno appena dimostrato il contrario, a meno che ad usare i dispositivi mobili non sia un'infima minoranza di quelli che vanno online.
    Funz
    12995
  • mah ! io continuo a chiedermi come si possa "usare" un aggeggio senza tasti ne' tastiera e pretendere di scriverci e quant'altro come fosse un pc.

    senza contare che costano piu' di un buon laptop medio, se lo perdi poi 5-600 euro buttati nel cesso oltre a tutti i dati personali.
  • Sono d'accordo.

    Ma ti faccio una domanda: se la pensi così... perchè ti sei messo a sviluppare per tali dispositivi?
    non+autenticato
  • per il semplice motivo che dalla maggior parte dei reports e dei feedbacks ricevuti da amici e colleghi che lavorano nel settore mobile su app store c'e' ancora modo di monetizzare le apps mentre su android siamo quasi a zero.

    a me non frega granche' nel momento che le mie apps sono poco piu' che slideshow in HTML5, ma sviluppare per android sembra essere praticamente tempo perso nonostante il porting sia facile da fare.
  • - Scritto da: Pepito il breve
    > per il semplice motivo che dalla maggior parte
    > dei reports e dei feedbacks ricevuti da amici e
    > colleghi che lavorano nel settore mobile su app
    > store c'e' ancora modo di monetizzare le apps

    In altre parole: scrivi app di merda, sapendo che sono di merda, perchè tanto su ios trovi i cretini che ti pagano

    > mentre su android siamo quasi a
    > zero.

    Lo scopo è proprio arrivare a zero. Vogliamo sistemi aperti e liberi, non sistemi che permettano a gente come te di estorcere soldi.



    >
    > a me non frega granche' nel momento che le mie
    > apps sono poco piu' che slideshow in HTML5

    Come dicevo sopra: scrivi delle app di merda, sapendo perfettamente che lo sono.

    , ma
    > sviluppare per android sembra essere praticamente
    > tempo perso nonostante il porting sia facile da
    > fare.

    Per te, sviluppare è tempo perso. Indipendentemente dalla piattaforma. Tu non miri a fare un buon programma, miri solo ai soldi.

    Fà un favore al mondo... e non sviluppare proprio. Per nessuna piattaforma.
    non+autenticato
  • no, i clienti IOS hanno soldi da spendere e sanno apprezzare il lavoro altrui, questa e' la enorme differenza.

    android puo' avere anche miliardi di utenti, ma se nessuno di essi e' disposto a pagare mezzo euro per una app di fatto NON e' un marketplace a meno che fai apps solo a scopo promozionale o ne fai a centinaia tutte simili nella vana speranza di monetizzarle con la pubblicita'.

    where is the money ? al momento su IOS, non su Android.

    se vuoi tutto gratis basta che ti installa Linux e ti compri un android, dov'e' il problema ?
  • - Scritto da: Pepito il breve
    > no, i clienti IOS hanno soldi da spendere

    Più che altro, hanno soldi da buttare, visto che pagano per cose che sugli altri sistemi sono disponibili identiche gratuitamente.

    > e sanno
    > apprezzare il lavoro altrui,

    Non lo sanno apprezzare. Altrimenti, sceglierebbero i programmi fatti bene, non i programmi che sono poco più che slideshow.

    Hai detto di essere un programmatore. Bene, allora ti chiedo: un utente che è disposto a pagare per programmi come iTorch, è o non è un caprone? Un utente che non sa distinguere un programma sofisticato da un programmino di due righe che si limita ad accendere tutti i pixel dello schermo, non è uno che apprezza il lavoro. È un incompetente.



    > android puo' avere anche miliardi di utenti, ma
    > se nessuno di essi e' disposto a pagare mezzo
    > euro per una app di fatto NON e' un marketplace

    Infatti non lo è. E non lo è perchè noi utenti non vogliamo un marketplace. Per questo ci sono miliardi di utenti.

    Non ci interessa il marketplace. Perchè ti comporti come se ci interessasse?

    Tu dici "se fate così, lo perderete"; ma noi vogliamo perderlo.

    Se qualcuno ti dicesse "guarda che, se non fai qualcosa, il venditore ambulante che passa a suonarti il campanello alle sette ogni domenica mattina non verrà più", tu dirai "meno male! Era ora che quel rompiscatole se ne andasse"


    > meno che fai apps solo a scopo promozionale o ne
    > fai a centinaia tutte simili nella vana speranza
    > di monetizzarle con la
    > pubblicita'.

    Hai considerato l'ipotesi di non farle proprio? Stai parlando non di app, ma di in-utility.

    >
    > where is the money ? al momento su IOS, non su
    > Android.
    >
    > se vuoi tutto gratis basta che ti installa Linux
    > e ti compri un android, dov'e' il problema
    > ?

    Infatti ti sto scrivendo da un computer con linux.
    non+autenticato
  • Open win, closed lose.

    Una legge universale.
    non+autenticato
  • Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
    - Scritto da: Free Internet
    > Open win, closed lose.
    >
    > Una legge universale.

    2 errori grammaticali in 4 parole, mica male
    non+autenticato
  • sara' un altro dei tanti laureati 110 con lode, andiamo bbbene !!
  • Sempre a criticare... Ci fai vedere il tuo sito ?
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Free Internet
    > Open win, closed lose.
    >
    > Una legge universale.

    anche il tuo inglese non e' male.
  • La stragrande maggioranza di app dell'apple store altro non sono che siti web ridisegnati escludendo flash!
    Un'assurdità ma che viene comoda per sparare numeri stellari di applicazioni, come se ogni pagina web divenisse un'applicazine e per controllare la libertà dell'utente, facendogli magari pagare, quello che altrove è gratis!
    Accomodatevi pure assieme ai genialoidi di Wired... Io il mio cervello lo uso ancora!
  • se e' per questo l'assurdita' e' in primis quella di comprarsi cellulari da 5-600 euro per mandare quattro emails, leggere un RSS, e giocare a Angry Birds...
  • Come se si facesse solo questo.....A bocca aperta
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Sgabbio
    > Come se si facesse solo questo.....A bocca aperta

    Beh penso che il 99% degli acquirenti di tali smartphone evoluti in realtà facciano anche di meno!
  • Che generazione.....

    Dipende da quello che si fa.
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Pepito il breve
    > se e' per questo l'assurdita' e' in primis quella
    > di comprarsi cellulari da 5-600 euro per mandare
    > quattro emails, leggere un RSS, e giocare a Angry
    > Birds...

    Quoto al 100%!
  • Diamco che certi servizi web usano la app per ios e affini per una comodità più che altro, rispetto della controparte web che per smartphone può rognorare non poco.
    Sgabbio
    26178
  • molto meglio le apps che smanettare su una pagina web spesso sgangherata e disegnata per risoluzioni min. 1024x768 ...

    poi aggiungi il fattore branding e molto altro.
  • Dipende comunque per cosa la fai la app.

    Alcuni servizi fanno anche la versione mobile per safari per ios, ma spesso fanno robe BUGGATISSIME.....

    Poi non è che le app siano sempre fatte cose si deve, invece di dare cose in più le levano... te ne potrei citare una.
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Enjoy with Us
    > La stragrande maggioranza di app dell'apple store
    > altro non sono che siti web ridisegnati
    > escludendo
    > flash!

    E tu che ne sai, che non hai nessun apparecchio mobile?

    > Un'assurdità ma che viene comoda per sparare
    > numeri stellari di applicazioni, come se ogni
    > pagina web divenisse un'applicazine e per
    > controllare la libertà dell'utente, facendogli
    > magari pagare, quello che altrove è
    > gratis!
    > Accomodatevi pure assieme ai genialoidi di
    > Wired... Io il mio cervello lo uso
    > ancora!

    Lo usi per cosa? Per sparare cazzate su cose che non conosci?
    ruppolo
    33147
  • trovo pietoso che si citi Wired come una testata "autorevole", non lo e' e non lo e' mai stata, e' solo la versione IT/ICT di Vanity Fair o Donna Moderna.

    il problema delle app e' la sovrapproduzione, la qualita' scadente, e la pirateria rampante perfino per apps che costano mezzo euro.

    per chi crea le app invece il problema e' solo economico : l'80% delle appps per app store ad esempio non va oltre i 100 downloads nella sua emivita, il che non e' sostenibile economicamente a meno di produrne a decine o centinaia con lo stampino come gia' fanno in molti per roba di RSS, wallpapers, etc

    e per chi crede di monetizzare con gli iAds faccio notare che al momento pagano circa la bellezza di 1 centesimo per click !!

    ah e l'ultima ricerca che ho letto in merito sostiene che su Android il 97% degli utenti NON compra apps di alcun tipo.

    mantellini, si legga qualche report finanziario in merito anziche' perdere tempo con Wired.
  • e non mi si risponda di scrivere IO un articolo in merito .. lo farei ma dovrei perdere ore di ricerca per citare le fonti e amalgamare i dati e visto che oggi tutti vogliono leggere gratis non ho ancora trovato il modo di farmi pagare che so 50 o 100 euro ad articolo che sarebbe il prezzo appena decente per una giornata di lavoro e ricerca seria, non lo fanno piu' neppure i giornali come corriere e repubblica, so di gente che prende 30 euro per articoli su corriere.it ad esempio ed assunto con contratti da fame.
  • Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere

    Radotto: Non rispondo perchè non ho argomenti !
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Pepito il breve
    > trovo pietoso che si citi Wired come una testata
    > "autorevole", non lo e' e non lo e' mai stata, e'
    > solo la versione IT/ICT di Vanity Fair o Donna
    > Moderna.

    Il tuo è solo vaporware(1)


















    (1) vediamo se la capisci...


    >
    > il problema delle app e' la sovrapproduzione, la
    > qualita' scadente, e la pirateria rampante
    > perfino per apps che costano mezzo
    > euro.
    >
    > per chi crea le app invece il problema e' solo
    > economico : l'80% delle appps per app store ad
    > esempio non va oltre i 100 downloads nella sua
    > emivita, il che non e' sostenibile economicamente
    > a meno di produrne a decine o centinaia con lo
    > stampino come gia' fanno in molti per roba di
    > RSS, wallpapers,
    > etc
    >
    > e per chi crede di monetizzare con gli iAds
    > faccio notare che al momento pagano circa la
    > bellezza di 1 centesimo per click
    > !!
    >
    > ah e l'ultima ricerca che ho letto in merito
    > sostiene che su Android il 97% degli utenti NON
    > compra apps di alcun
    > tipo.
    >
    > mantellini, si legga qualche report finanziario
    > in merito anziche' perdere tempo con
    > Wired.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pepito il breve
    > trovo pietoso che si citi Wired come una testata
    > "autorevole", non lo e' e non lo e' mai stata, e'
    > solo la versione IT/ICT di Vanity Fair o Donna
    > Moderna.

    Una testata non autorevole che ne cita una altrettanto, non vedo il problema.
    Wolf01
    3342
  • - Scritto da: Pepito il breve

    >
    > il problema delle app e' la sovrapproduzione, la
    > qualita' scadente, e la pirateria rampante
    > perfino per apps che costano mezzo
    > euro.
    >

    blablablabla falsi luoghi comuni...
    Sgabbio
    26178
  • non direi .. giusto ieri ho visto un bel torrent da 32GB su piratebay di apps piratate per iPhone da usare con jailbreak, dicesi trentadue GB...
  • - Scritto da: Pepito il breve
    > non direi .. giusto ieri ho visto un bel torrent
    > da 32GB su piratebay di apps piratate per iPhone
    > da usare con jailbreak, dicesi trentadue
    > GB...

    Ehi! Ma come ! Un pirate haters come te che va in un sito VIETATO, BLOCCATO IN ITALIA COME THE PIRATE BAY?!?!

    La coerenza... gradirei poi un link e uno screenshot grazie.

    Poi comunque anche se ci sono le app piratate non vuol dire nulla anche perchè il jailbreak viene usato per ben altri scopi.
    Sgabbio
    26178
  • non vivo in italia, per fortuna.
  • Ma non eri tra quelli contenti dell'oscuramento per l'italia di the pirate bay???

    Ma poi scusa, io aspetto ancore il link e lo screenshot.
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Pepito il breve
    > non vivo in italia, per fortuna.

    Per fortuna nostra.

    PS: per favore, nel posto dove vivi, non dire di essere italiano. Non vorrei che qualcuno potesse pensare che gli italiani sono come te.
    non+autenticato
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