Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Ancora Chaos

di M. Calamari - Chaos Communication Camp, edizione 2011. Tra tende e missili, battaglie campali e campeggianti famelici, si parla di hacking con uno sguardo rivolto verso i cieli

Cassandra Crossing/ Ancora ChaosIl giovane Jedi fa lampeggiare le luci di atterraggio: non lo avevo visto perché si era avvicinato silenziosamente con gli alettoni in posizione di attacco. Un saluto in nome della Forza e via, ma con la propulsione convenzionale perché dobbiamo prelevare un altro Cavaliere nelle vicinanze. Poi con un sorriso attiva l'iperguida e si parte per davvero.
Quest'anno Obi-Wan non ha potuto tornare sul pianeta Chaos perché trattenuto dalla sua Leia, ma ha provveduto, dietro richiesta, a fornire previsioni meteorologiche professionali: quelle di una settimana fa erano pessime ma avevano un vantaggio, erano assai migliori di quelle aggiornate che mi ha mandato ieri sera. In pratica qualunque brutto tempo è possibile, tranne la neve. Non so se vi ho detto che il Chaos Communication Camp è un campeggio...



Le stelle filano veloci dai finestrini del caccia stellare mentre l'imperturbabile pilota Jedi sopporta quattordici ore di guida, interrotte soltanto per i rifornimenti di spezia e di cristalli di dilitio.
L'oscuro fascino della ripetizione
Pensieri strani e cupi si presentano alla mente: è pur vero che, come dice V, "...tutti subiamo il fascino della ripetizione, la sicurezza del conosciuto" ma questa volta non funziona così.
La sorpresa e lo stupore della prima volta si sono mutate in attese ed aspettative per la seconda e se queste andassero deluse ed appannassero anche i ricordi precedenti? Che fosse meglio restare su Dagobah rivivendo piacevoli ed un po' nostalgici ricordi?

Big embassy, small embassy, smart embassy
Son contento di aver insistito col Reuccio Azzurro perché raddoppiassimo la dimensione dell'Ambasciata, le previsioni del tempo sono pessime e 90 metri quadri, tra party e possibili inondazioni come quella del 2007, non andranno certo sprecati. Poi, e non è un luogo comune, l'ingegno italiano troverà certo il modo di farne un polo di attrazione, e quest'anno non solo per il party finale.
Del resto si tratta di partecipare in forze ad una manifestazione ormai enorme come questa ripresa dall'alto può confermare.



L'attrezzatura è buona: grazie al Joker abbiamo delle bellissime e coloratissime magliette, ed il tricolore che sventola (anche se rasoterra in attesa che il vento cali e ne permetta una migliore esposizione) fornisce sia un'identità che la continuità con il 2007. Manca un po' la parte di comunicazione, non abbiamo cartelli che parlino dei progetti dei componenti l'Ambasciata, che sono veramente di livello internazionale. Quattro anni paiono aver fatto un gran bene a molti, anche ad alcuni che hanno distolto un po' di tempo dalla loro azienda per dedicarlo nuovamente a tutti.

Keynote
Una nota alta e forte apre le danze al Chaos Communication Camp, il keynote speech, che inizia nel più classico dei modi con il sindaco di Finowfurt che mette in croce quattro parole in inglese, esplode letteralmente con la presentazione del programma spaziale hacker dei prossimi 23 anni, che coglie molti di sorpresa anche se nel programma erano previsti almeno una dozzina di speech su questo tema.
Applausi, ripetute ovation, ed un particolare tanto commovente da passare per costruito (e non lo era): quando lo speaker annuncia l'invio di un hacker sulla Luna per il 2034, un bimbo di nemmeno due anni arriva correndo e traballando lungo il corridoio, come se dicesse "Io, ci vado io!".

L'Incredibile Badge
Il Camp deve stupire, e quest'anno per me e molti altri la prima sorpresa è stata che oltre al braccialetto crimpato al polso il biglietto dava diritto ad un badge.
"Che c'è di strano - direte voi - in tutti i convegni danno un badge". Beh sì, in effetti è vero, ma solo al Camp il badge è un microcontrollore a forma di astronave con display grafico illuminato, chiamato per questa sua caratteristica R0ket.

badge


I curiosi trovano qui la descrizione fisica, elettronica, il manuale, l'ambiente di sviluppo ed il software. Dopo tutto in questo gioiellino con bootloader, chip crypto-programmabile e bus seriale di espansione si può già giocare a Space Invaders, chissà cosa riusciranno a combinare 3000 hacker in 5 giorni con 3000 di questi cosi. Ah, mi ero dimenticato di dire che il r0ket implementa una rete mesh P2P in banda WiFi, comunicando messaggi a tutti gli altri badge ma solo se firmati con le chiavi crittografiche.
Immediatamente lo sport del Camp è diventato la caccia alle chiavi crittografiche. C'è chi ha modificato un r0ket per farlo sembrare guasto, ed ha chiesto poi aiuto ai progettisti sperando di sniffare così la chiave... ma il tizio dopo un po' se l'è data. Sono pesi massimi dell'hacking a confronto.

La gente non ha capito (ed è meglio così)
Poesia pura in sintesi vocale dagli altoparlanti dell'Ambasciata. Mi meraviglia un po' che nessuno ci faccia caso, dopotutto qui è pieno di credenti ed atei di ogni tipo, forma e dimensione. Possibile che nessuno si scandalizzi? Nemmeno Benigni nella famosa scena di "Berlinguer, ti voglio bene", quella del bestemmione di 5 minuti senza mai prendere fiato, raggiunse questi livelli di perfezione tecnica.

Artusi, dove sei?
Il grande Artusi del 2007 non è potuto essere con noi quest'anno, ma per fortuna il Camp ispira i sentimenti più alti e tira fuori la parte migliore di tutti (beh, quasi tutti...): la brigata cuochi dell'Hacker Society, dopo un inizio incerto sta cominciando a macinare successi con cronometrica regolarità. Il risotto salsiccia e bonarda di oggi ha portato una ventata di poesia in un camping peraltro già piuttosto ventoso. Persino la versione "censurata" per vegetariani aveva qualcosa di buono da dire.

Bianconiglio oltre lo Specchio?
Finalmente al secondo giorno l'ambasciatore arriva: dovrebbe rimpiazzare il sostituto ambasciatore in tunica che era solamente un'imitazione. Ma c'è qualcosa di diverso, è come se l'Ambasciata quest'anno vivesse di vita propria, senza un titolare vero o proprio. Probabilmente è meglio così, saremo tutti ambasciatori.

Cielo di Ferro al CCC
Oggi mi sono dedicato alla visita agli hangar, perché in 4 anni aerei, elicotteri e parti di essi sembrano cambiati ed essere diventati assai di più. Improvvisamente un incubo si avventa verso di me: dallo spazio sono arrivati i nazisti e mi stanno per cannoneggiare. Poi metto a fuoco la cosa, e vedo che il grande disco volante con i cannoni è visibilmente un fake molto ben fatto, che sotto la finta lamiera chiodata rivela qua e là del normale polistirolo. Forse i produttori di Iron Sky erano qui nel 2007 ed hanno lasciato questo ricordo, o forse a questo oggetto si sono ispirati?

Prendere il rasoio dalla parte sbagliata
Coltan (una miscela formata da columbite e tantalite) e globalizzazione: che gli iCosi siano prodotti anche utilizzando una materia prima strategica estratta da minatori sfruttati per alcuni sembra essere il principale problema. Purtroppo anche il semplice rame è spesso estratto grazie allo sfruttamento, e forse qui sarebbe meglio discutere dei problemi che questi oggetti, come del resto quasi tutti gli smartphone, causano ai loro possessori (o posseduti?). Altrimenti si corre il rischio di afferrare il problema dalla parte sbagliata e di tagliarsi. Anzi, poiché qui molti imparano ad usare i saldatori per la prima volta, meglio citare quello che c'era scritto su una divertente maglietta "Se senti odore di pollo, lo stai tenendo dalla parte sbagliata".

Missili al Camp
No, no si tratta delle pur rispettabili batterie di missili terra aria che fanno mostra di sé accanto alla statua di Lenin, che sono dei fake "veri" probabilmente d'epoca, ma di tutt'altra cosa.
Parafrasando la situazione del romanzo poco noto di Jules Verne "I 500 milioni della Begum" la situazione creatasi potrebbe essere intitolata "France-Ville vs. Nutellastadt" (i cattivi però stavolta sono i primi).
Il caso, infatti, o forse una discreta dose di sadismo vendicativo da parte degli organizzatori, ha fatto allocare il tendone dell'Ambasciata Italiana all'estrema periferia del campo, in zona oltretutto a rischio inondazione. Il tocco finale è stato porre esattamente di fronte l'ambasciata francese, più piccola e sgrausa di quella italiana ma armata di un potente altoparlante a tromba puntato su di noi. Con quest'arma hanno tentato di farci pagare i livelli sonori raggiunti durante il primo party dell'Ambasciata Italiana, svolto all'insegna della musica techno e concluso in crescendo verso le cinque e mezzo della mattina.
Ma fosse solo questo! All'attacco propagandistico è seguito un attacco missilistico in piena regola.



Armati di curiosi missili-fionda di spugna lunghi una ventina di centimetri, un plotone di mangiarane ha attaccato proditoriamente la nostra Ambasciata.
La reazione è stata pronta, intensa e partecipata, ed il duello è durato quasi un'ora, con grande divertimento dei passanti.

Lo strano caso della lettera "F" rubata
Non Poe e neppure Conan Doyle hanno raccontato la storia del tasto rubato: il narratore è invece un amico, Settembre-san, che stava tranquillamente lavorando col suo portatile. Un artistico buco quasi al centro della tastiera, in corrispondenza della lettera F, lo obbligava di tanto in tanto a strani copia&incolla.
Richiesto del perché, mi ha raccontato di una dolce gattina che aveva iniziato a passeggiargli sulla tastiera. Preoccupato di quello che essa avrebbe potuto scrivergli in mezzo al codice si è affrettato a spostarla, gentilmente ma con decisione.
I gatti, si sa, sono bastian contrari e spesso non amano essere spostati: è stato così che la povera "F" è rimasta attaccata agli artigli di una delle zampette della dolce ma graffiante bestiola.

Più grande e più vuoto
Quest'anno al Camp ci sono molte più persone rispetto al 2007, ma il Camp è anche molto più grande, e per questo si vedono pochi a spasso per le piste di rullaggio. Ma basta questo a spiegarlo? Probabilmente no, il motivo deve essere principalmente che nei tendoni ci sono un sacco di occasioni di socializzare e bere una birra insieme, scambiandosi informazioni che solo qui si possono trovare e frequentando interessati workshop auto organizzati. Ah, che bello, molto più degli avvinazzati che vagavano a tutte le ore.

Vuoi essere un angelo?
Gli "Angeli" sono i volontari che si occupano di tutti gli aspetti della logistica del Camp, montarlo, tirare cablaggi e reti elettriche, mandare avanti tutta l'infrastruttura, dai telefoni ai (pochi) gabinetti.
Forse per il maggior numero di biglietti venduti quest'anno gli organizzatori si sono trovati con troppa gente e pochi Angeli, ed hanno fatto annunci continui per reclutare nuovi Angeli: in questo modo l'organizzazione si è un po' ripresa, e per chi si è offerto è stata anche l'occasione per fare due chiacchiere con calma con la gente di qui, specialmente con gli addetti alla sorveglianza ed agli ingressi, che per il ruolo che ricoprivano avevano una inquietante tendenza a comportarsi come Kapò.

Aqua Village 2.0
Con i giovani Jedi abbiamo montato la tenda come meglio non si poteva: posizione buona a fianco dell'Ambasciata e controventature rinforzate, visto che il vento ci aveva già spaccato un palo durante il montaggio. La seconda notte è stata tosta, e non solo per pioggia e vento: tra la mia testa e le casse acustiche da 200 watt dell'Ambasciata c'è meno di un metro. Campeggiare con le casse infilate nelle orecchie non è il massimo, ed il vento e l'acqua battente mettono un po' apprensione, anche se l'ingegneria della tenda è sorretta dalla Forza.

Dead just before arrival
Lancillotto e Ginevra non arrivano, e visto che ci eravamo giurati la reciproca partecipazione al Camp e che sono effettivamente partiti col loro camper partenopeo la situazione è preoccupante. Finalmente il secondo giorno giunge una notizia, buona ma non troppo: per fortuna stanno arrivando ma il loro fidato cavallo d'acciaio dopo tanta strada ha deciso di morire ad una manciata di chilometri da Finowfurt, lasciandoli non solo a piedi ma con il problema di smaltire la carcassa. Un annuncio alla radio del Camp la offre in vendita al migliore offerente, e per fortuna di avanza un indigeno con la passione delle riparazioni disperate. L'affare si concluderà?

Upgrade to Camp 2.0
Ebbene si, il terzo giorno ho ceduto, ma non da solo bensì insieme ad altri 3 Camp-eggiatori, sia d'annata che giovani. Non sono stati il freddo od il vento i principali motivi, quanto lo stato dei bagni del Camp, sottodimensionati rispetto all'aumentato numero di villeggianti. Incredibilmente nelle vicinanze dell'aeroporto c'erano ancora alberghi 3 stelle liberi, al modico prezzo di 46 euro per camera doppia, doccia e gabinetto a gogò. Così ora con questo upgrade ho sia l'albergo fuori che la casa vacanze dentro il Camp. Che lusso!
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