Mauro Vecchio

ACS:Law, ritorno con lo scam?

Nuove minacciose missive inviate ad un gruppo di netizen greci. Che dovrebbero pagare circa 1800 euro alla famigerata società legale. Crossley nega tutto: si tratterebbe solo di uno schema di scam. L'accusa non è convinta

Roma - Nuove minacciose missive elettroniche, inviate ad un gruppo di utenti greci dai vertici della famigerata società legale ACS:Law. Il timore ha subito serpeggiato in Rete, sul possibile ritorno delle ben note attività estorsive dell'avvocato Andrew Crossley. Ai netizen in terra greca sono infatti pervenute alcune notifiche di avvenuta violazione del Copyrights, Design and Patents Act britannico.

Lo schema è in effetti quello classico adottato in passato da ACS:Law, ad imporre il pagamento di circa 1600 sterline - poco più di 1800 euro - per evitare guai più grossi in un'aula di tribunale. Ma ci ha pensato lo stesso Crossley a smentire tutto: la società legale (nel frattempo finita in bancarotta) non sarebbe assolutamente responsabile delle missive inviate ai condivisori greci.

Si tratterebbe - almeno secondo l'avvocato britannico - di un pericoloso schema di scam, che fornirebbe agli utenti degli indirizzi (fisico ed elettronico) totalmente errati. Lo stesso detentore dei diritti citato - DigiProtect Ltd - non sarebbe stato mai sentito da Crossley. Le dichiarazioni dell'avvocato non hanno del tutto convinto l'accusa, che ora cercherà di capire se e come ACS:Law sia tornata alla vita. (M.V.)
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