Cristina Sciannamblo

Google, il mistero del libro sulle cerchie

BigG ha deciso di vietare la pubblicazione di un libro sul suo nuovo servizio social, scritto da un ex dipendente ora in forza a Facebook. Nessuna spiegazione fornita. Qualcuno ipotizza che si tratti di uno sgarbo verso la concorrenza

Roma - A sentire le testimonianze degli abitanti del Googleplex, pare che il quartier generale di Mountain View risulti essere il luogo ideale nel quale lavorare. Tuttavia, l'opinione non sembra essere la stessa per tutti. Almeno per quanto concerne Paul Adams, ex Googler ora in forza a Facebook, il quale si è visto bloccare la pubblicazione del suo libro riguardante la gestazione di Emerald Sea, nome in codice con il quale l'azienda indicava il progetto di Google+.

Come spiega lo stesso Adams, Social Circles, in ritardo nell'uscita e successivamente ritirato da Amazon, è stato scritto in collaborazione con Mountain View per poi avere, in fase di conclusione, il permesso per la pubblicazione da parte della stessa azienda. In un primo momento, il lancio del libro era stato congelato dopo la fuoriuscita di alcune indiscrezioni in merito all'imminente presentazione del nuovo servizio social di Mountain View, Google+ appunto. Una decisione più che comprensibile, secondo lo stesso Adams, assunta per tutelare il prodotto dalle speculazioni. I problemi sono cominciati quando Google ha scelto di vietare la pubblicazione anche dopo l'esordio di Google+.

Adams sostiene di non comprendere le motivazione di tale posizione, dal momento che il libro non sembra contenere informazioni sull'azienda, bensì soltanto ricerche condotte da terzi, sopratutto università, informazioni alla portata di chiunque svolga studi per conto di Mountain View. A peggiorare l'irritazione di Adams vi è stato l'atteggiamento indolente di BigG, che pare non voler rispondere alle email inviate dal suo ex dipendente.
TechCrunch prova a fornire una spiegazione sul caso, ricollegando il veto sulla pubblicazione del libro al difficile rapporto che intercorre tra Google e Facebook. La decisione di mettere i bastoni tra le ruote a colui che ora è un dipendente di Zuckerberg, dunque, diventerebbe una sorta di ripicca da parte di Mountain View nei confronti del rivale.

Qualunque sia il motivo, Paul Adams dice di aver superato "l'esperienza frustrante" e di aver pubblicato un nuovo libro.

Cristina Sciannamblo
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