Claudio Tamburrino

Facebook: la pistola fumante di Ceglia

I legali di Facebook dicono di aver trovato la prova inconfutabile, il contratto originale tra Ceglia e Zuckerberg che dimostrerebbe che quello sottoposto alla corte dall'accusa è in realtà un falso creato ad hoc

Roma - Si stringe la rete di Facebook intorno a Paul D. Ceglia, il newyorkese che ha insidia i gemelli Winklevoss come nemico numero uno del social network in blu e contro cui dice ora di avere la cosiddetta "pistola fumante".

Dopo aver avuto ragione sui gemelli di Harvard, che hanno alzato bandiera bianca rinunciando a ricorrere alla Corte Suprema, Facebook ha concentrato le sue forze legali sull'altra spina nel fianco conficcata nelle sue origini, Paul D. Ceglia, il newyorkese che accampa diritti sull'84 per cento del social network in base ad un contratto che avrebbe stipulato con Zuckerberg nel 2003 e che prevedeva la cessione del 50 per cento delle azioni (più bonus) di quello che allora era l'imminente progetto The Facebook.

Facebook ha sempre sostenuto, al contrario, che Ceglia altro non è che un esperto di frode che ha prodotto i documenti falsi portati in tribunale a sostegno della sua tesi.
Segnali che per Ceglia si mettesse male vi erano peraltro già stati: alla rinuncia dei Winklevoss occorre sommare l'abbandono della sua causa da parte della società internazionale legale DLA Piper, senza apparenti motivi.

Ora Facebook dice di avere dei documenti che dimostrano in modo inconfutabile la sua tesi e che descrivono quanto trovato sul computer di Ceglia.
Fra questi vi sarebbe il "contratto autentico" stipulato da Ceglia e Zuckerberg, che non contiene, a differenza di quello messo agli atti dal newyorkese, alcun riferimento ad eventuali investimenti su Facebook.

Di che si tratta di preciso, tuttavia, non è ancora dato sapere: i documenti rimangono tra quelli per cui - dice il social network - gli avvocati di Ceglia hanno chiesto la riservatezza.

Claudio Tamburrino
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4 Commenti alla Notizia Facebook: la pistola fumante di Ceglia
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  • Mi sono sempre chiesto, a parte la legge o le regole della borsa/economia etc...

    A voi sembra normale che io ed un amico facciamo una società e avviamo un progetto mettendo che so 10.000 euro a testa, poi lui sparisce e se ne va in Jamaica per 10 anni.

    Nel frattempo io dal quel mini sitarello tiro fuori un mega portale, lo miglioro, faccio soldi, assumo personale, compro ufficio, trovo investitori,   divento una multinazione, assumo migliaia di persone, faccio i miliardi.

    A questo punto bello bello torna il mio amico e mi chiede 20 miliardi... Solo io ci vedo qualcosa di strano?? Non dico che non gli spetti nulla, e nemmeno che gli devo solo i 10.000 euro che ci aveva messo, ma nemmeno il 50% di tutta la società.

    Se nel tempo ci son stati milionate da altri investitori con ricapitalizzazioni, quote societarie divise/vendute e ridivise, etc... non dovrebbe esserci un modo di calcolare e rivalutare quei 10.000 euro e dargli non so... 20-30 milioni?? (che mi sembra pure un bel guadagno senza aver fatto un c...o per anni).
    non+autenticato
  • assolutamente d'accordo
    sai com'è però; avrà iniziato pensando appunto di estorcere quei 20/30 mln ipotetici, poi si sarà detto "perchè non le quote maggioritarie?", così da poter diventare padrone di un colosso...
    ma ora mi viene in mente: mettiamo il caso che il giudice gli dia ragione e gli venga conferito l'84% della società.
    in questa maniera diventerebbe socio maggioritario, quindi quello che comanda.
    gli investitori sarebbero ancora contenti, oppure scapperebbero come topi?
  • Finché FB genera soldi, gli investitori rimangono. Penso abbiano abbastanza peli sullo stomaco per non farsi scrupoli etici... certo, bisogna appunto vedere se continuerà a generare profitti. Ma gli utenti abbandonerebbero la piattaforma solo per il cambio al vertice?
    non+autenticato
  • beh se fb è arrivato dov'è ora, lo si deve al fatto che alla guida c'è uno che ha avuto delle grandi intuizioni.
    se se ne va la mente principale, potrebbe scaturirsi una storia simile alla apple post jobs