Cristina Sciannamblo

USA, tra moglie e marito si può mettere il GPS

La moglie traccia marito. Questi la denuncia per invasione della privacy e stress emotivo. La Corte dà ragione alla donna. Ma il nodo della riservatezza rimane da sciogliere

Roma - La moglie deve rientrare dall'ufficio per cena ed è inaspettatamente in ritardo. Il marito ha una nuova amica con la quale sembra esserci molta confidenza, atteggiamento alquanto sospetto. D'ora in poi, il coniuge insospettito che vorrà tracciare via GPS i movimenti del proprio marito o della propria moglie sarà libero di farlo secondo il giudizio emesso da una corte del New Jersey.

La sentenza prende spunto da un caso risalente al 2007, quando una donna ha assunto un investigatore privato per scoprire se il marito fosse alle prese con una "scappatella". Dopo che Kenneth Villanova, sceriffo della contea di Gloucester e bersaglio delle indagini, ha mostrato un certo talento nello sfuggire ai pedinamenti, Richard Leonard, l'investigatore, ha consigliato alla donna di installare un dispositivo di tracciamento satellitare nella macchina del proprio compagno. Nel corso di due settimane, il GPS ha rivelato la presenza di una donna diversa dalla signora Villanova.

Dopo aver scoperto di essere sotto controllo, Kenneth Villanova ha denunciato la propria moglie per invasione della privacy e stress emotivo. Dopo aver esaminato il caso, i giudici sono giunti alla conclusione secondo la quale le istanze avanzate dagli avvocati dell'uomo risultano irrilevanti dal momento che il dispositivo GPS ha tracciato i movimenti compiuti in luoghi aperti e strade pubbliche. "Non c'è nessuna prova - sostiene la corte - che nei 40 giorni in cui il GPS è rimasto attivo dentro il vano portaoggetti siano stati monitorati movimenti compiuti in luoghi appartati".
Alcuni osservatori sottolineano come il tracciamento a mezzo GPS sia uno degli aspetti della tecnologia che più si scontra con il diritto alla privacy: il caso in questione dimostrerebbe come non vi sia diritto alla riservatezza se ci si trova in un luogo pubblico, anche se i dispositivi GPS assicurano un monitoraggio che sarebbe impraticabile per qualsiasi individuo.

L'argomento principale addotto dai difensori della privacy, infatti, avanza un'ipotesi di violazione del Quarto Emendamento, che avrebbe il compito di proteggere i cittadini da operazioni di controllo prive di mandato. Secondo i difensori dei diritti civili, infatti, la mancata autorizzazione al tracciamento a mezzo GPS infrange il principio espresso dal Quarto Emendamento dal momento che "la sequenza dei movimenti di una persona potrebbe rivelare di più che semplici spostamenti fisici".

Cristina Sciannamblo
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