Alfonso Maruccia

Prove di cyberwar tra le due Coree

McAfee evidenzia come i recenti attacchi ai siti istituzionali sudcoreani vadano attribuiti a un'iniziativa di cyber-warfare nordcoreano

Roma - I siti istituzionali sudcoreani sono (stati) sotto attacco, ma la colpa non è degli hacktivisti di Anonymous o LulzSec: secondo un rapporto stilato da McAfee, le infrastrutture telematiche della Corea del Sud sarebbero cadute vittima di un tentativo di cyber-warfare che porta la firma della Corea del Nord, una "cyber-esercitazione" tesa a saggiare le conseguenze di un conflitto che travalica il 38º parallelo e invade il network telematico mondiale.

Siti sudcoreani di primo piano quali quelli dell'ufficio presidenziale e dell'agenzia di intelligence hanno recentemente subito un attacco di tipo DDoS che ha provocato il lancio di un allarme da cyber-assalto di gravità assoluta - il terzo mai emesso dalle autorità di Seul.

McAfee sostiene che l'origine di questi attacchi vada ricercata nell'azione di botnet composte da PC sudcoreani infetti, gestita da ignoti per mezzo di server di comando&controllo esterni. La security enterprise statunitense descrive gli attacchi come "missioni di ricognizione telematica per testare l'impatto che le cyber-armi potrebbero avere in tempi di guerra".
Dietro l'attacco alle istituzioni sudcoreane ci sarebbe insomma la Corea del Nord, anche se McAfee non è in grado di stabilire se a condurlo in porto sia stata una forza "terza" assoldata dal regime di Pyongyang o agenti interni.

Alfonso Maruccia
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