Cristina Sciannamblo

Cellulari e tumori, la ricerca al vaglio

Un gruppo formato da scienziati europei e statunitensi ha realizzato una panoramica sugli studi legati ai danni biologici provocati dall'uso del telefonino. Nessuna evidenza scientifica attesta la correlazione. Ma la risposta non Ŕ definitiva

Roma - Non è possibile affermare una correlazione chiara tra disfunzioni biologiche e uso del cellulare: è quanto ha concluso un gruppo di studio composto da ricercatori statunitensi, britannici e svedesi. Le prove, questa volta, provengono non da un nuovo studio epidemiologico o indagine clinica, bensì da una ricognizione della letteratura scientifica in materia.

I ricercatori hanno posto sotto la lente di ingrandimento gli studi pubblicati concernenti i presunti danni che le apparecchiature elettromagnetiche causerebbero alla salute umana.

Le conclusioni, tuttavia, non sono così nette. Gli studiosi, infatti, ammettono che fornire prove empiriche dell'assenza di correlazione è un'operazione più difficile che trovarne una, motivo per il quale si presume che una risposta più chiara possa arrivare nei prossimi anni.
Anthony Swerdlow, dell'Istituto britannico per la ricerca sul cancro e capo del team di studio, insieme ai colleghi statunitensi e svedesi ha sostanzialmente confermato il giudizio dell'Organizzazione Mondiale della sanità (OMS), che di recente ha inserito i campi nei quali agiscono le radiazioni elettromagnetiche all'interno del "Gruppo 2B" ossia "potenzialmente cancerogene per gli individui". Risultati che hanno invitato alla prudenza dal momento che l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha rivalutato criticamente l'evidenza, definita "limitata" agli utenti di telefoni wireless per quanto concerne il glioma e il neuroma acustico.

Tra le pubblicazioni scientifiche vagliate, è stato preso in considerazione lo studio più ampio realizzato fino a ora, focalizzato su 13mila utilizzatori di telefono cellulare su un periodo di 10 anni. Come rilevato anche da altre parti, anche il gruppo di analisi guidato da Swerdlow ha sottolineato alcune incongruenze metodologiche come, ad esempio, la presenza di interviste nelle quali si chiedeva ai candidati di ricordare l'uso del cellulare avvenuto diversi anni prima.

"Sebbene sussistano molte incertezze, il trend rilevato in aumento si pone in contrasto con l'ipotesi secondo la quale l'utilizzo di telefoni mobili possa essere causa di tumori al cervello negli individui adulti", rilevano i ricercatori. Inoltre, si sostiene che gli studi condotti in tutto il mondo 20 anni dopo l'avvento del telefonino e nei dieci anni successivi alla sua diffusione non hanno segnalato un incremento nei tumori al cervello.

La conclusione indubitabile al momento, come del resto già riscontrato, è l'evidente difficoltà di preocedere all'interno di tale campo di ricerca così come ha spiegato David Spiegelhalter, docente presso la University of Cambridge.

Cristina Sciannamblo
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4 Commenti alla Notizia Cellulari e tumori, la ricerca al vaglio
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  • vedendo il quoziente intellettivo medio di chi sta piu' di un ora al cellulare al giorno...fusse che fusse la volta buona ma fulminanti se no non vale
    non+autenticato
  • La gente seria parte da fenomeni riscontrabili e poi li misura quindi stabilisce un fenomeno e la sua misura (e magari trova sotto-fenomeni che non si notavano)
    Questi invece partono da un'idea e ne cercano le prove e se non trovano riscontri dicono che il fenomeno non è abbastanza dimostrato, formula che vuol dire "dateci soldi per continuare a controllare"
    Una volta passi, ma in teoria prima di mettere una tecnologia sul mercato fai le prove del caso e a condizioni eccessive, se poi fai studi e contro studi che non rivelano fenomeni che si notano allora vuol dire che codesti esperti ci marciano e lasciando la forma dubbiosa, sperano di avere un altro "appalto".
    Tra l'altro sarebbe anche abbastanza facile da studiare in maniera diffusa, poiché basterebbe controllare chi spende una fortuna in telefonate (dati che gli operatori hanno facilmente) e se manco così vi è un qualche fenomeno collegabile ad un gruppo vasto che abusa del mezzo, allora vuol dire che non esiste o che è ininfluente.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Surak 2.0
    > La gente seria parte da fenomeni riscontrabili e
    > poi li misura quindi stabilisce un fenomeno e la
    > sua misura (e magari trova sotto-fenomeni che non
    > si
    > notavano)

    basta vedere le discussioni, oramai quella delle cattive onde e.m. è diventata una pseudoreligione, come il signoraggio o le scie chimiche, capace di negare qualsiasi evidenza sperimentale.

    > Questi invece partono da un'idea e ne cercano le
    > prove e se non trovano riscontri dicono che il
    > fenomeno non è abbastanza dimostrato,
    > formula che vuol dire "dateci soldi per
    > continuare a
    > controllare"

    il fatto è che la gente è molto ignorante rispetto alla scienza e, per sfortuna, si è diffuso il modo di pensare: tecnologia = inquinamento = male.
  • > o le scie
    > chimiche, capace di negare qualsiasi evidenza
    > sperimentale.

    le scie chimiche non sono una religione, sono un hobby!
    trollare i loro forum è stato un gran divertimento in gioventù.

    Si sentono tutti GalileoA bocca aperta