Gabriele Niola

WebTheatre/ In fuga dal tugurio

di G. Niola - Una situazione misteriosa, un computer connesso, l'aiuto della platea. Il mito del racconto interattivo attecchisce anche negli States. Ma resta una chimera

Roma - Una ragazza si risveglia intrappolata in una stanza. Tutto intorno è chiuso e non riesce ad uscire, l'unico mezzo per comunicare con l'esterno è un portatile connesso ad Internet (un portatile Toshiba, la marca che sponsorizza la serie. Ah! Il senso degli affari statunitense...). L'aria e il clima sono decisamente minacciosi, così come il mistero intorno alla sua deportazione è fitto.
Per uscire l'unico modo sembra chiedere aiuto tramite YouTube e Facebook.
Inside è una webserie che si svolge tra episodi narrativi e videoconfessioni della protagonista su due canali (uno ufficiale con gli episodi della serie e uno personale aggiornato ogni giorno con miniconfessioni) e che vive anche fuori dal video, sulle pagine Facebook della serie e della protagonista, sulle quali lei stessa mantiene la finzione interagendo con il pubblico chiamato a suggerirle come scappare.

Inside


Se non vi suona nuovo non stupitevi. C'è semmai da chiedersi quanto di tutto ciò sia frutto della partecipazione di L'altra - Martina Dego al Los Angeles Webseries Festival (e quindi alla possibilità che abbia girato in terra americana) è quanto invece frutto del comune e separato approdo dei team creativi delle due serie ad un'idea ottimale per lo sfruttamento online su più piattaforme sociali (una persona in difficoltà che comunica con l'esterno tramite computer).
Fatto sta che Inside, diretto da DJ Caruso (non proprio il primo che capita), sembra una replica all'americana della serie per Facebook di Riccardo Milanesi che a Natale di quest'anno aveva mobilitato un buon numero di utenti facendo parlare di sé come di uno dei migliori esperimenti di narrazione sociale. Anche in quel caso c'era una ragazza bloccata in un ambiente chiuso (la biblioteca del liceo durante le vacanze di Natale) che poteva comunicare con l'esterno solo con un computer connesso alla rete, e anche in quel caso la serie si svolgeva tanto nei video quanto fuori da essi, su Facebook interagendo con il pubblico.
A questo paradigma DJ Caruso sembra aggiungere solo un po' più di lonelygirl15, cioè un po' più di videoconfessione e di spontaneità (forse l'unico vero difetto di L'altra).
Si tratta di un modello, questo della "serie partecipata" in cui il pubblico dialoga con i protagonisti, che piace molto ai produttori (che così possono misurare anche il tasso di coinvolgimento del pubblico) e che sfrutta molto bene un concetto più allargato di narrazione. Inside al pari di L'altra è una serie che racconta una storia con il video tanto quanto con le parole, su YouTube e su Facebook. ╚ una fruizione non lineare, non ordinaria e soprattutto non semplice da seguire in maniera disimpegnata, perché è facile perdersi un pezzo mentre è difficile godere delle svolte o dei colpi di scena in tempo reale, visto che alle volte avvengono al 100esimo commento.

Inside poi ha un'ambizione un po' più rétro e più grande rispetto all'equivalente italiano, cioè coinvolgere effettivamente il pubblico nella scrittura del finale (in L'altra era capitato malgrado le intenzioni degli autori come incidente di percorso). Perché delle tante proposte che gli spettatori fanno alla protagonista per la sua fuga, una sarà effettivamente adottata dai creatori e anche il suo proponente verrà compreso nella storia.
Il mito del "racconto interattivo" viene dunque nuovamente riproposto e nuovamente si rivela fittizio. ╚ una chimera con molto poco senso (perché l'interazione dovrebbe portare ad un racconto migliore?) che gira da quando c'è internet e che non ha mai prodotto nulla di veramente interessante, eccezion fatta per qualche irreplicabile caso isolato. E Inside, come L'altra, di certo non entreranno in questa casistica. Parlare con una persona che online si finge la protagonista non è interazione o partecipazione, come non lo è proporre un finale (comunque vagliato, riscritto e personalizzato dagli autori) che è stato proposto dagli spettatori. Quello che questo tipo di web serie costituiscono semmai è un diverso livello il racconto di una storia, l'affiancamento di forme diverse: il video accanto alla parola, la scrittura con il montaggio.

INSIDE - DAY 1


INSIDE - Casting Call with director DJ Caruso


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4 Commenti alla Notizia WebTheatre/ In fuga dal tugurio
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    jaro
    321
  • L'interazione nello spettacolo non è nulla di nuovo. Esiste da tempo nel varietà, e non è "interazione" quella tra cast e spettatori durante le rappresentazioni live del Rocky Horror? Si fa persino guardando il DVD, non ci si aspetta di cambiare il finale, semplicemente è un divertimento. Come anche guardare il film trash staccando l'audio e facendo Mystery Science Theatre 3000 in sala.

    Che brutta cosa essere un pesce.
    non+autenticato
  • - Scritto da: MegaJock
    > L'interazione nello spettacolo non è nulla di
    > nuovo. Esiste da tempo nel varietà, e non è
    > "interazione" quella tra cast e spettatori
    > durante le rappresentazioni live del Rocky
    > Horror? Si fa persino guardando il DVD, non ci si
    > aspetta di cambiare il finale, semplicemente è un
    > divertimento. Come anche guardare il film trash
    > staccando l'audio e facendo Mystery Science
    > Theatre 3000 in
    > sala.
    >

    Anche gli spettatori di Shakespeare al Globe interagivano rumorosamente con gli attori, ma credo che l'usanza risalga pure a prima di Sofocle... a quando è stato inventato il teatro alla luce del fuoco in qualche grottaSorride
    Funz
    13000
  • Quella non è interazione ma partecipare rumorosamente, vivere lo spettacolo in una maniera attiva. Interagire presuppone una risposta. Gli spettatori del Rocky horror, quelli delle tragedie greche o del teatro shakespeariano non avevano feedback dallo spettacolo.
    La forma di fruizione "silenziosa" è qualcosa di modernissimo, viene da teatro Wagneriano e benchè oggi sia la più comune (concerti rock a parte), una volta era inusuale.
    Per questo l'interattività dello spettatore che "partecipa alla definizione dei contenuti di ciò che guarda" è abbastanza fallimentare. La rete però permette anche un altro tipo di interazione, quella con i personaggi della storia narrata che, benchè non influisca sui contenuti, ne prolunga la fruizione.