Claudio Tamburrino

3D, occhio ai danni

Uno studio supportato da Samsung conferma i rischi di un'elevata esposizione agli schermi tridimensionali

Roma - Gli schermi 3D stancano gli occhi. Questo il risultato di uno studio condotto dall'Università della California, Berkeley, finanziato in parte dall'ala ricerca di Samsung e pubblicato dalla rivista scientifica Journal of Vision

Lo studio è stato effettuato su 24 persone a cui è stato chiesto di guardare video su schermi (da salotto o di dispositivi mobile) sia 3D che 2D a diverse distanze e poi di rispondere ad un questionario sull'affaticamento degli occhi e conseguente alla postura assunta.

I soggetti quando venivano sottoposti a schermi 3D riferivano maggiore stress e stanchezza degli occhi, nonché un successivo indebolimento della vista, rispetto a quando erano posti davanti a normali schermi 2D.
Secondo i ricercatori non si tratta solo di difficoltà dovuta alla profondità ottenuta dall'immagine, ma anche alla distanza ravvicinata a cui si utilizzato tali tipi di schermi e dalla distanza percepita delle immagini riprodotte, che varia nei video 3D.

"Quando si guardano schermi 3D stereo, l'occhio deve concentrarsi sulla distanza dallo schermo che è da dove viene la luce, ma anche sulla distanza del contenuto proiettato, che può essere davanti o in profondità rispetto allo schermo stesso", ha spiegato il professor Marin Banks.

Una seconda parte dello studio ha inoltre rilevato che i maggiori problemi sono dati dai video 3D che danno profondità all'immagine, piuttosto che quelli in cui gli oggetti saltano fuori dallo schermo. Viceversa, ai cinema, risulta che ad affaticare di più lo spettatore siano i video da cui le immagini sembrano emergere.

Claudio Tamburrino
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